Finanza sostenibile

Esg, è arrivato il momento della S. Ecco i quattro pilastri della tassonomia sociale

Gli esperti di Bruxelles hanno elaborato il primo documento relativo alla classificazione sociale. Sono 61 pagine all’esame della Commissione Ue

di Vitaliano D'Angerio

(AFP)

2' di lettura

La lotta al cambiamento climatico è al centro del dibattito internazionale e soprattutto europeo. Le immagini dell’alluvione in Germania e degli incendi nel nord ovest degli Stati Uniti hanno reso chiaro, se ve ne fosse stato ancora bisogno, che il riscaldamento globale è un fenomeno più che attuale. Allo stesso tempo però non deve passare in secondo piano la dimensione “S” dell’acronimo Esg. A rimettere al centro anche tale aspetto ci hanno pensato gli esperti incaricati dalla Commissione Ue (presieduta da Ursula Von der Leyen) di occuparsi della tassonomia sociale. Dopo quella green, arriverà dunque un’altra classificazione per gli investimenti finanziari.

I quattro pilastri del documento

Il documento di 61 pagine è stato diffuso a inizio luglio. I riferimenti alla base del report elaborato dalla “ Piattaforma sulla finanza sostenibile ” (è il nome del gruppo di esperti) sono i seguenti:

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1) la Dichiarazione universale dei diritti umani

2) La Dichiarazione dell’Ilo, l’Organizzazione internazionale del lavoro, sui principi e i diritti fondamentali del lavoro

3) I principi guida per il business e i diritti umani e infine

4) Le linee guida dell'Ocse per le imprese multinazionali

Gli investimenti da fare

La Banca Mondiale ha messo in evidenza l’aumento del tasso di povertà al livello mondiale: nel report dello scorso anno dal titolo Poverty and Shared Prosperity”, viene sottolineato che il Covid-19 ha spinto fra 88 e 115 milioni di persone nella fascia di estrema povertà, che si verifica quando un individuo è costretto a vivere con meno di 1,90 dollari al giorno.

C’è dunque molto da fare e da investire se si vogliono raggiungere gli obiettivi dell’Agenda 2030 dell’Onu che non sono relativi soltanto al clima, anzi. «Saranno necessari tra i 3,3 e i 4,5 trilioni di dollari l’anno per raggiungere i 17 goal dell’Onu – scrivono gli esperti della Piattaforma sulla tassonomia sociale dell’Ue –. Attualmente, a livello di investimenti pubblici e privati relativi agli Sdg’s, i Paesi sviluppati sono davanti a un gap di finanziamento pari a 2,5 trilioni di dollari».

In questa cornice, l’Europa ha fatto la sua parte con le emissioni delle obbligazioni Sure create per alleviare le conseguenze sulla popolazione del Covid-19.

Fra climate change e tassonomia sociale

Gli eventi estremi climatici incombono. Allo stesso tempo, e in parallelo, c’è un problema di tenuta sociale molto forte e il Covid-19 ha acuito tale situazione. Come si dovrà procedere e qual è il ruolo degli investitori finanziari? «Poiché il cambiamento climatico è diventato una priorità per la maggior parte degli stakeholder delle istituzioni finanziarie, ora è il momento di agire», spiega Stephanie Lipman, Esg Analyst del gruppo di risparmio gestito La Française.

Stesso discorso sul versante sociale: «Anche i tanto necessari elementi sociali che completano gli obiettivi ambientali stanno salendo nella lista delle priorità – aggiunge Lipman –. Per esempio, la Commissione europea sta cercando suggerimenti sull’estensione della tassonomia agli obiettivi sociali. Il collegamento implicito con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Onu sembra ovvio. La tabella di marcia è chiara. Il finanziamento della transizione è un programma pluriennale su vasta scala. Mentre oggi l’attenzione si concentra sul cambiamento climatico, la portata è più ampia. Una tendenza secolare si manifesta come un’opportunità per il settore finanziario di giocare un ruolo cruciale come abilitatore di un’economia più sostenibile».


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