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Dietro le quinte del Mondiale di Gran Turismo Sport

E da New York arriva l'annuncio: anche Michelin si dà all'eSport

di Emilio Cozzi


«2019 World Tour 3-New York» Teaser Trailer

3' di lettura


“Ormai è chiaro a chiunque lavori nell'ambiente: il futuro dell'automobilismo è nella Formula 1, nella Formula E e nei videogiochi”.

A dirmelo, con tutta l'onestà dei dietro le quinte, è Olivier Volery, il responsabile sponsorizzazioni di Tag Heuer. Accanto a lui Stephane Fillastre, rappresentante della Fédération Internatìonale dell'Automobile, annuisce confermando perché siamo qui, al Playstation Theater di New York: sabato e domenica (in diretta dalle 20 sui canali ufficiali) si corre la terza tappa del Fia Gt Sport World Tour, il primo campionato mondiale di un videogame certificato dalla Fia.

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Organizzato da Polyphony Digital, lo studio giapponese cui dal 1997 si deve “Gran Turismo”, il World Tour raduna i 48 piloti più veloci al mondo per la terza volta dell'anno – le prime due sono state a Parigi e al Nūrburgring. Nel week end, i sim driver, come li si chiama in gergo, correranno la Coppa costruttori e la Coppa delle nazioni (individuale), per stabilire chi sia il più veloce della tappa americana e chi, accumulando punti, possa ambire alla finalissima che attribuisce il titolo iridato, a novembre.

Che Volery abbia ragione e si stia intravedendo il futuro del motorsport, lo suggeriscono i dettagli. Quello più eclatante è l'annuncio, arrivato ieri, del coinvolgimento di Michelin: d'ora in poi il produttore di pneumatici affiancherà Tag Heuer e Toyota fra gli sponsor del Mondiale.

Soprattutto, però, che le cose siano pensate per lasciare il segno lo dimostra il sorriso perenne di Kazunori Yamauchi, il leggendario creatore di “Gran Turismo”, gioco che all'ex pilota professionista ha valso una laurea honoris causa in Ingegneria del veicolo (consegnata dall'Università di Modena nel 2017).

“Il mio obiettivo è trasmettere emozioni, fare in modo che le persone percepiscano e condividano la mia passione per i motori”, spiega in una riunione ai dodici commentatori internazionali. Cioè a noi; a proposito, il lettore perdoni il tono egoriferito di queste righe, ma chi le scrive, insieme con l'esperto di racing game, Andrea Facchinetti, è uno degli speaker ufficiali delle gare in italiano, una delle sei lingue in cui lo show viene trasmesso in diretta.

Ed è quest'altro punto a ribadire una peculiarità dell'esport motoristico: la sua efficacia nella messa in onda. È fondamentale che il pubblico veda qualcosa di famigliare e, magari, anche più coinvolgente della realtà. Per raggiungere il risultato, dietro le quinte il dispiego di mezzi è significativo: per ogni tappa è coinvolto un centinaio di persone, piloti esclusi, dai commissari di gara alla produzione televisiva. Il resto lo fanno le storie, che come sanno i fan dell'automobilismo capita facilmente si tingano di leggenda. Anche quando i piloti rischino alla peggio di slogarsi un polso. Perché è nell'opportunità di realizzare un sogno, a prescindere dalla possibilità di salire su un bolide vero, e nel poterlo fare davanti a un pubblico crescente che “Gran Turismo” promette di diventare contagioso.

Più del dato tecnico è la determinazione dei piloti a fare la differenza. Più della messa a punto, non a caso bandita nelle gare dal vivo, sono la grinta e il talento dei giocatori a essere al centro dell'attenzione. È significativo che sempre più spesso fra i sim driver arrivino piloti veri.
Lo dimostra Igor Fraga, il campione del mondo in carica, un ventenne brasiliano il cui sorriso increspato di malinconia fa pensare ad Ayrton Senna ancora prima di vederne il talento in pista – che abbonda, beninteso, sia in “Gt Sport” che sull'asfalto della Formula 3, dove Fraga corre da un paio d'anni.

E lo dimostra Giorgio Mangano, trionfatore nella prima tappa assoluta del Mondiale, al Nürburgring nel 2018, e fra i migliori dieci piloti viventi – Facchinetti ne sintetizza il talento in un soprannome, “il predestinato”: a onor del vero, a New York Mangano non c'è, perché nelle stesse ore corre, dal vero, per ottenere la licenza su pista, un traguardo che punta fin da piccolo, da quando guidava i go-kart nella sua Nicolosi, vicino a Catania.

A portare i colori italiani al Playstation Theater ci sono Salvatore Maraglino e Marco Grasso, velocista di razza il primo, un 29enne dall'ambizione superata solo dalla capacità di concentrarsi e ottenere risultati, e una conferma il secondo, uno dei driver dallo stile di guida più cristallino in tutto il panorama di “Gt Sport”. Ognuno di loro ha storie e caratteristiche diverse. Solo la consapevolezza è comune: quella di appartenere a una nuova era della competizione con la voglia di conquistarne il vertice.

Lo dicono gli occhi di tutti, lo confermano il sorriso di Yamauchi e le parole di Volery: il futuro delle corse è anche in pixel. Parola di commentatore.

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