Interventi

Expo Dubai e la chiave dell’innovazione

di Piero Formica

(Afp)

3' di lettura

Expo Dubai 2021 il cui leitmotiv è “connettere le menti, creare il futuro” è un grande evento mondiale dove si mostreranno le innovazioni per affrontare gli esiti della pandemia tuttora in corso. A questo appuntamento, come si presentano gli Emirati Arabi Uniti? Paese giovane, fondato nel 1971, le cui maggiori scoperte petrolifere sono state fatte circa 50 anni fa, gli Emirati stanno uscendo solo ora dai loro anni di fondazione, durante i quali la maggior parte dei proventi petroliferi sono stati utilizzati per costruire una moderna ed estesa infrastruttura nazionale (strade, porti, aeroporti, reti di telecomunicazione, infrastrutture per la gestione delle acque reflue e dei rifiuti, scuole, ospedali, ecc.). L'economia è ancora estremamente poco diversificata, con un basso contenuto tecnologico nelle esportazioni, pochi brevetti, scarsi risultati scientifici e tecnologici, e un gracile settore privato di piccole imprese. La tecnologia ICT è avanzata, disponibile e a prezzi accessibili, ma altri input di innovazione sono in gran parte carenti. Il capitale umano è relativamente basso nella forza lavoro e limitate le attività di ricerca e sviluppo. Gli esperti e i lavoratori immigrati apportano importanti competenze dall'estero, ma restano aperti gli interrogativi sul loro impegno a lungo termine e sul loro contributo all'economia locale. A livello settoriale, gli sforzi di diversificazione dell'economia hanno riguardato in primo luogo il settore energetico. Sono in atto investimenti lungo la catena del valore degli idrocarburi. Parte della strategia si è concentrata sull'istruzione, attraverso il Petroleum Institute nato nel 2001. In una prospettiva più ampia opera la Mohamed bin Zayed University of Artificial Intelligence, un'istituzione accademica di livello universitario basata sulla ricerca, fondata nel 2019.
Nel frattempo, è stata posta una notevole enfasi sui cosiddetti Cluster della Conoscenza e dell'Innovazione, concepiti per accelerare in modo significativo la conversione della ricerca in prodotti e processi, mobilitando e ottimizzando tutti i possibili modi di cooperazione tra industria e scienza e coinvolgendo in questo sforzo le piccole e medie imprese. I cluster che hanno ricevuto più attenzione sono focalizzati sui nuovi materiali e sulle biotecnologie, scienze della vita e salute, telecomunicazioni. Un cluster è una formazione spontanea, auto-organizzata, di imprese interconnesse. Il suo seme è una ‘molecola alimentare' (catalizzatore) senza la quale la reazione imprenditoriale procederebbe solo con grande difficoltà. Risorse locali di alta qualità come le persone qualificate e i leader imprenditoriali agiscono di solito come catalizzatori. Il successo arriva quasi per caso. Nonostante i cluster siano il prodotto della spontanea co-evoluzione della tecnologia, dell'ambiente fisico e sociale e delle istituzioni economiche, il punto di vista dei responsabili politici è che nell'autogoverno dei cluster ci sono spazi vuoti che devono essere riempiti dall'azione pubblica. Costoro vedono il ruolo delle istituzioni governative quale fattore determinante nelle fasi iniziali del processo di costituzione dei cluster e successivamente nella loro evoluzione.
L'economista Michael Enright dell'Università di Hong Kong ha sostenuto che le politiche governative per i cluster sono state un flop. L'indagine da lui condotta ha coinvolto esperti di ed iniziative di cluster in Asia, Australia e Nuova Zelanda, e Africa. Dall'esame dei dati l'autore è pervenuto alla conclusione che i dati empirici mettono in dubbio l'efficacia delle politiche pubbliche sullo sviluppo dei cluster. Anche se ci sono esempi di programmi di governo che ne hanno sostenuto lo sviluppo, in generale l'intervento pubblico ha avuto un impatto moderato sulla performance dei cluster presi in esame dal campione (“Regional clusters: What we know and what we should know”, School of Business, University of Hong Kong, 2001).
I principali motori dell'innovazione sono i canali di comunicazione che gli imprenditori locali mantengono con l'esterno e la loro apertura mentale verso le culture straniere, il cambiamento e le nuove idee. Le aziende che hanno una mentalità regionale – che mantengono legami solo con gli attori all'interno dello stesso cluster – hanno quattro volte meno probabilità di innovare rispetto alle aziende connesse a scala globale. È su questo terreno che si misurerà il successo dell'Expo 2021.
piero.formica@gmail.com

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