Calcio

Europei 2020: Italia-Inghilterra e il tifo che divide Londra, Roma e Bruxelles

Nella finale a Wembley domenica sera si riverbereranno le tensioni della Brexit e la diversa gestione del Covid e della sua temuta variante Delta

di Dario Ricci

Europei, Verratti: "Sara' una partita storica, il nostro sogno fin da bambini""

4' di lettura

Più di una partita. Una sfida tra mentalità, modi di intendere la vita, organizzarla, progettarla diversi e contrapposti. Diciamo pure che tra Londra e Roma ci sono quasi due punti di vista agli antipodi sul mondo e molte altre cose. Per questo Inghilterra-Italia non può essere mai una partita “normale”. Loro i maestri del football, noi quelli che in Europa meglio hanno interpretato nella storia l’idea “sudamericana” del calcio, gioco sporco, specchio fedele della vita e delle sue contraddizioni, altro che l’algido fair-play dei sudditi di Sua Maestà (certo però se Sterling avesse detto all’arbitro che quello fischiatogli contro i danesi non era proprio il più solare dei rigori, chissà cosa gli avrebbero detto i connazionali…vabbè andiamo avanti…).

Non stupisca allora che a Wembley domenica sera si riverbereranno le tensioni della Brexit, la diversa gestione del Covid e della sua temuta variante Delta, mesi, anzi anni di tensioni che hanno scosso l’Europa geografica e politica da quando Londra decise di staccarsi dall’Unione Europea, con quel travagliato percorso compiutosi appena il 31 gennaio 2020.

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Boris Johnson e Mattarella

Curiosità solo a prima vista banale: come si saluteranno il premier inglese e il presidente italiano? Gomito contro gomito, come da protocollo ai tempi dei lockdown? Oppure pugno contro pugno, come farebbero due persone consapevoli (o magari almeno speranzose) che il peggio stia passando; o magari Johnson (che di certo vestirà la maglia dei Leoni d’Inghilterra) stenderà la mano per una calorosa stretta allargando sul volto libero da protezioni un ampio sorriso, mettendo così forse in imbarazzo il Presidente, che auspicabilmente comunque indosserà almeno una Ffp2?

I presidenti alle finali di calcio

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E dire che appena pochi giorni fa – ma sembrano passate settimane! – in una conferenza stampa ufficiale il premier Mario Draghi dichiarava che avrebbe fatto il possibile per non far disputare la fase finale dell’Europeo in un Paese ad alta diffusione della variante Delta, supportato in tale convincimento dalla cancelliera tedesca Angela Merkel, assisa al suo fianco (a rigorosa distanza di sicurezza, come imposto dai protocolli, appunto).

Insomma, come ahinoi abbiamo ormai ben capito, la pandemia oltre a dolori e sofferenze ci ha portato via la leggerezza dei gesti comuni e spontanei, per noi gente comune come per chi è chiamato a rappresentarci al livello più alto.

Regno poco Unito

Nell’Isola comunque, va notato che il fronte del tifo a sostegno dei Bianchi è tutt’altro che compatto. Secondo un sondaggio online condotto da Good Morning Britain, il 63% dei tifosi di Scozia, Galles e Irlanda del Nord sosterrebbe l’Italia. Le ragioni di questa antipatia sono simili da una nazione all’altra. «Il Galles ha sofferto secoli di oppressione da parte dell’Inghilterra, e il governo di Boris Johnson pensa a noi solo quando ha tempo – afferma la giornalista Laura Kemp nel quotidiano regionale Wales Online –. Per non parlare di quei “Neanderthal” che distruggono bar, piazze e giardini ovunque vanno», ha aggiunto parlando dei tifosi inglesi, della loro «arroganza» e «presunzione».

Il cuore della critica è inoltre rappresentato proprio da “Football’s coming home”, l’inno di Euro 1996, che è spesso cantata ora dai tifosi inglesi. Come fanno notare i critici, si tratta di una frase presuntuosa, dati i ripetuti fallimenti dell’Inghilterra da quando ha vinto (sempre a Wembley) la Coppa del Mondo del 1966. «Il calcio sta tornando a casa? Così l’Inghilterra sarebbe proprietaria di questo sport? Non credo», ha scritto l’ex internazionale scozzese e leggenda del Liverpool Graeme Souness sul Times.

Tifo politico

Insomma, non è escluso che da qualche finestra a Glasgow, Cardiff, Belfast o Dublino spunti qualche tricolore italiano, domenica sera. Senza dimenticare poi i veri e propri endorsement politici. Come quello fatto via Twitter dall’Ogra Sinn Fein, la sezione giovanile del Sinn Fein, il partito politico irlandese d’ispirazione indipendentista, repubblicana e socialista. Nel profilo ufficiale del movimento, subito dopo il successo dei Leoni sulla Danimarca che ha certificato la presenza della Nazionale di Southgate alla finale della competizione continentale, è comparsa una foto dell’undici dell’Italia, schierato a centrocampo per una foto prepartita in questi Europei.

Accompagnata alla foto, parte del testo di “Bella Ciao”, il canto popolare della Resistenza che in questi giorni si è trasformato in una sorta di inno non ufficiale per i supporter azzurri agli Europei, dopo essere stato cantato dai tifosi dell’Italia insieme agli spagnoli prima della semifinale ed essere stato rilanciato da un telecronista arabo in un surreale quanto appassionato commento alla rete decisiva segnata da Jorginho su rigore.

«Una mattina mi son svegliato, o bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao!» si è letto nei giorni scorsi nell’account ufficiale dell’Ogra Sinn Fein con tanto di bandiera tricolore e rimando al profilo Twitter dell’organizzazione “gemellata” dei Giovani comunisti italiani. Supporto ben accetto sotto il profilo calcistico, visto anche il motto del movimento: “Tiocfaidh ár lá”, frase gaelica traducibile con “Verrà il nostro giorno”, da sempre slogan del gruppo indipendentista irlandese che auspica la creazione di un’unica nazione fra Repubblica d’Irlanda e Irlanda del Nord. Frase che davvero può essere di buon auspicio per gli azzurri nella tana dei Leoni.

Tifosi eccellenti

Comunque, l’Italia avrà una tifosa davvero speciale in occasione della finale. Anzi due. Ursula Von der Leyen, la presidente della Commissione Europea, seguirà infatti la gara spereranzosa per i nostri colori. «Il cuore della presidente è con la squadra azzurra e domenica tiferà per l’Itali», ha detto il portavoce della Commissione europea, Eric Mamer, rispondendo a una domanda durante la conferenza stampa quotidiana a Bruxelles. Successivamente anche il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, si è unito: «Naturalmente sosterrà gli italiani domenica» nella finale di Euro 2020 contro l’Inghilterra e «farà con forza il tifo per la squadra Azzurra», riferisce il portavoce del leader belga, Barend Leyts.

Insomma, da divisi nel “sofagate” ad Ankara qualche mese fa - che aveva visto Von der Leyen relegata su un divano dal presidente turco Erdogan, con Michel seduto silente su una ben più comoda e autorevole poltrona - , i due si ritrovano riuniti dal tifo per gli Azzurri, rappresentanti stavolta di un’Europa che vuole prendersi - anche sul prato di Wembley - la rivincita sulla Brexit.


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