50 anni

Divorzio: come ha cambiato la famiglia italiana

Tra le ricerche più cliccate su Google, in Italia e in riferimento al divorzio, oggi, compare: “Crescere figli felici dopo un divorzio”. Ecco il dilemma.

di Giusy Rosamondo

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(Gettyimages)

3' di lettura

Oggi, a distanza di cinquant'anni ci si chiede se l'introduzione del divorzio abbia raggiunto il suo obiettivo, cioè modernizzare l'Italia, gli italiani e il matrimonio italiano.

Sicuramente il divorzio ha permesso di avere una scelta, giusta o sbagliata che sia, rappresentata dall'opportunità di esprimere la propria libertà di azione.

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Ricontrattare un patto

Non vi è più la rassegnazione verso una vita segnata da valutazioni sbagliate, ma l'opportunità di ricontrattare un patto e scioglierlo al bisogno, attivando di fatto la coppia a mantenere alta la motivazione iniziale. Il divorzio sembra rappresentare oggi più uno strumento di uscita da crisi dovute, non ad un patto coniugale in cui i ruoli rigidi creano problemi, ma a fattori stressanti ambientali che non si riescono a fronteggiare. E' pur vero che il convincimento di poter sciogliere con facilità l'unione porta anche a scelte istintive e poco ragionate, per cui ci si sposa con la stessa facilità con cui si può divorziare, creando dinamiche familiari difficili in cui le spese le fanno soprattutto eventuali figli.

L'emancipazione femminile

Con l'emancipazione femminile le donne iniziano a lavorare e questo cambia radicalmente gli equilibri domestici. Le boomers sono quelle che hanno subìto di più le conseguenze di tali sconvolgimenti: se volevano entrare nel mondo del lavoro, dovevano comunque provvedere alla casa e ai figli in maniera esclusiva. Il divorzio ha rappresentato uno strumento per risarcire queste donne bioniche da un carico troppo gravoso per essere sostenuto nel lungo periodo.

Oggi, a 50 anni dalla legge sul divorzio, l'assetto della famiglia è profondamente cambiato: si lavora entrambi e i ruoli sono versatili. Anche un padre può occuparsi dei figli e della casa, nella logica della collaborazione. Infatti lavori precari e instabili, molto più presenti, richiedono un profondo adattamento per entrambi i partner.Inoltre ciò che fa spesso pensare al divorzio è vedere il matrimonio diventare la tomba dell'amore quando l'abitudine e la routine, fatta di questioni emergenti, hanno il sopravvento. Ma se ci si ritaglia del tempo, attenzioni e interesse per l'altro, il divorzio può non servire.

Un tempo programmato e calcolato, perché se si dedica alla coppia il tempo rimanente, si avrà la scoperta amara che quel tempo non esiste. Paradossalmente gli uomini sono spesso quelli più attaccati alla famiglia e alla sua conservazione. Nella pratica clinica si incontrano di frequente mariti lasciati da mogli che devono ricominciare ad avere una vita da single e lo fanno controvoglia. Le donne che incontrano sono spesso anche loro divorziate o separate, con un certo grado di aggressività e alla ricerca di un soddisfacimento immediato. Non c'è la voglia di ricominciare una nuova storia, ma solo esercitare la libertà sessuale al tempo di Tinder. Spesso gli uomini sono spaventati da questa eccessiva “emancipazione” che finisce solo per scimmiottare un comportamento maschile sessista.

Il dilemma

La virilità del maschio viene spesso minata, creando problematiche relazionali importanti e la richiesta di trattamenti per curare l'impotenza.Tra le ricerche più cliccate su Google, in Italia e in riferimento al divorzio, oggi, compare: “Crescere figli felici dopo un divorzio”. Ecco il dilemma. Naturalmente i figli vogliono una famiglia unita e che sia un riferimento stabile per loro, quindi il divorzio rappresenta una grossa frattura che va gestita e non ignorata. E' un momento delicato di profondi adattamenti che vanno spiegati e non solo fatti vivere. Figli, grandi o piccoli che siano, hanno bisogno di capire. Spetta a mamma e papà dare spiegazioni e rassicurare su un futuro che appare alquanto instabile. Possono coesistere versioni differenti e spesso contraddittorie della stessa storia, ma dobbiamo considerare che i figli sono testimoni diretti degli eventi e che se chiamati a schierarsi, non possono decidere se voler bene a mamma o a papà. E' una scelta impossibile che crea molte fratture.Per questo assistiamo al fiorire di strumenti psicologici di supporto al divorzio: terapeuti familiari, mediatori e quant'altro, nella logica di preservare una comunicazione della coppia che mantenga un parere condiviso sulla genitorialità, laddove la coniugalità è compromessa.


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