ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùUn’imposta contestata

Extraprofitti, imprese contro la tassa: «Norma iniqua e punitiva per il settore»

I manager di molte aziende energetiche criticano il provvedimento, anche alla luce degli effetti ritenuti non positivi per la transazione ecologica

di Cheo Condina

Energia, Savini: inconcepibile tassa extraprofitti su cooperative

3' di lettura

È rivolta tra gli operatori italiani dell’energia dopo il via libera al dl Aiuti, da cui esce più che raddoppiata l’aliquota sulla tassazione degli extra profitti, passata dal 10% al 25%. Un’autentica mazzata per alcune società, come già emerso dalle trimestrali; un provvedimento con impatto più limitato, ma comunque non trascurabile, per altre (in particolare per le multiutility). In ogni caso, l’opinione condivisa dei principali gruppi privati del Paese, da Edison a Erg per arrivare alla francese Engie, è chiara. Si tratta di una misura che, pur in un contesto emergenziale sul fronte energetico per cittadini e imprese, è «formulata male» e «punitiva»: una tassa sul fatturato, anziché sugli extra profitti, che crea disparità tra aziende dello stesso settore. In una parola, «iniqua». Tanto che c’è chi prevede un possibile ricorso a vie legali. Solo ipotesi, per il momento, anche se quanto avvenuto con la Robin Hood Tax, dichiarata incostituzionale nel 2019, induce a più di una riflessione. Nel caso, in futuro, sarà materia (non certo semplice) per avvocati.

Monti (Edison): provvedimento non equilibrato

Il presente, nel caso di Edison, parla per esempio di un effetto combinato stimato del Dl Taglia prezzi e del Dl Aiuti di circa 260 milioni a livello di risultato netto. A fare i calcoli è il numero uno di Foro Buonaparte, Nicola Monti, che già nelle scorse settimane aveva avuto modo di criticare la misura dichiarandola «iniqua, con intenti giusti ma formulata male», e riservandosi un giudizio definitivo solo una volta approvato il testo finale. Oggi il manager ribadisce: «È un provvedimento che ha effetti sproporzionati sulla nostra società rispetto ad altri operatori, non è equilibrato e non c’è equità di contribuzione». Nel primo trimestre, principalmente a causa del Dl Taglia prezzi con aliquota al 10% (e in misura marginale del Sostegni ter sulle rinnovabili) Edison aveva indicato un impatto negativo di 100 milioni con un utile netto crollato del 72% a 27 milioni rispetto al 2021. Ora, con il Dl Aiuti definitivamente approvato e anche alla luce delle leggere modifiche apportate sul periodo di riferimento e sui saldi Iva, il nuovo conto è dunque molto più salato: circa 260 milioni. «È una tassa sul fatturato, non sugli extra-profitti, che non è proporzionata tra operatori dello stesso settore e questo potrebbe creare i presupposti per eventuali ricorsi», conclude Monti.

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Merli (Erg): all’estero nessuna misura punitiva paragonabile

Il tema è anche quello della certezza regolatoria. «Siamo presenti in otto Paesi fuori dall’Italia, tra cui Francia, Germania, Regno Unito, Polonia e Spagna e in nessuno di questi abbiamo avuto alcuna misura punitiva, eppure anche queste economie stanno vivendo la stessa nostra crisi energetica. – sottolinea il Ceo di Erg, Paolo Merli - Si tratta inoltre di Paesi che, nel 2021, hanno incrementato la capacità installata rinnovabile 6-7 volte in più rispetto all'Italia». Dunque, ragiona il numero uno del gruppo leader italiano nell’eolico, «se vogliamo dare impulso alla transizione energetica in Italia è necessario ridurre la percezione del rischio regolatorio e non incrementarla oltre che lavorare su sistemi di stabilizzazione dei prezzi per la produzione di energia rinnovabile che tengano conto delle enormi dinamiche di green-inflation».

Iacono (Engie Italia): colpite aziende in modo non equo

Critico anche il colosso transalpino Engie, per cui l’Italia rappresenta una dei principali mercati europei. «Come abbiamo avuto modo di sottolineare nei giorni scorsi – afferma Monica Iacono, Ceo di Engie Italia - comprendiamo la richiesta di un contributo aggiuntivo ma la metodologia utilizzata nel provvedimento è discriminatoria e colpisce in modo non equo le aziende del settore energetico chiamate in questo momento ad assumere un ruolo chiave nel percorso di decarbonizzazione».

Più sfumata la posizione di A2A e Iren

Più sfumate le posizioni di A2A e di Iren, entrambe società a maggioranza pubblica su cui gli effetti del Dl Aiuti impattano rispettivamente 50 e 24 milioni su tutto il 2022. «È una misura emergenziale che poteva essere scritta meglio o peggio, – dice il Ceo di A2A, Renato Mazzoncini – preferisco leggere nel loro complesso i provvedimenti del Governo, che vedono sforzi per accelerare sulla strada dell’autonomia energetica italiana». «Non credo sia corretto parlare di extraprofitti per un’azienda come la nostra, che genera utili grazie alla forte capacità di investimento, però ritengo che in periodi difficili come questi tutti debbano dare un contributo», aveva invece dichiarato il Ceo di Iren, Gianni Armani, in una recente intervista al Sole 24 Ore.

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