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Ex Ilva, spunta il salvataggio modello British Steel: ecco come funziona

A inizio settimana il governo incontrerà i consulenti Ernst and Young che hanno lavorato alla proposta di acquisto arrivata dalla società cinese all’azienda siderurgica britannica. Stesso schema all’orizzonte?

di Manuela Perrone


Ex Ilva, Di Maio: Arcelor Mittal? Li trasciniamo in tribunale

3' di lettura

Il caso British Steel-Jingye approda a Roma. Come confermano fonti governative, all’inizio della settimana l’Esecutivo incontrerà i consulenti di Ernst&Young che hanno lavorato alla proposta di acquisto arrivata dalla società cinese all’azienda siderurgica britannica, molto simile all’ex Ilva per le criticità societarie e ambientali. Dallo scorso maggio era finita in amministrazione straordinaria, con perdite calcolate in un milione di sterline al giorno.

L’accordo provvisorio
Al Governo sarà illustrato l’accordo provvisorio, reso noto lunedì 11 novembre e in attesa dell’approvazione dei regolatori: un affare da 70 milioni di sterline, con l’impegno di Jingye a investire 1,2 miliardi di sterline nel prossimo decennio e di salvare migliaia di posti di lavoro, dietro garazie finanziarie del Governo di Boris Johnson pari a 300 milioni di sterline di prestiti e sgravi.

La posizione di Di Maio
L’appuntamento è per il momento soltanto interlocutorio, ma introduce in maniera indiretta l’ipotesi di un interessamento dei cinesi al destino dello stabilimento di Taranto. Il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, era proprio in Cina quando è scoppiata la bomba Ilva. Durante gli incontri non aveva negato di aver riscontrato interesse, ma al rientro aveva detto ai microfoni di Radio24: «Se mi chiedete se abbia cercato di piazzare Ilva ai cinesi la risposta è no. C’è Mittal e non possiamo permettere che se ne vada». Sabato 16 novembre il leader M5S è tornato ad attaccare la multinazionale e, in perfetta sintonia con il segretario della Cgil Maurizio Landini, ha ribadito che «parlare del Piano B per Taranto significa dare la migliore via d’uscita ad ArcelorMittal».

Accelerazione necessaria
Ma il precipitare degli eventi, con l’annuncio dello spegnimento degli altiforni dal 13 dicembre e l’avvio della battaglia legale con ArcelorMittal, impone al Governo di vagliare velocemente tutte le opzioni disponibili. Muovendosi su due fronti: da un lato costruire la piattaforma per un’eventuale trattativa con Mittal (da Palazzo Chigi non si esclude ancora un nuovo faccia a faccia a giorni), dall’altro delineare l’alternativa. Con urgenza: il futuro della fabbrica si giocherà nei prossimi 15 giorni.

Gli appelli per il ritorno dello scudo
Per il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, «la dimensione muscolare non serve a nessuno: per l’Ilva occorrono soluzioni». Il numero uno di Viale dell’Astronomia è convinto che la prima cosa da fare sia rimettere lo scudo: «Occorre ammettere l’errore che si è fatto, da cui si è determinata questa situazione. Quanto prima si convochi l’azienda per comprendere questi aspetti, e cercare di recuperare un rapporto che giorno dopo giorno diventa sempre più difficile, di dialogo che ormai è a mezzo stampa e che non ci porta da nessuna parte».

La mediazione di Conte
È il premier Giuseppe Conte a gestire il dossier in queste ore delicatissime, assieme al ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli. E anche il segretario dem Nicola Zingaretti sollecita l’Esecutivo a fare presto: «Gli operai hanno ragione, il Governo deve fare di tutto accelerando i tempi del confronto con l’azienda per evitare lo spegnimento, sarebbe un segnale drammatico». Dai Dem sale la pressione per ripristinare subito l’immunità penale, richiesta reiterata anche da Italia Viva. Le resistenze dei Cinque Stelle sarebbero ormai ridotte al minimo: sarebbero rimasti in pochissimi i parlamentari contrari. Per renderla digeribile a tutti, si studia una norma generale, magari interpretativa della legge sugli ecoreati. Con la consapevolezza, però, che non basterà per convincere Mittal a restare.

Calenda in pressing
Durissimo contro il colosso francoindiano il governatore della Puglia, Michele Emiliano: «Sta cercando indirettamente di far cadere il Governo italiano, sta facendo qualcosa senza precedenti nell’Economia internazionale». E l’ex ministro Carlo Calenda sabato ha anticipato che avrebbe chiamato i Mittal: «Perché tra le follie della Morselli (ad di Arcelor, ndr) e quelle del Governo qui stiamo distruggendo la capacità industriale del Paese».

PER APPROFONDIRE:

Chi sono i magistrati che indagheranno sul caso ArcelorMittal
I commissari denunciano ArcelorMittal
Interviene la Procura di Milano

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