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Dazi cinesi anche contro il petrolio Usa (ma la misura è simbolica)

di Sissi Bellomo

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2' di lettura

C’è anche il petrolio «made in Usa» tra le merci colpite dalla nuova ondata di dazi cinesi, un arsenale da 75 miliardi di dollari complessivi che verrà dispiegato nei prossimi mesi come ritorsione contro l’ultimo round di tariffe annunciato da Donald Trump.

Il combustibile – emblema della potenza energetica americana, riconquistata grazie allo shale oil – era stato finora tenuto fuori dalla guerra commerciale che contrappone i due Paesi: un’eccezione significativa, visto che il gas liquefatto e il carbone non erano sfuggiti all’imposizione di dazi da parte della Cina.

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Dal 1° settembre anche il greggio entrerà nella «lista nera», anche se Pechino ha avuto la mano leggere, limitando il dazio al 5%.

La reazione dei mercati petroliferi è stata negativa, con perdite superiori al 3% per il Wti che hanno cancellato il rialzo settimanale, riportando le quotazioni sotto 54 dollari al barile. Ma il ribasso è probabilmente da attribuire soprattutto al timore che la nuova escalation nella guerra dei dazi faccia peggiorare le condizioni dell’economia globale.

La tariffa sul petrolio sembra infatti una misura puramente simbolica, a differenza di quelle che hanno colpito altre materie prime e in particolare la soia (su cui peraltro il dazio salirà dal 25% al 30%).

La Cina è il maggiore importatore di greggio al mondo, con circa 10 milioni di barili al giorno, ma negli ultimi mesi aveva già ridotto drasticamente gli approvvigionamenti dagli Usa, aumentando viceversa le forniture dalla Russia e – in modo ancora più accentuato – dall’Arabia Saudita.

Nell’ultimo anno l’import cinese da Riad è addirittura raddoppiato, raggiungendo 1,8 mbg a luglio.

Nello stesso mese dagli Usa Pechino ha invece acquistato appena 180mila bg di greggio, per un valore di circa 10 milioni di dollari, pari l’1,9% delle importazioni totali.

Anche per Wahington i dazi cinesi sul petrolio sono poco più di una puntura di spillo, dal punto di vista economico: gli ultimi dati Eia (riferiti a maggio) indicano che hanno fatto rotta verso la Cina l’8,5% delle esportazioni di greggio americano, che in tutto ammontavano a 2,9 milioni di barili al giorno. I carichi eventualmente rifitutati dagli importatori cinesi potranno trovare altre destinazioni.

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