Nel 2022

Decontribuzione per i redditi fino a 35mila euro: le ipotesi e i risparmi

Il Governo affina la proposta sulla decontribuzione una tantum per il 2022 finanziata con 1,5 miliardi di euro

di Giorgio Pogliotti

Cambia il Fisco, la riforma premiera' i redditi medi

3' di lettura

Dopo il passaggio in cabina di regia e il colloquio con i leader sindacali, il Governo affina la proposta sulla decontribuzione una tantum per il 2022 finanziata con 1,5 miliardi di euro, limitandola alle fasce di reddito fino a 35mila euro.

I risparmi per fascia

Guardando alla platea complessiva di 35milioni di lavoratori interessati che pagano un’aliquota contributiva dell’8,9%, secondo le prime simulazioni per la fascia di redditi fino a 8mila euro il risparmio, al lordo degli effetti fiscali, sarebbe di 64 euro annui, per quella fino a 20mila il taglio dei contributi vale 160 euro lordi, per i redditi fino a 25mila euro il risparmio sarebbe di 200 euro annui, che fino a 30mila euro diventano 240 euro e a quota 35mila euro di reddito si attestano a 280 euro lordi annui. Considerando il netto, il vantaggio si riduce per chi ha 35mila euro di reddito a 192 euro annui, pari a 16 euro netti al mese, mentre a quota 25mila euro di imponibile il risparmio netto sarebbe di 155 euro, pari a 13 euro mensili.

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Le ipotesi ancora sul tavolo

Ma la decisione ancora non è presa. Resta anche una seconda opzione al vaglio dei tecnici del governo che si limita alle fasce di reddito sotto i 20mila euro. Sono oggetto di simulazione due ipotesi: la prima prevede una decontribuzione secca di 100 euro per tutti i redditi sotto i 20mila euro, la seconda un taglio dell’1% dei contributi sui primi 20mila euro di reddito. Il cantiere “detrazioni” è ancora in movimento, diversamente dall’operazione sulle aliquote su cui il governo ha consolidato una posizione frutto di un accordo di maggioranza.

L’asticella, dunque, si sta abbassando e non è da escludere che possa abbassarsi ancora a vantaggio dei redditi medio-bassi, come chiedono i sindacati. In queste stime ad ampio raggio, vanno ricomprese le proiezioni illustrate ai leader sindacali nella riunione di giovedì sera con il premier, i ministri Daniele Franco (Economia) e Andrea Orlando (Lavoro) dove l’asticella della decontribuzione era stata collocata per i redditi fino a 47mila euro, con un taglio di mezzo punto dei contributi.

Il contributo di solidarietà saltato

Il dialogo con i sindacati prosegue. L’ultima riunione del consiglio dei ministri è stata anticipata da un colloquio telefonico del premier Mario Draghi con i leader di Cgil, Cisl e Uil, rispettivamente Maurizio Landini, Luigi Sbarra e Pierpaolo Bombardieri. Si è presa in considerazione la proposta di congelare i vantaggi fiscali - frutto della rimodulazione delle aliquote e dell’operazione sulle detrazioni - per i redditi oltre i 75mila euro per reperire 250 milioni (da aggiungere ai 500 milioni) per sterilizzare il caro bollette, misura poi ritirata per la contrarietà emersa nella maggioranza in consiglio dei ministri.

Nuove aliquote nel mirino di Cgil e Uil

L’operazione una tantum sulle detrazioni è frutto dei risparmi nel 2022 sui saldi dei 7 miliardi che il governo destina alla rimodulazione dell’Irpef (con il passaggio da 5 a 4 aliquote attraverso l’eliminazione dell’aliquota del 41%). Rimodulazione nettamente respinta da Cgil e Uil che, anche alla luce delle novità, confermano un giudizio negativo sul pacchetto fiscale in manovra.

I tre sindacati chiedono di destinare tutti gli 8 miliardi alla riduzione del prelievo fiscale per lavoratori dipendenti e pensionati. La Cgil chiede di intervenire con le detrazioni e la decontribuzione piuttosto che con la rimodulazione delle aliquote, per dare maggiori vantaggi ai redditi medi e bassi. Anche la Uil respinge l’intervento sulle aliquote e insiste sulla riduzione del cuneo fiscale.

Cisl fuori dal coro

Diversa la posizione della Cisl, che per voce del leader Luigi Sbarra evidenzia i passi in avanti compiuti nel negoziato con il Governo, sottolineando che «l’85% degli sgravi verrà destinato alle fasce di reddito al di sotto dei 50mila euro per lavoratori dipendenti e pensionati. Di questi, quasi il 50% riguarderanno i redditi fini a 28mila euro». La posizione della Cisl è alimentata dai calcoli che evidenziano come tra operazione sull’Irpef e sulle detrazioni, il vantaggio complessivo per i lavoratori è superiore al taglio del cuneo del governo Conte 2 salutato positivamente da tutti i sindacati. In questo contesto ieri dal direttivo della Cgil è emersa la volontà di proseguire le mobilitazioni a sostegno della piattaforma unitaria su fisco, pensioni, ma tempi e modalità saranno decise nei prossimi giorni con Cisl e Uil.

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