COMPORTAMENTI

Decisioni migliori con più consapevolezza sui meccanismi della nostra mente

Occorre superare l’istintiva e incontrollata ricerca di minor sforzo che attiviamo di fronte a situazioni complesse o non note

di Giovanna Prina *

4' di lettura

Gli studi sul comportamento organizzativo degli ultimi anni e il lavoro fatto dagli esponenti della Behavioral Economics, che studiano l’economia attraverso una prospettiva psicologica, hanno portato ad una nuova lettura sul livello di razionalità presente nelle nostre decisioni. I nomi degli studiosi di questa materia più conosciuti sono quelli di Kahenmann e Thaler (premiati con il Nobel per l’economia rispettivamente nel 2002 e nel 2017) ma sono sempre più numerosi i ricercatori che stanno portando - grazie anche allo sviluppo delle neuroscienze - contributi di valore sulla razionalità dei nostri processi mentali e decisionali.

Questi studi ci dicono che la razionalità assoluta non esiste e che la valutazione e la presa di decisione sono condizionate da processi mentali a volte non completamente consapevoli. Ma partiamo dall’inizio. Il grande contribuito di questi studi è stato quello di mettere in evidenza come Bias e Euristiche hanno la possibilità di guidare le nostre decisioni, impedendoci di essere perfettamente razionali

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I Bias sono pensieri e opinioni costruiti su letture della realtà parziali, semplificate o non verificate, prese al di fuori del giudizio critico. Si tratta, il più delle volte di errori cognitivi che la nostra mente ci propone per permetterci di prendere decisioni in fretta e senza fatica. Utili per non dover gestire tutti gli stimoli che la realtà circostante ci propone e per darci la possibilità di dedicare la nostra attenzione in modo focalizzato solo su ciò che ci interessa. Pericolosi però perché, soprattutto quando sono inconsapevoli, possono irrigidire i nostri processi decisionali ed i nostri comportamenti.

Un esempio? Il Bias della “fallacia dei costi irrecuperabili”, ossia la spinta a proseguire in attività o progetti che non hanno più senso pur non perdere ciò che fino a quel momento abbiamo già speso o investito. Accade nella realtà quotidiana di tutti noi: vi è mai capitato al cinema di assistere ad un film noiosissimo, ma di rimanere seduti fino alla fine perché avete pagato il biglietto? Come se il vostro tempo o la contentezza recuperata dalla scelta di uscire dalla sala in anticipo non potessero essere un elemento da paragonare al costo del sostenuto. Se pensiamo alla vita aziendale, possiamo facilmente trovare casi in cui questo Bias ha portato o può generare grandi fallimenti.

Il temine Euristica indica invece una procedura del pensiero che aiuta a trovare risposte adeguate, anche se spesso imperfette, a quesiti difficili. È una specie di scorciatoia mentale, intuitiva, che permette di costruire un’idea generica su un tema o un argomento senza troppo sforzo. Il termine ha la stessa radice della parola “eureka” che significa in greco antico “ho trovato!”. Anche in questo caso, nulla di male a semplificare la realtà e a renderla accessibile. Vuol dire trovare strade alternative e usare la mente per superare ostacoli.

Quello che però è importante ricordare è che spesso le procedure euristiche sono attivate in modo inconsapevole e su una lettura incompleta del contesto.Un possibile processo euristico è quello della “sostituzione delle domande”. Avviene quando siamo di fronte ad una domanda difficile, che avrebbe bisogno di dati e informazioni minuziose per dar luogo ad una risposta corretta e noi rispondiamo utilizzando criteri e logiche che appartengono a una domanda più semplice, con la quale abbiamo sostituito - senza accorgercene - la prima.

Un esempio ripreso da esperimenti di Kahneman usa come partenza la domanda: “Quanti soldi daresti per salvare una specie in pericolo?” Se diamo una risposta immediata di sicuro non passiamo da una valutazione di tutte le informazioni disponibili, da un calcolo di costi e benefici individuali e sociali, da una valorizzazione del danno ecologico sul futuro del mondo o altro. Probabilmente rispondiamo avviando una scorciatoia, un pensiero euristico, che traduce o sostituisce nella nostra mente la domanda iniziale con: “Quanta emozione provo quando vedo un orsetto in difficoltà sul ghiaccio che si scioglie?”.

Come per i Bias (stimati in più di 200), ci sono tantissimi tipi di euristiche, come quella dell’affetto, che porta a valutare le situazioni in funzione della simpatia o antipatia che generano (pensate all’impatto nei processi di selezione); o della disponibilità, che porta a stimare la probabilità di un evento sulla base dell’impatto emotivo di un ricordo, piuttosto che sulla probabilità oggettiva (se si fa viva nelle decisioni sui budget per lo sviluppo di nuovi clienti, qualche piccolo problema lo può creare). E l’elenco è davvero lungo.

Prima però di andare nel dettaglio, è importate capire perché la nostra mente permette a Bias e Euristiche di avere così tanto potere durante il processo decisionale.Semplificando al massimo (tipico comportamento guidato da Bias), le ragioni sono imputabili all’istintiva e incontrollata ricerca di minor sforzo che la mente attiva quando è di fronte a situazioni complesse o non note. La nostra mente - supersollecitata da milioni di stimoli - si salvaguarda attivando dei percorsi facili e veloci per trovare la strada più semplice per orientarsi.

Poi per fortuna, è anche capace di attivare la parte analitica e strutturata, che mette in dubbio, raccoglie dati, fa calcoli precisi, analizza e razionalizza. Ma l’istintiva selezione di un percorso rapido e semplice sembra avere spesso la meglio, almeno inizialmente.(“Pensieri lenti e veloci” è il libro di Kahnemann che illustra con scientificità questa semplificazione).

Che fare per migliorare dunque i nostri processi decisionali? Informare, diffondere, rendere chiaro e noto il tema dei Bias e delle Euristiche. Riconoscerle quando le mettiamo in atto e svelarle quando le vediamo mettere in atto da altri. Per imparare a farsi delle domande e a correggere i comportamenti dannosi. La Behavioral Economics ha bisogno di una mano. Nonostante il valore e l'impatto potenziale delle sue scoperte, queste restano ancora concetti e informazioni di pochi. Forse perché ad oggi sono ancora divulgate in modo troppo scientifico e rigoroso, mentre alla nostra mente - ora si sa - preferirebbe capire velocemente e senza sforzo i nuovi concetti.

Sono necessarie modalità semplici, rapide, anche se serie e precise, per raccontare cosa sono i Bias e le Euristiche, e individuare come si presentano nella nostra quotidianità, personale e professionale. Questo forse può aiutare tutti, persone e aziende, a prendere decisioni più consapevoli.

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