Consorzi

Doc Sicilia punta sul bio. E il cambio di marcia 2021 limita i danni da lockdown

Sull’isola il 34% della superficie biologica nazionale. Da gennaio a maggio crescita del 6% sullo scorso anno

di Antonio Schembri

Il vino siciliano punta sulle varietà autoctone

3' di lettura

Oltre 41 milioni di bottiglie di vino immesse nel mercato italiano e internazionale da gennaio a maggio di quest'anno. E una crescita, sempre del prodotto imbottigliato, del + 6% rispetto allo stesso periodo del 2020. È il dato che, a seguito della riapertura di ristoranti e wine bar, fotografa la ripartenza delle aziende vitivinicole siciliane aderenti al Consorzio di tutela Doc Sicilia, dopo la sofferenza commerciale, comunque limitata a un calo del 5%, causata dagli stop dell'emergenza sanitaria.

Lo scorso anno, infatti, l'unione regionale dei viticoltori, vinificatori e imbottigliatori che promuove i territori di produzione siciliani, aveva fatto segnare, tra gennaio e maggio, un totale di 38milioni e 770mila bottiglie.

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«Sono riscontri incoraggianti che confermano la validità della rinnovata strategia di promozione portata avanti dal Consorzio, che adesso coinvolge una filiera di 8.354 viticoltori e 461 aziende imbottigliatrici», commenta il presidente Antonio Rallo. A fronte dei 96milioni di bottiglie commercializzate nel 2019, l'anno scorso la produzione Doc Sicilia era scesa a poco più di 90milioni di pezzi.

«Con questo cambio di marcia abbiamo intanto recuperato del tutto il calo causato dai lockdown. E contiamo di chiudere l'anno in corso quantomeno confermando questo trend di ripresa all'insegna della sostenibilità e della valorizzazione della biodiversità», continua Rallo.

La sostenibilità

Riguardo al primo obiettivo parlano sempre i numeri. La Sicilia detiene il vigneto bio più grande d'Italia, pari al 34% della superficie biologica nazionale, il doppio di quello della Puglia, la regione che segue in questo specifica graduatoria. «Inoltre più del 75% della superficie vitata dell'isola viene coltivato selezionando e riducendo al massimo l'utilizzo di fitofarmaci», aggiunge Rallo.

L’anno scorso con la nascita della Fondazione SOStain Sicilia, la Doc regionale ha avviato un progetto che impegna le aziende aderenti a combinare queste buone pratiche in vigna con l'obiettivo di migliorare la propria sostenibilità energetica e idrica.
Sul fronte della biodiversità, invece, il piano di lavoro segnato con l'assessorato all'Agricoltura della Regione Siciliana riguarda l'intero patrimonio di varietà autoctone evolutesi in 25 secoli di viticoltura siciliana: più di 70 vitigni, di cui ancora solo una decina vengono oggi coltivati.
Più in dettaglio questa pianificazione punta a salvaguardare le antiche varietà per poi, dopo aver valutato le caratteristiche di ciascuna, selezionarne dei cloni. «Su questi poggerà la speranza di ulteriori buoni risultati qualitativi e commerciali del vino isolano», dice Rallo.

Le varietà

A trainare la produzione del brand regionale continuano a essere i più celebri tra i vitigni autoctoni: il Nero d’Avola, tra i rossi e il Grillo, tra i vini bianchi. Ancora tra i rossi riscontri positivi arrivano dai vini Frappato, mentre tra gli altri a bacca bianca le richieste si spalmano anche sullo Chardonnay e il Catarratto, una delle specie più coltivate in Italia e la più diffuso in Sicilia, con oltre 30mila ettari di vigneto dedicato. A muovere in particolare la domanda di questo vitigno, rientrante nella base ampelografica di diversi vini siciliani Dop, sono in particolare le 3 tipologie unificate nella varietà del “Catarratto lucido”, ossia lo Spargolo, il Serrato e il Catarratto extra lucido.Per la Doc Sicilia, oggi la quarta associazione regionale di tutela, dietro quelle del Prosecco, del Pinot Grigio e dei vini d'Abruzzo, il mercato nazionale resta l'ambito di maggior riferimento.

Le esportazioni

Dal canto suo l'export conferma gli sbocchi commerciali della produzione nazionale di vino: Stati Uniti in testa, seguiti da Gran Bretagna, Germania e la Svizzera, dove è alta la domanda di vini italiani di alta qualità. Le aspettative si concentrano comunque su un futuro prossimo che parlerà sempre più cinese.

Lo scorso fine settimana Doc Sicilia è stato uno tra i 5 consorzi che hanno partecipato al Vinitaly Opera Wine, primo evento svoltosi in presenza dopo quasi un anno e mezzo che alla Fiera di Verona ha coinvolto quasi 70 aziende e oltre 300 tra operatori e buyer selezionati dall'Ice, giunti da 13 nazioni europee ed extra Ue. Un'occasione per presentare un programma estivo di master class. La prima è fissata per il 2 luglio proprio in Cina, a Xi'an (l'antica città che segna il punto più orientale della Via della Seta) mentre altre, in corso di definizione, seguiranno in metropoli come Qingdao, Chongqing e Tianjin.

Già fissato invece l'appuntamento al Wine to Asia di Shenzhen (uno dei principali eventi di settore in Oriente), dove dal 12 al 14 agosto sono previste due masterclass sul vino siciliano guidate da sommelier, ristoratori, importatori e distributori cinesi.

Negli Usa, dove le importazioni annue di vino italiano fatturano 1,6 miliardi di euro, il Consorzio Doc Sicilia porta invece avanti nuove campagne di comunicazione e promozionali con le agenzie Current Global e Colangelo & Partners. Prossimo appuntamento il 30 giugno, per un webinar su sostenibilità e diversità dei vini Doc Sicilia. A moderarlo sarà Jeff Porter, sommellier americano con una lunga esperienza in alcuni tra i migliori ristoranti italiani negli Stati Uniti.

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