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Detrazione, sconto in fattura e cessione credito: tre strade per il Superbonus

Per sfruttare la detrazione del 110% ci sono varie possibilità da valutare con attenzione. La parola d'ordine? Conoscere bene le regole e affidarsi a soggetti qualificati

di Radiocor

(Tesgro Tessieri - stock.adobe.com)

4' di lettura

Detrazione, sconto in fattura e cessione del credito sono le tre modalità alternative con cui, grazie all’articolo 121 del Dl Rilancio 34/20, si può usufruire del Superbonus.

Tre strade tutte praticabili ma ciascuna con le sue peculiarità e i suoi punti critici: conoscerli è dunque il modo migliore per sfruttare al meglio la grande opportunità presente sul mercato.

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Nel primo caso, infatti, serve una regia attenta su tutte le fasi del processo, dalla verifica dei prerequisiti al monitoraggio dell’intero iter dei lavori per evitare di incorrere in errori che pregiudicano l’accesso al credito. Nelle altre due fattispecie è meglio affidarsi a soggetti qualificati e specializzati che hanno dimestichezza con questo nuovo ambito di attività.

Lo sconto in fattura

Partiamo dallo sconto in fattura con cui il contribuente fruisce del credito d’imposta attraverso una decurtazione dell’importo della fattura da pagare al fornitore appunto sotto forma di sconto. A quanto può arrivare lo sconto? Fino al 100% dell’ammontare da corrispondere, per cui il 10% di maggiorazione sulla parte scontata spetta al fornitore. Quest’ultimo, a sua volta, recupera il contributo anticipato sotto forma di credito d’imposta per un importo pari alla detrazione spettante, con facoltà di successiva cessione a terzi. Inoltre, la circolare 24/E/2020 ha confermato che lo sconto può essere parziale e il credito maturato dal fornitore per i lavori del Superbonus è pari al 110% dell’importo “scontato”. L’importo eccedente, a scelta del beneficiario, sempre maggiorato del 10%, può essere detratto o ceduto.

L’opzione dello sconto è quello proposto dalle imprese nei confronti dei clienti o condomini in qualità di general contractor le quali possono anche avvalersi di partner finanziari per la successiva cessione del credito oppure di partner come le aziende del settore energia. Quest’ultime possono affiancare i clienti e le imprese anche nella fornitura di altri servizi di consulenza finalizzati all’analisi e alla verifica della completezza e congruità tecnica e/o fiscale per la corretta realizzazione dei lavori e delle pratiche connesse alle operazioni.

In questo modo, supportano il cliente o l’amministratore di condominio nelle varie fasi del processo garantendo l’assistenza anche sul trasferimento del credito d'imposta maturato dal cassetto fiscale del cliente. In questo modello inoltre alcune aziende o imprese offrono, incluse nelle loro prestazioni, anche coperture assicurative in caso di controlli o evidenze da parte degli enti preposti in ambito fiscale.

Facciamo due esempi concreti.

1) Nel caso in cui il contribuente sostenga una spesa pari a 30.000 euro alla quale corrisponde una detrazione pari a 33.000 euro (110%), a fronte dello sconto applicato in fattura pari a 30.000 euro, il fornitore maturerà un credito d’imposta pari a 33.000 euro. Dunque, per il contribuente si tratta di un intervento effettuato a costo zero. Ma attenzione: il contribuente stesso inizialmente dovrà farsi carico delle prime consulenze, dello studio di fattibilità e del progetto, che vanno pagati quasi sempre a parte (si potranno poi detrarre in cinque anni), a meno che il professionista non accetti la cessione del credito o lo sconto in fattura.

2) Nel caso invece il fornitore applichi uno sconto “parziale”, il credito d’imposta è calcolato sull’importo dello sconto applicato. In sostanza, se a fronte di una spesa di 30.000 euro, il fornitore applica uno sconto pari a 10.000 euro, lo stesso maturerà un credito d’imposta pari a 11.000 euro. Il contribuente invece potrà far valere in sede di dichiarazione dei redditi una detrazione pari a 22.000 euro (110 per cento di 20.000 euro rimasti a carico) o, in alternativa, potrà optare per la cessione del credito corrispondente a tale importo rimasto a carico, ad altri soggetti, inclusi istituti di credito e altri intermediari finanziari.

La cessione del credito

Con il meccanismo della cessione del credito, il contribuente paga la fattura al fornitore ma poi “trasforma” la detrazione in credito cedendola a un terzo, che può essere anche un intermediario finanziario, un’assicurazione o una banca. Scegliere questa strada comporta ovviamente un impegno economico pari all’attualizzazione imposta dall’acquirente. Inoltre, vanno considerate le spese del visto di conformità e dell’asseverazione tecnica, i cui oneri sono comunque detraibili (e, come tali, possono rientrare nel complessivo importo oggetto di cessione).

In altre parole, il beneficiario del Superbonus può optare per il trasferimento del credito d’imposta alla banca per ottenere liquidità immediata, senza la necessità di dover recuperare il beneficio fiscale nella dichiarazione dei redditi, a compensazione delle imposte da pagare nell’arco dei cinque anni successivi, al netto dei margini trattenuti dall’istituto.

Per poter cedere il credito d’imposta alle banche è necessario che siano state già pagate le fatture relative al saldo o agli stati di avanzamento dei lavori (SAL), che non possono essere più di due per ciascun intervento complessivo e ciascuno dei quali deve riferirsi ad almeno il 30 per cento del medesimo intervento.

Alcune banche, per esempio, arrivano a offrire 105 euro per ogni 110 euro di credito fiscale acquistato per gli interventi relativi al Superbonus 110% con recupero in cinque anni (il che significa il 95,5% del valore nominale del credito d’imposta maturato). Il consiglio, in ogni caso, è quello di affidarsi a banche che non offrano soltanto la possibilità di cedere il credito ma mettano a disposizione del contribuente una serie di servizi che lo accompagnino nei lavori di ristrutturazione.

Per esempio, un servizio di consulenza sugli aspetti tecnici e di natura fiscale per tutte le fasi del processo, finalizzato all’analisi e alla verifica della completezza e congruità di tutta la documentazione prevista dalla normativa e dai decreti attuativi del Mise e dell’Agenzia delle Entrate; attestati di prestazione energetica (Ape a inizio e a fine lavori); asseverazione tecnica; visto di conformità oltre a servizi di consulenza progettuale sui lavori che i clienti intendono eseguire e di verifica sull’effettiva esecuzione degli stessi, fino all’assistenza sul trasferimento del credito d'imposta maturato dal cassetto fiscale del cliente a quello della banca.

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