Congiuntura

Export di orologi in recupero anche a maggio, traino dai pezzi di fascia alta

Il dato sulle esportazioni svizzere - usato come termometro anche della ripresa economica globale - conferma la tendenza verso il ritorno alla normalità, iniziato in marzo

di Lino Terlizzi

(AdobeStock)

3' di lettura

In maggio la ripresa dell'export di orologi svizzeri ha registrato una nuova tappa positiva, seppur con un incremento che non ha replicato i livelli da record di aprile. Le esportazioni di segnatempo elvetici in maggio sono state di 1,79 miliardi di franchi (1,64 miliardi di euro), il 174,2% in più rispetto a un anno prima. Il balzo è stato naturalmente favorito dal basso livello dell'export nel maggio 2020, durante la prima ondata del coronavirus, con vari lockdown in corso nel mondo.

Da marzo lento ritorno alla normalità

Ad eccezione del dato citato, la Federazione dell'industria orologiera svizzera (Fh) fornisce per il resto il confronto con il maggio del 2019, quindi con il quadro pre virus, e su questo versante si registra un calo dell'11,9%; due anni fa la pandemia non c'era e l'export viaggiava evidentemente a migliori livelli. Per quel che riguarda l'intero arco dei primi cinque mesi del 2021, l'export di orologi rossocrociati è stato peraltro di 8,66 miliardi di franchi (7,95 miliardi di euro), solo il 3% in meno in rapporto allo stesso periodo del 2019; per gennaio-maggio di quest'anno il calo rispetto a due anni fa è dunque contenuto e ciò conferma la tendenza verso il ritorno alla normalità, iniziato in marzo.

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L’Italia resta nella top ten

I traini principali per gli orologi elvetici continuano ad essere Cina e Stati Uniti, mentre per quasi tutti i maggiori mercati europei (compresa l'Italia, che però rimane nella top ten) la ripresa è più lenta. Questo l'andamento dei dieci principali mercati in maggio, in rapporto allo stesso mese del 2019: Cina +17,4%, Stati Uniti +16,6%, Hong Kong -27,5%, Giappone -26,4%, Singapore -3,8%, Regno Unito +8,3%, Germania -15,6%, Italia -30,1%, Emirati Arabi Uniti -15,2%, Francia -47,1%.

Nel mese a tenere meglio ancora volta sono stati gli orologi di gamma alta (con prezzo sopra i 3 mila franchi), che rispetto a due anni prima hanno registrato un calo molto contenuto; i cali più consistenti sono stati quelli della gamma medio-bassa (200-500 franchi) e di base (sotto i 200 franchi).Guardando al periodo gennaio-maggio, queste sono le cifre dei dieci maggiori mercati rispetto allo stesso periodo del 2019: Cina +56,8%, Stati Uniti +19,7%, Hong Kong -28,7%, Giappone -12,6%, Singapore +2,7%, Regno Unito -17,7%, Germania -11,3%, Emirati Arabi Uniti -6,4%, Francia -21,5%, Italia -19,3%.

Cina e Stati Uniti proseguono dunque nella loro marcia, che li ha già riportati ben sopra i livelli pre pandemia; Hong Kong, colpita prima dalle turbolenze politiche e poi dal virus, non ha invece ancora ritrovato i livelli del 2019, cosa che è invece avvenuta per Singapore; per i principali mercati europei c'è infine ancora un po' di strada da fare prima di tornare alle cifre pre virus. L'industria orologiera svizzera rappresenta oltre il 50% del fatturato mondiale del settore ed esporta oltre il 90% della sua produzione.

Obiettivo dell’export: recupero dei livelli pre Covid

I dati sulle esportazioni elvetiche sono quindi un termometro importante per l'intero settore. Se la ripresa economica internazionale si confermerà ai livelli attuali, raggiunti grazie anche all'avanzata delle campagne di vaccinazioni e all'allentamento delle misure restrittive anti virus, il polo svizzero potrà probabilmente proseguire nella sua risalita nei prossimi mesi. Per la Federazione delle imprese svizzere del settore, i forti incrementi rispetto al 2020 colpito dalla pandemia sono a questo punto in sostanza abbastanza scontati, l'obiettivo vero è tornare il più presto possibile ai livelli di export del 2019.

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