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Design in edizione illimitata, tornano protagoniste le creazioni Memphis

Mai passati di moda, gli oggetti realizzati dal gruppo fondato da Ettore Sottssass oggi stimolano nuovi linguaggi espressivi anche nel guardaroba. Complice una mostra a Milano di oltre 200 pezzi

di Alexis Paparo

Camicia a quadri in seta, DIOR (1.050 €). Cinque tasche in denim, CD 1947 (880 €). Calze in lana, LE COLONEL MOUTARDE (10 €). Divano Dublin in laminato plastico, metallo e tessuto sintetico ignifugo, 1981, Marco Zanini (9.960 €); libro “Memphis Plastic Field” (39 €), pubblicato in occasione della mostra “Memphis – Plastic Field”, al Madd di Bordeaux. Foto Bruno Staub.

3' di lettura

Nel mondo del design contemporaneo, è sempre più nutrita la schiera di creativi e collezionisti che scelgono la strada dell'edizione limitata o del pezzo unico. Oggetti in equilibrio fra funzionalità e arte, così legati alla scelta del materiale e di una specifica manualità, da diventare un alter ego tanto di chi li realizza quanto di chi li sceglie per la propria casa. Se il lusso è l'unicità delle lavorazioni, il loro percorso prende le distanze dalla serialità. Guardando al design del Novecento, ci si trova di fronte ad arredi firmati da progettisti audaci, oggi riconosciuti come antesignani e maestri. Pezzi all'epoca realizzati in serie e oggi rari, in asta toccano prezzi record e, in parallelo, mettono in moto il mercato delle riedizioni storiche. Questo servizio moda-design racconta una terza via: arredi e complementi dove il lusso sta nell'unicità della visione che li ha concepiti. I materiali impiegati non sono rari, gli oggetti non sono difficili da reperire: sedute, librerie, lampade, tavoli, originali e certificati, sono acquistabili anche online, perché prodotti in serie illimitata. Eppure capita che le divertenti creazioni del gruppo Memphis, fondato dall'architetto Ettore Sottsass e attivo dal 1980 al 1988, vengano stimate e poi tocchino, in asta, prezzi superiori al nuovo (per tenersi aggiornati su aste e quotazioni può essere utile Invaluable, il marketplace che riunisce oltre 6.800 case d'asta).

In nemmeno dieci anni, tra il 1981 e il 1987, questo “matrimonio inaspettato” di forme, parafrasando Barbara Radice, direttrice artistica del gruppo, entra nell'immaginario collettivo. Influenza da subito non solo il design e l'architettura, ma la moda – nel 1982 Karl Lagerfeld decide di arredare tutto il suo appartamento di Montecarlo con pezzi Memphis – la cultura, il cinema e la tv. Allora come oggi, lo spirito libero e liberatorio di questi arredi porta a riflettere sul concetto di design, sui suoi limiti e possibilità estetiche, sulla sua funzione sociale e comunicativa. Per dirla con McLuhan, in questi pezzi “il medium è il messaggio”: un tavolo, una sedia, non sono più solo un tavolo, una sedia; si fanno portatori di una narrazione ampia, variegata, che sfida i limiti imposti dall'esattezza funzionale e dal cosiddetto buon gusto, che allora imponeva il vetro, l'acciaio, il minimalismo, il nero.

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L'universo Memphis, anche da indossare

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Un obiettivo dichiarato fin dalla scelta del nome: Memphis richiama il brano Stuck Inside of Mobile with the Memphis Blues Again di Bob Dylan, ma anche l'antica capitale dei faraoni egizi e la città natale di Aretha Franklin ed Elvis Presley. Di pari passo, i pezzi firmati dai suoi membri fanno incontrare pop e sacro, il Bauhaus e le ziggurat della Mesopotamia, l'art déco e Piet Mondrian, legno e plastica, laminato e ottone, lacca e specchio. Questo linguaggio espressivo non è mai passato di moda, ma quest'anno si dimostra una delle tendenze più forti del design per la sua capacità di raccontare noi e la società, di avere il coraggio di sfidare le convenzioni, senza per questo prendersi troppo sul serio. Che i pezzi Memphis siano in edizione illimitata passa in secondo piano, anzi, è parte del gioco. È come compiacersi di trovare, in mezzo alla Babele, qualcuno che parla la propria lingua; è un segno di riconoscimento.

Il sito Memphis Milano e la galleria milanese Post Design sono il luogo privilegiato per immergersi nel mondo dei tre marchi editati da Memphis Srl, recentemente acquisito dal gruppo Italian Radical Design: Memphis-Milano, che riproduce i pezzi anni Ottanta; Meta Memphis, che coinvolge non più designer ma artisti come Alighiero Boetti, Sandro Chia, Sol LeWitt (anni 1989-1991), e Post Design, che dà voce al multilinguismo dei membri del gruppo Memphis, a cui si uniscono artisti e giovani designer (dal 1997 a oggi). Poi, fino al 12 giugno, ci si può dare appuntamento in un contesto diverso: gli oltre 100 metri della Curva di Triennale ospitano Memphis Again, diretta e curata da Christoph Radl. Un'occasione per passare in rassegna circa 200 tra mobili e oggetti realizzati tra il 1981 e il 1986 per la collezione Memphis. Come in una sfilata, lo spettatore si muove fra pezzi di Ettore Sottsass, Michele De Lucchi, Martine Bedin, Shiro Kuramata, Matteo Thun, Aldo Cibic, Nathalie Du Pasquier, Masanori Umeda e altri in un'atmosfera da night club suggerita dall'allestimento, dalla colonna sonora di Seth Troxler, dalle frasi di critici, architetti, designer proiettate alle pareti. Su Domus, Sottsass scriveva: «La mia preoccupazione, in questo momento, è disegnare oggetti che non abbiano confini precisi, dal punto di vista “biologico” o culturale. Oggetti che… accolgano l'indecisione che c'è nel mondo». Ecco perché appaiono così familiari e contemporanei.

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