ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùMutazione strutturale

Dopo la pandemia e con la crisi in Ucraina l’Europa torna al centro

A guidare le nuove strategie di internazionalizzazione saranno gli aspetti geopolitici, la logistica, la valuta e la condivisione di valori

di Chiara Bussi

2' di lettura

La riscoperta dell’Europa. Dopo gli scossoni della pandemia e la nuova instabilità causata dalla guerra tra Russia e Ucraina, il Vecchio Continente torna al centro delle strategie di internazionalizzazione delle imprese del made in Italy.

«È in atto – spiega Claudio Colacurcio, partner di Prometeia – una mutazione strutturale. In seguito alla crisi del 2009 abbiamo assistito a un’internazionalizzazione guidata dalla crescita economica. Oggi a pesare sulle scelte delle imprese sono soprattutto i fattori geopolitici legati al conflitto in corso, insieme alla sicurezza delle filiere e alla logistica, due tematiche cruciali emerse durante la pandemia».

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Per il settore dell’arredamento e illuminazione la riscossa è cominciata già nel 2021, quando in alcuni Paesi le esportazioni hanno ampiamente superato la performance del 2019. Spicca tra tutti la Francia: secondo le elaborazioni del Centro studi di FederlegnoArredo si è confermata il primo mercato di destinazione in assoluto con l’export italiano che ha raggiunto 2,25 miliardi di euro, il 23,9% in più rispetto al 2020 e con un balzo del 15,6% rispetto al periodo pre-pandemia. La crescita è stata a due cifre anche in Germania, seconda meta per il design made in Italy, che ha segnato una crescita di quasi il 15% rispetto all’anno precedente e del 14,1% se confrontata con il 2019. A mettersi in evidenza sono stati anche il Belgio (+20% rispetto al 2019) e la Danimarca (+22%), dove gli scambi sono però ancora contenuti.

A premiare nel prossimo biennio saranno soprattutto, dice Colacurcio «la prossimità geografica, la regolamentazione, il coordinamento delle politiche nell’ambito dell’Unione europea e l’effetto-cambio, con l’euro (nei 19 Paesi che fanno parte dell’area) che metterà al riparo dalla volatilità. In particolare per il mondo dell’arredo e del design l’area europea è una destinazione con maggiori affinità culturali con il vivere italiano e una condivisione di valori, come la sostenibilità». Tutti fattori, aggiunge, «che dovrebbero consentire alle aziende italiane del settore di compensare proprio su questi mercati le perdite che sono destinate a subire in Russia».

A dare maggiori soddisfazioni sarà, secondo la società di consulenza, soprattutto un gruppo di cinque Paesi della “vecchia Europa”: Spagna, Francia, Germania, Belgio e Olanda. I primi due, insieme all’Olanda, secondo la Commissione Ue registreranno quest’anno una crescita del Pil oltre la media europea con punte del 4% per Madrid. La Germania, nonostante la frenata del Pil all’1,9% prevista per quest’anno, ma in recupero nel 2023, fa notare Colacurcio, «resterà un mercato rilevante per l’export dell’arredo made in Italy».

Restano però due principali rischi che potrebbero scompigliare le carte. «Una durata più lunga del previsto della guerra, oltre il 2022 - conclude Colacurcio - e l’attuazione dei Pnrr nazionali con un focus esclusivamente sull’energia trascurando i pilastri della digitalizzazione e della sostenibilità».

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