serie A

Diritti tv, dai top club no all’offerta dei fondi e sì a Dazn (pesano i diritti d’archivio)

Clima infuocato prima dell’assemblea della Lega. In sette (incluse Juve, Inter e Lazio) scrivono a Dal Pino per chiedere il voto e lo stop si fondi, mentre Sky promette un anticipo di 505 milioni

di Marco Bellinazzo

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(ANSA)

3' di lettura

Un aut aut al presidente della Lega della Lega Serie A Paolo Dal Pino per scrivere la parola fine alla trattativa con fondi. Sky che si rivolge ai Presidenti dei club a poche ore dall’assemblea (in videoconferenza) offrendo un assegno di 505 milioni per bloccare il probabile voto a favore di Dazn sui diritti tv per il triennio 2021-2024. È una vigilia infuocata per la Serie A che si gioca il futuro in una fase pandemica che sta mettendo a dura prova i bilanci. Il tutto con l’ago della bilancio dei cosiddetti diritti di archivio, vale a dire i diritti per la trasmissione delle immagini dopo l’ottavo giorno che vengono venduti individualmente dai club nello stesso triennio dei diritti collettivi. Ebbene, Dazn potrebbe aver fatto a Juve e Inter un’offerta molto alta che rende ancora più remunerativa per i top club la proposta della streaming tv.

La lettera delle nuove «7 sorelle»

La lettera da parte di Juventus, Inter e altri cinque club (Napoli, Lazio, Atalanta, Verona e Fiorentina) non è arrivata come un fulmine a ciel sereno. Le sette società hanno scritto al presidente chiedendogli di votare domani, “senza indugio”, per l'assegnazione dei diritti tv, dopo il nulla di fatto dell'ultima riunione. Nella lettera, i club firmatari sostengono che «le ampie spiegazioni fornite da Dazn e Sky hanno, a nostro avviso, consentito di fugare ogni dubbio nei club che, quindi, possono decidere senza ulteriore indugio. L’assegnazione mercoledì prossimo consentirebbe al partner assegnatario di attrezzare l’offerta commerciale, i format e i canali distributivi con circa quattro mesi di anticipo sull’inizio dell’attività, con ricadute positive per tutte le associate della Lega. Nonchè a quest'ultima di avviare immediatamente una procedura competitiva per i pacchetti che non dovessero essere aggiudicati». A livello economico La distanza è chiara. Dazn mette sul piatto 840 milioni per 7 partite in esclusiva e 3 in coabitazione che ne valgono almeno altri 70. Sky 750 milioni per tutte le gare su piattaforma satellitare e la produzione di una canale della Lega che potrebbe garantire ai club un incasso tra i 50 e i 70 milioni cedendo i pacchetti a vari operatori telefonici e internet.

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La mossa di Sky

Sky però si è offerta di anticipare oltre 505 milioni di euro in un'unica soluzione ed entro 3 giorni in caso di assegnazione dei diritti. La piattaforma di Comcast ha messo sul tavolo 375 milioni che rappresentano il 50% di quanto previsto dall'offerta Sky, annua, per il pacchetto su cui la media company ha puntato, oltre ai 130 milioni di euro dell'ultima rata dello scorso campionato rimasta non pagata e oggetto di controversia fra Sky e la Lega.Un impegno, questo di Sky, che la media company guidata da Macimo Ibarra ha legato alla volontà di valorizzare il rapporto storico con la Lega, puntando a evidenziare la propria affidabilità come partner. In questo quadro è maturata la decisione di un sostegno pensato «per assicurare alla Lega le più ampie garanzie finanziarie» e contribuire ulteriormente alla sostenibilità dei club in questo momento.

La chiusura ai fondi

Il tutto di fatto chiudendo le porte all’attuale offerta da parte dei fondi di private equity per entrare nella nuova Media Company («questa opportunità di sviluppo non è, allo stato attuale, più praticabile») ma provando a mantenere aperta l’ipotesi di una nuova trattativa con la cordata formata da Cvc, Advent e Fsi con al centro però solo lo sviluppo a livello internazionale, come sta avvenendo per la Bundesliga che la lanciato una manifestazione di interesse sul tema estero. Una posizione quindi netta da parte di queste sette società, in uno schieramento a cui nell’ultima assemblea si erano aggiunte anche Milan, Cagliari e Udinese. In ogni caso, occorrendo 14 voti per dare seguito all’attuale proposta, su cui dallo scorso anno Dal Pino si è speso fortemente, il no dei 7 club già esplicitato sembra porre una pietra tombale.

Il fronte dei club medio-piccoli

A fare da contraltare alla situazione resta tuttavia il fronte delle medio-piccole guidato da Massimo Ferrero, che non solo ha chiesto il rinvio della riunione di domani («non si può prendere una decisione così importante al telefono» le sue parole all'ANSA, con riferimento al fatto che si svolgerà in videoconferenza) ma ha anche voluto puntare sull'aspetto strategico dell'operazione con i fondi: «Se arriva qualcuno che investe nel calcio in questo preciso momento significa che il calcio è ancora appetibile. In tempo di covid sembra una manna di Dio. Ti possono dare una gestione importante, una visibilità a livello mondiale e quindi portare la Serie A dove si merita»,ha spiegato.

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