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Emergenza acqua arginata in due anni. Ma servono 3 miliardi per i desalinizzatori

«II Paese ha una carenza d’acqua potabile di circa 2,9 miliardi di metri cubi l’anno. Questo è il problema che in prospettiva dobbiamo affrontare».

di Laura Galvagni

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4' di lettura

Un intervento d’emergenza per evitare una crisi, quella dell’acqua, che altrimenti rischia di impattare su «un’intera generazione». È questa la filosofia alla base del piano che il gruppo Webuild ha messo nero su bianco per dare una risposta alla sete del Paese: 16 desalinizzatori per garantire la produzione di 1,6 milioni di metri cubi al giorno. Per un investimento complessivo, si stima, da 2,5-3 miliardi di euro. Questo solo per soddisfare da subito le necessità del periodo estivo ma per coprire il fabbisogno complessivo andrebbero realizzati almeno 80 impianti. A parlarne con Il Sole 24 Ore è Pietro Salini, amministratore delegato del gruppo di costruzioni che tra i suoi asset chiave può contare Fisia Italimpianti, leader mondiale del settore.

Il piano che proponete è compatibile con le necessità d’acqua che ha il Paese?
È evidente che siamo in una situazione di emergenza. E va affrontata tenendo ben presenti due aspetti: da un lato abbiamo un gap enorme rispetto al resto del mondo nella gestione, nel recupero, nella produzione e nella dispersione dell’acqua e questo è un fatto che viene da lontano. Dall’altro dobbiamo anche considerare come la utilizziamo: di quella potabile ne consumiamo il doppio rispetto alla Spagna. È chiaro che questo non è un problema che possiamo pensare di risolvere nel breve. La battaglia che stiamo conducendo contro il cambiamento climatico e il riscaldamento globale sarà lunga e senza soluzioni alternative rischiamo che un’intera generazione si trovi a dover soffrire di mancanza d’acqua. E allora prendiamo atto del fatto che siamo circondati dal mare e che abbiamo in casa una forte competenza nella desalinizzazione.

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Ma cosa proponete concretamente?
Abbiamo stimato che nel complesso il Paese ha una carenza d’acqua potabile di circa 2,9 miliardi di metri cubi l’anno. Questo è il problema che in prospettiva dobbiamo affrontare. Ma rispetto alle effettive necessità di carattere emergenziale possiamo gestire la situazione di crisi con la produzione di 1,6 milioni di metri cubi al giorno. Il che significa la realizzazione per la crisi stagionale di 16-18 dissalatori di media potenza, che impiegherebbero peraltro fino a 10 mila persone, con ricadute positive su reddito e lavoro, e che potremmo iniziare a realizzare subito in modo da farli diventare operativi nel giro di due anni. Ad oggi sono nove i capoluoghi che hanno l’acqua razionata. Non ci possiamo affidare alla buona sorte, sperando nella pioggia. La questione va affrontata e solo questo piccolo progetto potrebbe dare una risposta concreta a quel 30% della popolazione che soffre della mancanza di acqua potabile. Questa è la differenza tra civiltà e barbarie. Per questo siamo a disposizione del governo. Sappiamo che in queste ore sta nominando un commissario che avrà poteri speciali per superare tematiche di carattere burocratico e autorizzativo. E siamo pronti a collaborare con le Autorità locali che, per il tramite del commissario, dovranno coordinare trasporto e stoccaggio d’acqua.

Quanto costerebbe mettere in atto un simile piano e quali sarebbero poi i costi finali per i consumatori?
Ritengo che sulle isole potrebbero essere sufficienti anche impianti di piccole dimensioni mentre per la Sicilia va immaginato un intervento più strutturale. Il costo dell’acqua desalinizzata si attesta attorno ai 2-3 euro al metro cubo, certo noi oggi la paghiamo circa 1,5 euro ma il prezzo di un metro cubo di acqua trasportata via nave si aggira su 13-14 euro. Per giunta se si guarda il resto d’Europa, in Germania si raggiungono i 7 euro al metro cubo, in Spagna 4 euro e in Francia 3 euro. Tra l’altro non è più sostenibile pagare così poco l’acqua e perderne la metà: le nostre reti idriche in alcune zone hanno un tasso dispersione superiore al 50%.

Parlando d’Europa, un recente studio della società di consulenza Althesys ha evidenziato i benefici della desalinizzazione indicando la Spagna come esempio positivo.
In Europa sono soprattutto i paesi mediterranei quelli maggiormente interessati alla desalinizzazione, che effettivamente ha conosciuto un notevole sviluppo soprattutto in Spagna, dove nel 2021 risultano installati 765 impianti, tra cui anche opere di grande taglia al servizio di aree urbane importanti come Barcellona. In Italia possiamo contare su appena 400 milioni di metri cubi d’acqua desalinizzata contro i 6 miliardi della penisola iberica, è un gap enorme, di circa sette volte. Da noi vale appena il 4% mentre lì conta per il 56% e in Australia per il 26%. È una mancanza di visione non utilizzare l’acqua marina che ci circonda.

Ma in altri paesi come siete intervenuti?
Fisia fino ad oggi ha realizzato impianti per il trattamento delle acque e per la dissalazione con una produzione pari a 6 milioni di metri cubi al giorno, sufficiente per andare incontro alle esigenze di 20 milioni di persone. Nel 2016 abbiamo completato un progetto assai complicato per dissetare la città di Las Vegas: un tunnel idraulico. L’intervento garantisce la fornitura di acqua potabile a quasi 2 milioni di residenti attraverso un articolato sistema di prelievo e trasporto delle acque del Lake Mead. Ma siamo anche leader in Medio Oriente dove siamo riusciti a strappare le terre al deserto.

Che aiuto può arrivare dal Pnrr?
L’acqua è uno dei temi tipicamente legati alla resilienza, è l’oggetto principale. Concretamente al momento il Pnrr individua quattro voci di investimenti con lo scopo di garantire «sicurezza dell’approvvigionamento e gestione sostenibile delle risorse idriche lungo l’intero ciclo» per uno stanziamento totale di 4,38 miliardi, di cui circa il 51% nel Mezzogiorno.

A proposito di Pnrr, l’asta andata deserta per la diga di Genova è un segnale da cogliere? Si rischia la paralisi dei progetti?
Bisogna rendersi conto che le valutazioni fatte un anno fa non sono più attuali ai prezzi di oggi. Tutti auspichiamo che i prezzi tornino quelli di prima ma nel mentre va ripensato lo schema: vanno fatte delle stime capienti e inserite delle formule che permettano di rivedere periodicamente le condizioni per non dare a nessuno vantaggi aggiuntivi. Va trovato un equilibrio tra le parti. Il bando in ogni caso prevedeva anche una negoziazione diretta. Credo che il commissario avvierà una trattativa con le imprese, e noi ci saremo, per portare a compimento questa opera e metterci di nuovo a disposizione della città.

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