sale in zucca

Dietro le manovre di palazzo un’Italia al palo

di Giancarlo Mazzuca


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2' di lettura

«Perseverare diabolicum»: a leggere i quotidiani di questi giorni sembra proprio che noi italiani siamo diventati masochisti e anche un po' satanici nel ripetere sempre gli stessi errori. Prendiamo il caso del Pil che ha segnato il passo nel secondo trimestre del 2019 sui tre mesi precedenti ma anche su base annua. A differenza di quanto avevano predicato tanti “guru” gialloverdi, gli ultimi dati dell'Istat ci dicono che non siamo affatto usciti dal tunnel della crisi: la stagnazione continua. Ma, oggi, il problema non è tanto la constatazione, numeri alla mano, che la ripresa non c'è, quanto, piuttosto, il fatto che l'Italia appare quasi rassegnata alla recessione.

Soverchiati dalla situazione politica che sta sconquassando il Palazzo, tra una pugnalata alle spalle, un tentativo di recupero e la constatazione che “la frittata è ormai fatta”, pare proprio che i nostri “leader” abbiano dimenticato i tanti problemi economici sul tappeto ancora da affrontare. Molti reggitori delle sorti italiane fanno anzi quasi finta che tutto vada bene, a cominciare proprio dal Pil. E non si ricordano neppure degli altri temi in ballo: dalla prossima manovra, che dovrà essere necessariamente “lacrime e sangue”, al sempre più probabile aumento dell'Iva, che rischia di trasformarsi in una bella stangata per gli italiani, in un momento in cui i nostri imprenditori, con tutte le forze, stanno cercando di uscire dal tunnel della crisi.

Non solo: tutti presi dai duelli interni che li hanno costretti, pensate un po', a rinunciare alle loro vacanze estive, i ministri in scadenza non sembrano più tanto concentrati sui prossimi appuntamenti europei anche se le ultime voci parlano di un Conte con il biglietto aereo in mano, destinazione Bruxelles. Proprio il premier ci aveva ripetuto il solito ritornello sulla necessità di contare di più nella Comunità, ma, oggi, rischia tutto di passare tutto in seconda linea di fronte alle tante poltroncine in ballo a Roma. La verità è che i messaggi, le promesse ed i proclami che, Tav o no-Tav, ci hanno inondato negli ultimi mesi si sono dissolti come d'incanto quel giorno che il vicepremier Salvini, caricato a dovere dai “selfie” del “Papeete”, si è presentato a Palazzo Chigi per dire: «Caro Giuseppe, la ricreazione è finita!». Adesso la ricreazione sembra terminata davvero anche per l'economia italiana.

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