Lavoro

Da Mps a Bnl e Bper, bancari in agitazione tra fusioni, uscite ed esternalizzazioni

A Siena lavoratori in sciopero, mentre i sindacati contestano l’avvio della procedura di Bnl senza dettagli e numeri e Bper annuncia una staffetta generazionale con 1.700 eccedenze con il fondo di solidarietà

di Cristina Casadei

(Reuters)

5' di lettura

Da Mps a Bnl e Bper, i bancari sono in agitazione tra fusioni, uscite ed esternalizzazioni. Se in Bnl sono in corso presìdi da 4 mesi contro le esternalizzazioni e le chiusure o accorpamenti di filiali, in Mps i lavoratori incrociano per dire che non potranno essere i bancari a pagare il conto degli ultimi anni della storia della banca senese. «Lo sciopero non è un no a Unicredit né vuole rappresentare un muro nei confronti del Tesoro e del governo, per quello che stanno facendo. Sono convinto che il premier Draghi, il ministro Franco e il direttore generale del Tesoro Rivera troveranno, con Unicredit, le migliori soluzioni possibili, soluzioni che i sindacati valuteranno e contrasteranno se non saranno socialmente e politicamente sostenibili», afferma il segretario generale della Fabi Lando Sileoni nel giorno dello sciopero dei lavoratori di Mps.

Il senso della protesta

La protesta di oggi ha diversi obiettivi come «quello che lavoratori e sindacati siano coinvolti dal governo, e quello di dire, a chi prenderà Mps e al Tesoro che è arrivata l’ora che tutti i sacrifici fatti, professionali ed economici, siano ricompensati e che si torni finalmente alla normalità e alla stabilità», continua Sileoni. Nino Baseotto, segretario generale della Fisac Cgil, spiega che «è inaccettabile che il ministro dell’Economia che è l’azionista di maggioranza di Mps si ostini a non incontrare i lavoratori. È uno sciopero necessario perché sono in gioco migliaia di posti di lavoro e il futuro professionale di lavoratori che nessuna responsabilità hanno dei ripetuti errori delle gestioni succedutesi alla guida di Mps». Sulla stessa linea Riccardo Colombani della First Cisl: «Non abbiamo pregiudizi, ma vogliamo massime tutele verso i lavoratori». «Serve chiarezza, il ministro Franco convochi i sindacati», è la richiesta di Pierpaolo Bombardieri (Uil) e Fulvio Furlan (Uilca), mentre il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, si siederebbe a «un tavolo per discutere del progetto industriale di Mps». Se la Lega ribadisce il no alla svendita a UniCredit e a licenziamenti, Enrico Letta (Pd) è convinto che «la risposta del Governo arriverà a breve».

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La prospettiva di un eventuale accordo

In ogni caso secondo Sileoni «se si arriverà a un eventuale accordo fra governo e Unicredit, credo che dovremo considerare positivamente che un gruppo italiano, anche se con l’aiuto economico dello Stato, si faccia carico di una situazione complicata come quella di Mps che permetterà di gestire gli eventuali esuberi senza licenziamenti e di garantire gli stipendi a oltre 21.000 lavoratori e alle loro famiglie. I dipendenti di Mps hanno già contribuito, in termini economici, con centinaia di milioni di euro per tenere in piedi la banca, sia rinunciando a una parte del Tfr sia con le giornate di solidarietà».

Il dossier Monte dei Paschi «è complesso» ma la soluzione dell’aggregazione «è inevitabile», indicano a Radiocor fonti di Governo alla vigilia dello sciopero indetto dai sindacati della banca di Rocca Salimbeni che protestano per il mancato coinvolgimento nell’operazione di cessione a UniCredit e per il timore che lo spezzatino ipotizzato per la banca senese non dia adeguate garanzie ai lavoratori per un futuro dignitoso e sostenibile.

Sul tema è intervenuto anche il presidente di Confindustria Carlo Bonomi che ha spiegato di non volere entrare nel merito «nel dire se sia giusta o no l’aggregazione del Monte dei Paschi che credo sia ineludibile ma auspichiamo che nell’eventuale percorso di fusione ci sia spazio per una riflessione su un eventuale terzo polo». Le imprese «non possono essere bloccate da una polarizzazione in due gruppi e c’è spazio per un grande terzo polo», aggiunge Bonomi. Al mondo delle imprese non dispiace la prospettiva che restino «banche di territorio forti» in grado di «arricchire il rapporto» con le imprese di territorio.

La procedura di Bnl

In Bnl, l’amministratore delegato Elena Goitini dopo aver incontrato personalmente i sindacati per confermare la strategia che prevede l’esternalizzazione dei servizi It e l’accorpamento di filiali, ha inviato ai sindacati la lettera di avvio procedura. La strategia della banca guarda a crescita, sviluppo e trasformazione e rende necessari alcuni cambiamenti nell’attuale struttura, anche attraverso ingenti investimenti, pari a oltre 250 milioni di euro. Gli interventi di trasformazione che impatteranno la riorganizzazione e ristrutturazione sono la rete unica, per snellire i porcessi decisionali della rete commerciale, rendendoli più fluidi, veloci e vicini al cliente, il cliente service center per aumentare l’efficienza operativa nel trattamento delle esigenze del cliente. La trasformazione del network porterà a una razionalizzazione sul territorio con il consolidamento e accorpamento di 135 agenzie e a una modernizzazione di tutto il network. È poi prevista una riorganizzazione e specializzazione del back office e dell’it, dove lavorano circa 800 persone, per migliorare i livelli di servizio e la qualità attesa con particolare riguardo ai processi operativi distintivi e alle attività di trasformazione a maggior valore aggiunto, attraverso la costituzione di partnership industriali, il trasferimento di rami d’azienda e la stipula di contratti di outsourcing pluriennale con lo stesso partner, inducendo innovazione di servizio.

La contestazione dei sindacati

La lettera non fa riferimento a numeri e attori della partnership ed è stata contestata dai sindacati in maniera unitaria. Fabi, Fisac, First, Uilca e Unisin dicono infatti che «la lettera non presenta alcun elemento di dettaglio relativo alle operazioni di riorganizzazione, ristrutturazione e riqualificazione di Bnl, utili all’avvio della procedura e, pertanto, priva di ogni effetto ai sensi del contratto collettivo nazionale di lavoro». Nell’incontro che ha preceduto la lettera i sindacati avevano chiesto informazioni in merito «a tempi, modalità e personale coinvolto, restando senza alcuna risposta di merito». Non parteciperanno all’incontro proposto da Goitini per il 29 settembre e chiedono che ogni data di incontro venga concordata con i sindacati nazionali che intendono partecipare a ogni riunione. Dalla banca arriva subito la disponibilità a valutare altre date per l’incontro. Mauro Morelli, segretario nazionale della Fabi, spiega che «la presenza delle esternalizzazioni nel piano industriale rappresenta un enorme macigno nel percorso che ci accingiamo a fare. L’azienda non può pensare di far sottoscrivere al sindacato un piano industriale che preveda delle esternalizzazioni che hanno rappresentato negli ultimi 4 mesi un motivo di scontro continuo con le organizzazioni sindacali aziendali». Il riferimento è ai presìdi che vanno avanti dalla scorsa estate e che hanno in vario modo incrociato anche le diverse campagne elettorali.

La staffetta generazionale di Bper

Il cda di Bper ha invece deliberato l’avvio di un percorso volto a dare attuazione ad un ricambio generazionale e professionale, congiuntamente a una riduzione della forza lavoro del gruppo, per poter realizzare le linee guida che caratterizzeranno il futuro Piano industriale 2022-2024, attualmente in fase di definizione. Sono previste 1.700 uscite, entro il 2024, attraverso il Fondo di Solidarietà che consentiranno di ottimizzare la forza lavoro riducendo in modo strutturale gli oneri del personale. Alle uscite corrisponderanno anche degli ingressi ma il numero non viene indicato. La manovra che richiede una trattativa con il sindacato avrà un costo che la banca intende spesare nel bilancio dell’esercizio 2021 e quindi tempi rapidi.

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