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Dazi, dati macro e trimestrali guidano le Borse verso i record. E il Tesoro fa il pieno di BTp

Nuovi primati storici per Wall Street. Piazza Affari rivede i 24mila punti. Richieste record per i nuovi titoli pubblici italiani a 30 anni

di Maximilian Cellino


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3' di lettura

Il tono dimesso che si è respirato venerdì a Wall Street non è certo riuscito a mettere in ombra una nuova settimana d’oro per i mercati azionari, e in particolare per i listini degli Stati Uniti, protagonisti dell'ennesima rincorsa al record proprio nei giorni i cui è stata raggiunta l'attesa intesa sui dazi fra Usa e Cina. L’accordo, ancora parziale e incompleto, fra Pechino e Washington ha in realtà fatto da sfondo a uno scenario che nei giorni scorsi ha proposto anche e soprattutto note favorevoli per la prima economia mondiale sul versante macroeconomico e anche indicazioni più che promettenti dal lato dei risultati aziendali, per ora almeno dal settore finanziario.

I primati di Wall Street e dei «fab four»
In settimana l’indice S&P ha superato di slancio quota 3.300 punti, mentre il più popolare (ma meno significativo sotto l’aspetto della capitalizzazione) Dow Jones Industrial punta dritto verso la soglia platonica dei 30mila. Negli ultimi 12 mesi i guadagni di Wall Street superano ormai i 20% e il miglior simbolo di una rincorsa quasi senza fine è l’ingresso di Alphabet (la holding che controlla Google) nel ristretto club delle società il cui valore supera i mille miliardi di dollari assieme ad Apple, Microsoft e Amazon (che ora però è scesa a 930 milioni). Insieme a Facebook (635 milioni), i colossi del tech valgono ormai un quinto della borsa più grande del mondo e nove volte Piazza Affari.

Il sostegno dei dati macro e aziendali
L’accordo Usa-Cina, ma anche dati forse insperabilmente sostenuti sotto l’aspetto macroeconomico (venerdì, per esempio, lo spettacolare balzo dei nuovi cantieri edilizi a dicembre, dopo l’indice Philadelphia Fed del giorno precedente) sono come accennato all’origine del proseguimento di un movimento che si è visto negli ultimi mesi. In attesa di conferme sotto l’aspetto degli utili aziendali (la stagione delle trimestrali entrerà progressivamente nel vivo la prossima settimana con alcuni big del comparto manifatturiero) si è tratto invece ispirazione dai dati migliori delle previsioni diffusi da Morgan Stanley, che hanno in parte compensato le parziali delusioni di Goldman Sachs e Bank of America.

Piazza Affari rivede quota 24mila
In un contesto simile l’Europa, che per certi versi rischia di uscire penalizzata dall'intesa sul commercio globale, è comunque riuscita a muoversi a rimorchio, registrando in Borsa progressi complessivi comunque marginali, che vanno dal +0,3% di Francoforte al +1% di Parigi, passando dal +0,5% messo a segno da Milano. Sul listino milanese l’indice Ftse Mib ha superato i 24mila punti, tornando così sui livelli del maggio 2018. Tra i migliori della settimana figurano fra le blue chip Campari (+6,7%), Nexi (+5,6%) e Moncler (+4,9%), seguiti a ruota dal duo utility Enel (+4,1%) e Snam (+3,9%). Più defilate le banche, a partire dalle «big» Intesa Sanpaolo (-0,87%) e Unicredit (-1,87%).

Iniezione di fiducia dal boom del BTp 30 anni
Scenario praticamente immutato invece sui titoli di Stato: alla vigilia di sfide elettorali che destano una certa apprensione apprensione il rendimento decennale italiano è leggermente risalito all’1,38% dall’1,33% (spread sul Bund a quota 159) in giornate in cui il Tesoro italiano è comunque riuscito a registrare un boom di domande per il nuovo BTp a 30 anni. Un segnale di sicura fiducia quei 47 miliardi di euro di richieste ricevute per un titolo che a scandenza rende il 2,5% e che è stato emesso per un ammontare di «appena» 7 miliardi.

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