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È caccia ai pezzi unici, da Ponti a Bellini

Design storico. Aumenta la richiesta di oggetti originali dei maestri. Dopo gli anni 50-60, l'onda dei 70-80

di Giovanna Mancini

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Design storico. Aumenta la richiesta di oggetti originali dei maestri. Dopo gli anni 50-60, l'onda dei 70-80


4' di lettura

Se il mondo dell’arredo-design, negli ultimi anni, ha spostato sempre più la propria attenzione dall’oggetto al progetto, proponendo al mercato soluzioni abitative complete, ambienti coordinati al proprio interno o anche tra di loro, la passione per il “pezzo unico”, per l’icona, il capolavoro, l’oggetto raro o particolare non è affatto venuta meno.

Anzi. Forse proprio per rompere l’uniformità di questi sistemi “total look”, è cresciuto contestualmente il mercato del cosiddetto design storico, o d’autore (attenzione a non chiamarlo «modernariato», termine che molti esperti associano più che altro al “vecchiume”). Quella produzione di mobili e complementi per la casa, per intendersi, che va dai primi decenni del Novecento, ma soprattutto dal secondo Dopoguerra, fino agli anni Settanta e Ottanta e che fa riferimento a progettisti universalmente riconosciuti come «maestri»: Gio Ponti, Ico Parisi, Paolo Buffa, Fausto Melotti, i BBPR, Franco Albini, Vico Magistretti, fino a Ettore Sottsass, Mario Bellini, Tobia Scarpa, Gabriella Crespi – solo per citare gli autori italiani più ricercati e venduti. (Nella foto la poltrona P40, una icona del design italiano, data 1955, disegnata da Osvaldo Borsani per Tecno).

Gli anni 50 e 60 del Novecento sono stati a lungo quelli più richiesti e pagati: arredi e lampade in stile sofisticato, dalle linee pulite e minimali, tipici delle abitazioni borghesi di quel periodo, soprattutto nella Milano e nel Nord Italia, che ben si adattano e integrano con il gusto anche oggi di moda. Tanto che le stesse aziende produttrici, fiutando la tendenza, da un po’ di tempo hanno cominciato a rieditare prodotti del proprio catalogo (o di altri marchi) appartenenti a quegli anni.

I due fenomeni, quello dell’interesse per il design storico e quello delle riedizioni, sono infatti connessi, fa notare Andrea Gianni, architetto e titolare della Galleria Subalterno di Milano, non senza una nota di rammarico: «Tutto questo interesse per gli arredi del recente passato mi sembra dovuto a un vuoto del design contemporaneo», osserva. Dello stesso parere è anche Marco Romanelli, progettista e critico del design: «Oggi nel furniture design si è abbandonata la logica del “pezzo” - spiega –: le aziende propongono ormai sempre più spesso sistemi di interior. Il pezzo unico, come era inteso una volta, diventa perciò l’oggetto storico. Come se le imprese e i progettisti oggi avessero abdicato alla sfida di disegnare il capolavoro, delegando questo compito al design storico e alle riedizioni».

Gli anni 50 e 60, dicevamo. Poi però il mercato si è un po’ saturato e l’attenzione ha cominciato di recente a spostarsi verso gli anni 70, afferma Nina Yashar, fondatrice e titolare della galleria milanese Nilufar, con 40 anni di esperienza nel settore: «Sono certa che presto ci sarà un ritorno agli anni 80», aggiunge, spiegando che, a fare le tendenze, sono ancora oggi soprattutto le riviste di settore e i decoratori d’interni internazionali, ormai veri e propri influencer sui social, che frequentano le gallerie e le aste per conto dei propri clienti, per lo più stranieri.

Il successo del design d’autore è in parte dovuto al fatto che rappresenta un ottimo punto di convergenza tra i collezionisti o gli appassionati di oggetti d’arte e rari e una clientela benestante che cerca oggetti di valore in grado di integrarsi nelle proprie case in maniera naturale, senza stonare con il contesto generale. Anche per questo, fa notare Romanelli, «il design cosiddetto pop o radicale non è mai diventato di tendenza e difficilmente accadrà. Non si armonizzerebbe con lo stile bon ton, un po’ vittoriano, che prevale nelle abitazioni alto-borghesi di coloro che, di fatto, possono permettersi questi oggetti».

Sì, perché i prezzi non sono distanti da quelli dell’arte. Molto dipende dall’autore, ovviamente, dal periodo e da quanti pezzi di un determinato oggetto sono in circolazione (o si presume che lo siano), spiega Piermaria Scagliola, responsabile dipartimento Design della Casa d’Aste Cambi di Genova (con sedi a Milano, Roma, Torino e Londra). «Noi abbiamo diviso il nostro catalogo in tre settori, Fine Design, Design 200 e Design. Quest’ultimo ha oggetti che vanno dai 500 euro ai 10mila, ma nel Fine Design parliamo di tutt’altre cifre». Si può partire da 3-5mila euro ma non si sa dove si arriva: il record della casa d’aste genovese è stato raggiunto da un tavolino di Gio Ponti del 1930 venduto a 387.500 euro. E se Ponti è ormai una superstar, anche i più recenti Bellini o Crespi non deludono, con quotazioni fra i 30mila e i 40mila euro.

Ma si può arredare casa con pezzi d’autore originali anche senza arrivare a questi eccessi: «Il mio consiglio è di cercare, tra i pezzi fuori produzione, quelli che ancora non hanno subito l’onda del mercato - suggerisce Romanelli –: prescindere dallo status symbol e scegliere in base al proprio gusto, non imitando le riviste o seguendo le mode». Un altro spunto interessante arriva da Luisa Delle Piane, titolare dell’omonima galleria milanese, fondata 50 anni fa: «Il mercato oggi sta andando verso gli anni 70 e 80, ma io amo molto anche i primi del Novecento – dice – e al tempo stesso mi piace scoprire designer nuovi o di altri Paesi, meno conosciuti da noi. Ecco, io consiglio proprio questo: mixare tra pezzi del passato e pezzi contemporanei, scegliendo non necessariamente icone, ma oggetti particolari, magari in serie limitata».

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