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Effetto pandemia e politiche dei luoghi spingono le cooperative di comunità

Il 57% delle coop di comunità è nato tra il 2018 e 2020, molte in Abruzzo e Toscana. Nascono dagli abitanti dei territori e producono beni e servizi

di Alessia Maccaferri

3' di lettura

Le prime sono nate circa 30 anni fa quando nessuno parlava dei «borghi» e lo smartworking non esisteva. Sono le cooperative di comunità, organizzazioni che propongono modalità inedite di produzione del valore economico e di relazione. Un fenomeno che, complice la pandemia e nuove politiche territoriali, ha avuto una crescita recente: nell'ultimo triennio (2018-2020) ne sono nate il 57% rispetto alle 108 complessive mappate da Aiccon e altre sette sono state create dopo la chiusura del report.

A vantaggio della comunità locale

Sono piccole comunità profetiche animate dal desiderio di rianimare territori spopolati o colpiti dal declino, Le cooperativa di comunità hanno come obiettivo quello di produrre vantaggi a favore di una comunità alla quale i soci promotori appartengono o che eleggono come propria. Lo fanno attraverso la produzione di beni e servizi, dal turismo alla vendita dei prodotti tipici. Due terzi sono localizzate nelle aree interne. A differenza di molte operazioni immobiliari sui “borghi”, le cooperative di comunità nascono dagli abitanti del luogo e la ricchezza resta sul territorio. La prima cooperativa è quella di Succiso sull'Appennino Tosco-Emiliano. Il paesino, messo alla prova prima dalle frane e poi dallo spopolamento, non si è arreso alla chiusura dell'ultimo bar. E 31 anni fa ha invertito la rotta con la forza di volontà di quattro giovani che via via hanno coinvolto la cittadinanza. La cooperativa di comunità La valle dei Cavalieri (la metà degli abitanti sono soci) oggi ha anche un agriturismo, un ristorante con camere, un allevamento di pecore con vendita di pecorino Dop e gestisce il primo centro visite del parco regionale Il Gigante. Non solo. Ha acquistato un pulmino per il trasporto scolastico, il rifornimento dei medicinali per gli anziani.

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Il picco proprio nell’anno della pandemia

Nel triennio 2018-2021 l’incremento«esponenziale» del fenomeno è trainato da Toscana (9 su 49) e Abruzzo (19 sulle 49 create nel 2020). Considerando il numero di coop di comunità rispetto agli abitanti, seguono Liguria, Molise e Umbria.

Nonostante la pandemia, nel 2020 si osserva il picco di realtà di nuova costituzione perché questo trend e le sue caratteristiche geografiche sembrano evidenziare uno sviluppo policy based supportato e promosso sia dai bandi pubblici (es bando della RegioneToscana «Sostegno alle cooperative di comunità di cui all'art 11 bis L R 73 2005 »),che dai fondi mutualistici delle centrali cooperative per la promozione del tema.

«Quando le politiche di sviluppo locale trasformano la spesa pubblica in investimento nelle imprese di comunità i risultati ci sono, come vediamo - commenta Paolo Venturi, direttore di Aiccon che firma con Serena Miccolis il report “Economie di luogo: Fotografia e dimensioni qualitative delle cooperative di comunità” - In secondo luogo, anche il Covid ha reso esplicito che i processi di rigenerazione nascono dall’intraprendenza delle comunità, che a loro volta sono diventate più consapevoli, prendendosi anche rischi che prima non si prendevano. Infine abbiamo visto che i flussi ritornanti e una diversa idea di benessere rendono questi luoghi, pur sempre vulnerabili, ma desiderati da parte di molti».

Molto turismo e cultura

«L'azione di queste organizzazioni sembra concentrarsi molto più sugli asset naturali e culturali del territorio, che sull'offerta di servizi classici l'ambito di intervento prevalente» si legge nel report. Il turismo che caratterizza il 60% delle realtà, seguito dalla conservazione e tutela ambientale 47% e dall'agricoltura 38 per cento. Le cooperative mappate si caratterizzano per basi sociali con un basso numero di componenti infatti solo poco più di 1 3 delle realtà 35 hanno più di 50 soci. Quasi la metà delle cooperative 49 hanno fino a 25 soci e il restante 16 è composto da realtà con un numero di soci compreso tra 26 e 50.

Quale impatto hanno sul territorio?

Le aree di impatto su cui sembra insistere maggiormente la capacità trasformativa delle organizzazioni sono date dalla valorizzazione del territorio attraverso filiere ed economie di luogo in settori diversi dal turismo su cui agiscono 4 cooperative su 5 (80%) e dalla rigenerazione del patrimonio immobiliare, artistico, culturale e naturale (77%). Segue in terza posizione una dimensione di cambiamento relativa al benessere comunitario perseguito attraverso lo sviluppo di socialità e la promozione di occasioni di vita comunitaria (area su cui impattano circa 3 coop su 5).

Riproduzione riservata ©

  • Alessia MaccaferriCaposervizio Nòva 24 - Il Sole 24 Ore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: italiano, inglese

    Argomenti: innovazione sociale, impact investing, filantropia, fundraising, smart cities, turismo digitale, musei digitali, tracciabilità 4.0, smart port

    Premi: Premio Sodalitas (2008), premio Natale Ucsi (2006), European Science Writer Award (2010)

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