Le fibrillazioni interne

Ddl Zan e riforma della giustizia, i dossier che possono destabilizzare Pd e M5s

Le scelte e le strategie su questi temi potranno avere delle ripercussioni sugli equilibri politici interni alle due forze politiche

di An.C.

Ddl Zan, Letta: la Lega vuole affossarlo e non migliorarlo

3' di lettura

Pd e Cinque Stelle hanno un elemento in comune. Entrambe le forze politiche in queste ore devono affrontare dossier tanto complessi quanto potenzialmente divisivi. Da una parte il ddl Zan, con la frattura sempre meno sotto traccia tra chi nel Pd (in prima fila il segretario Letta) punta a portare il testo in aula al Senato così come è, e chi invece preme per aprire un dialogo con chi, da Salvini a Renzi, chiede di modificare il provvedimento prima dell’approdo del provvedimento a Palazzo Madama. Dall’altra, la riforma della giustizia targata Cartabia, che rischia di far implodere i Cinque Stelle, già allo sbando per la mancanza di una leadership e la crescente contrapposizione tra il Garante Beppe Grillo e l’aspirante leader Giuseppe Conte.

Alta tensione in M5s dopo il via libera alla riforma della Giustizia

La riforma della giustizia ha rischiato di deragliare sotto i colpi di M5s. Il giorno dopo il via libera del Consiglio dei ministri sono tornati a soffiare i venti della scissione. Il nodo principale era rappresentato dallo stop alla prescrizione, tanto che prima della riunione del governo a Palazzo Chigi i pentastellati avevano minacciato l’astensione al momento del voto al provvedimento. Stop alla prescrizione che il Movimento Cinque Stelle avrebbe inizialmente voluto estendere a tutti i gradi di giudizio. La mediazione della Cartabia ha puntato sull’inclusione dei reati contro la Pubblica Amministrazione, come la corruzione e la concussione, tra quelli con tempi processuali allungati, e l’inserimento delle condizioni di “improcedibilità” per il secondo e terzo grado, se si sforano determinate tempistiche. Draghi ha chiarito ai ministri che, una volta raggiunta l’intesa in Consiglio dei ministri, sta alla lealtà di chi siede in maggioranza, far sì che il «miracolo politico» (copyright Mara Carfagna) compiuto sulla riforma del processo penale non venga smontato in Parlamento. Il timore è che proprio nel passaggio parlamentare i Cinque Stelle, partito di maggioranza relativa, possano rimetterne in discussione l’assetto. Allo stato attuale nessuno in M5s è in grado di garantire che ciò non accadrà. Alessandro Di Battista e l’ex Guardasigilli Alfonso Bonafede guidano un fronte di attacco contro i ministri M5s. «Apprezzo il lavoro della Cartabia - ha detto Conte -, ma siamo ritornati a una anomalia italiana». L’ex premier ha pertanto chiesto «una legittima dialettica democratica in Parlamento». Perplessità sulla riforma sono state espresse anche da Forza Italia. I coordinatore Antonio Tajani ha ammesso che «bisogna correggere qualcosa».

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Ddl Zan divide Pd su trattativa, ma Letta tira dritto

E se gli scenari sul fronte della riforma della giustizia e delle ripercussioni che essa avrà sugli equilibri M5s sono ancora tutti da chiarire, un quadro altrettanto indefinito è quello che allo stato attuale caratterizza l’approccio e la strategia del Pd nei confronti del ddl Zan. A una manciata di giorni dall’avvio della discussione al Senato, il 13 luglio in aula, lo scontro sul disegno di legge si è infatti spostato a sinistra. Ad alimentarlo, un gruppetto di senatori del Pd, più vicini ai renziani: preoccupati per le poche chances di approvazione della legge - a rischio senza i voti di Italia viva - hanno spinto per una mediazione e chiesto al proprio partito di accettare «qualche piccola modifica sui punti più controversi» del testo contro l’omotransfobia. Ma i vertici del Nazareno, a cominciare dal segretario Letta, ad oggi non hanno ceduto, fermi sul sì alla legge senza stravolgimenti. «Noi siamo pronti ad ascoltare, discutere, dialogare ma in Parlamento», ha chiarito il segretario del Pd. La partita è iniziata. La sfida di Letta non è dunque tanto nei confronti della Lega, quanto a Matteo Renzi che ha chiesto un accordo ampio per apportare alcune modifiche in linea con le richieste della Santa sede. E la prova dell’Aula vicina.

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