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Elezioni: ecco chi deve raccogliere le firme e chi no. C’è tempo fino al 21 agosto

Prima del deposito delle liste ci sarà però quello dei contrassegni elettorali, che avverrà dal 12 al 14 agosto al Viminale

Elezioni, le regole per il deposito dei simboli al Viminale

3' di lettura

La soglia che consente di poter presentare le liste dei candidati e partecipare alle elezioni politiche è di almeno 36mila firme. Una necessità che non vale però per tutti. A stabilirlo sono le norme che regolano le procedure elettorali e che sono state riviste alla luce della modifica costituzionale che ha ridotto il numero dei Parlamentari, portandolo a 600 e costringendo ad una revisione dei collegi elettorali. Prima del deposito delle liste ci sarà però quello dei contrassegni elettorali, che avverrà dal 12 al 14 agosto al Viminale. La finestra per la presentazione delle liste con le candidature si aprirà tra le 8 del 20 agosto e le 20 del 21 agosto, presso le cancellerie delle Corti di appello.

La raccolta delle firme

La legge - il Decreto del presidente della Repubblica 361 del 20 marzo 1957 - stabilisce però che prima di arrivare alla consegna dell’elenco dei candidati, i partiti devono raccogliere le firme da presentare insieme ai documenti per le liste. Una corsa contro il tempo, alla luce del fatto che tutto deve esser completato in meno di due settimane. E il “quantum” delle firme è legato al numero di collegi plurinominali definiti nella legge elettorale e diminuiti dopo i tagli del numero dei parlamentari.

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Le nuove regole

Prima del 2020 servivano, sia ad un partito che ad una coalizione, per i 63 collegi plurinominali alla Camera e per i 33 del Senato «almeno 1500 e non più di 2000» sottoscrizioni da parte di elettori iscritti nelle liste elettorali di comuni compresi nel medesimo collegio plurinominale o, in caso di collegio plurinominale compreso in un unico comune, iscritti nelle sezioni elettorali di tale collegio plurinominale». Dopo il voto referendario i collegi plurinominali per la Camera sono scesi a 49 e quelli per il Senato a 26. Per potersi presentare su tutto il territorio nazionale servirebbero, quindi, circa 73.500 firme.

Le firme necessarie

La legge dice però che «in caso di scioglimento della Camera dei deputati che ne anticipi la scadenza di oltre centoventi giorni, il numero delle sottoscrizioni è ridotto alla metà», dunque 750 firme per ogni collegio plurinominale. È necessario dunque raccogliere complessivamente 56.250 firme (36.750 per la Camera e 19.500 per il Senato); ma visto che chi firma per la Camera firma anche per il Senato, la soglia è di 36.750 persone che firmino le liste. Sottoscrizioni che devono essere autenticate da funzionari pubblici o notai e avvocati.

I partiti esentati

Nel decreto Elezioni, varato dal Governo il 5 maggio scorso, sono previste delle esenzioni: l’articolo 6 bis del provvedimento stabilisce che possono presentare le liste senza raccogliere le firme «i partiti o gruppi politici costituiti in gruppo parlamentare in almeno una delle due Camere al 31 dicembre 2021», dunque Pd, Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia, M5s, Liberi e Uguali, Italia Viva e Coraggio Italia. Un esonero che riguarda anche chi ha «presentato candidature con proprio contrassegno alle ultime elezioni della Camera dei deputati o alle ultime elezioni dei membri del Parlamento europeo spettanti all’Italia in almeno due terzi delle circoscrizioni e abbiano ottenuto almeno un seggio assegnato in ragione proporzionale o abbiano concorso alla determinazione della cifra elettorale nazionale di coalizione avendo conseguito, sul piano nazionale, un numero di voti validi superiore all’1 per cento del totale». È il caso, ad esempio, di +Europa, Centro democratico, Noi con l’Italia

Il caso di Azione

Senza +Europa, Azione deve raccogliere le firme in una settimana in tutti i collegi dello Stivale. Non è impresa facile. Nell’entourage dell’ex ministro Calendag spiegavano che la raccolta ci sarà, anche se non è indispensabile: «La legge ci esenta - è la versione dei calendiani - perché Azione, quando si chiamava “Siamo Europei”, ha ottenuto l’elezione di Calenda alle Europee”. Ma quel simbolo non è mai stato attestato. Il rischio che non venga riconosciuto dall’ufficio elettorale c’è. Si scoprirebbe alla presentazione delle liste e, andasse male, significherebbe game over. Ecco perché, «in via cautelativa», dicono in Azione, «raccoglieremo comunque le sottoscrizioni».

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