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Dal taglio del reddito di cittadinanza 1 miliardo per lavoro o fisco

Mario Draghi, nonostante il duro attacco sferrato da Matteo Salvini alla misura bandiera dei Cinque stelle, non sembra avere intenzione di cancellare il sussidio

di Marco Rogari e Claudio Tucci

Reddito di cittadinanza, scontro in Consiglio dei ministri

3' di lettura

L’ultima “fiche” da 200 milioni inserita nel decreto fiscale - sottraendo fondi “attivi” dei lavoratori - per fare fronte alle richieste di fatto “in sospeso” per gli ultimi mesi del 2021 si è trasformata nel detonatore politico di quella che è la vera partita sul Reddito di cittadinanza: il restyling da far scattare dal prossimo anno.

Una partita che potrebbe valere almeno un miliardo di euro: tanto, secondo alcune stime non ufficiali, potrebbe essere ricavato con un efficientamento della spesa da realizzare facendo leva su miglioramenti e ritocchi mirati, soprattutto sul versante delle politiche attive e dei controlli. Anche perché Mario Draghi, nonostante il duro attacco sferrato da Matteo Salvini, con l’appoggio di Iv e anche di Fi, alla misura bandiera dei Cinque stelle, non sembra avere nessuna intenzione di cancellare o ridimensionare fortemente il sussidio.

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Lo scontro politico sul reddito di cittadinanza

Ma anche una eventuale “ottimizzazione” della misura sarebbe destinata a trasformarsi in terreno di scontro politico. Con il Pd che sembra essere già pronto ad accaparrarsi la dote potenziale di un miliardo collegata alla riconfigurazione del Rdc per destinarla alla riforma degli ammortizzatori sociali, sulla quale al momento il Mef sarebbe intenzionato a mettere non più di 3-4 miliardi, che equivalgono sostanzialmente alla metà del finanziamento originariamente richiesto dal ministro del Lavoro, Andrea Orlando. Lega, Italia viva e anche Fi preferirebbero invece indirizzare questa dote sulla riforma fiscale, irrobustendo il fondo per finanziare il taglio dell’Irpef, che al momento sembra avere più chance della sforbiciata al cuneo fiscale-contributivo (al netto del contributo Cuaf, che vale 1,7 miliardi, ipotesi ancora sul tavolo), su cui continua incessantemente il pressing delle imprese.

Sintesi complicata

Insomma, nel merito, posizioni assai distanti tra loro, che rendono complicata la quadratura del cerchio. Ad agosto, ultimi dati Inps, i nuclei percettori del reddito (e pensione) di cittadinanza sono stati quasi 1,36 milioni, pari a oltre 3 milioni di persone coinvolte; sono numeri in crescita, come effetto della lunga coda dell’emergenza Covid che ha visto impennare la povertà assoluta (nel 2020 oltre 5,6 milioni di individui, più di due milioni di famiglie). Con il rimbalzo economico di questi mesi, e una prima ripartenza nei successivi, la situazione però è destinata a migliorare. E il Rdc potrebbe drenare meno risorse, rispetto alle ultime proiezioni che indicavano una spesa per la misura sopra i 40 miliardi nel 2029. Troppi per uno strumento che non sta funzionando come misura di accompagnamento al lavoro, anzi è stato un vero e proprio flop, con percentuali bassissime di occupati (1 su 10 soggetti attivabili, secondo i report più recenti).

Di qui il braccio di ferro, non solo politico, sul Rdc. E non è un caso che la commissione Saraceno, istituita a marzo dal ministro del Lavoro, Andrea Orlando, non abbia ancora svelato le proprie proposte sullo strumento.

Riforme a caccia di risorse

Tutto ciò mentre due riforme cruciali per il governo, fisco e ammortizzatori, sono a caccia di risorse. Se per il fisco il cantiere è appena iniziato, sui sussidi il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, ha già delineato un progetto molto ambizioso che apre a una Cig sostanzialmente universale, potenzia Naspi e Dis-coll, amplia le causali della Cigs e puntella il contratto di espansione per gestire gli esuberi, alla fine del blocco dei licenziamenti per tutto il mondo del lavoro dal 31 ottobre prossimo. Un disegno, quello del ministro Orlando, che può arrivare a costare anche più di 8 miliardi, e che finora può contare solo sugli 1,5 miliardi che arrivano dal cash-back stoppato nel 2021.

Il primo banco di prova per una mediazione arriverà tra lunedì e martedì, con il passaggio in Consiglio dei ministri del Documento programmatico di bilancio, da inviare a Bruxelles, che rappresenta sostanzialmente lo scheletro della manovra. Ma il rischio di cortocircuito nella maggioranza è elevato, così come invece sono contenuti gli spazi di manovra contabili a disposizione del Mef. E anche per questo motivo tra le varie opzioni che stanno rincorrendosi sui tavoli dei partiti è spuntata anche quella di un finanziamento, e quindi di una partenza effettiva, della riforma degli ammortizzatori sociali in forma “ritardata” di alcuni mesi (con decorrenza aprile o luglio), sulla falsariga del modello già adottato in passato proprio per il decollo del sussidio introdotto dall’esecutivo “Conte 1”, per Quota 100, e per l’assegno unico ai figli, solo per fare gli ultimi esempi più “illustri”.

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