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Fca e Renault, la Borsa spinge per il maxi polo

I prezzi restano ai livelli post-annuncio. Sul tavolo anche ipotesi alternative

di Marigia Mangano


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4' di lettura

Lo scorso 27 maggio, quando Fca ha annunciato la proposta di fusione con Renault, le quotazioni di Borsa prese come riferimento ai fini dell’aggregazione vedevano la casa italo americana valutata 18 miliardi e il gruppo francese 15 miliardi. John Elkann, a stretto giro, ha poi ritirato l’offerta per il venir meno delle condizioni, ma poco o nulla è cambiato per la Borsa: Fca vale ancora circa 17,5 miliardi e Renault 14,5 miliardi.

Nel complesso linguaggio del mercato azionario l’interpretazione di questa relativa immobilità dei titoli, inchiodati a fasi alterne intorno ai valori del vecchio schema di matrimonio, vuol dire una cosa sola: le probabilità che l’operazione Fca-Renault torni in vita è considerata molto alta.

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Il doppio tavolo aperto

Fortemente voluto dal capo di Fca, John Elkann, e dalla guida di Renault, Dominique Senard, il piano per dar vita al terzo gruppo mondiale del settore auto non è stato mai riposto in modo definitivo nel cassetto. Ma è evidente che questa volta, dopo il precedente di giugno, non sono ammessi passi falsi. I colloqui e i contatti tra i due gruppi, mai interrotti secondo persone ben informate, sono volti a “blindare” uno schema che abbia il via libera a monte da tutti gli attori in campo.

Che non sono pochi: il Governo francese, prima di tutto, socio al 15% di Renault, i giapponesi di Nissan, partner dell’Alleanza, e gli azionisti dei gruppi coinvolti, Fca, renault e Nissan, senza vincitori o vinti. Naturale che trovare il punto di equilibrio in questo articolato tavolo di lavoro sia assai complesso.

Secondo quanto è possibile ricostruire lo schema su cui si sta lavorando punta a dar vita al nuovo colosso del settore in più passaggi. La priorità in questo momento sarebbe quella di rivedere i termini e i pesi dell’alleanza tra Nissan e Renault, legate tra loro da partecipazioni incrociate che vedono la casa francese social al 43% di Nissan e quest’ultima azionista al 15% di Parigi senza diritto di voto. Nissan vorrebbe la quota ridotta al 20-25% mentre Renault sarebbe intenzionata a mantenere il 30-35%.

Le aperture giapponesi

Il dialogo in corso tra Sernard e il ceo di Nissan Hiroko Saikawa, seguito a distanza da Elkann e volto a ridisegnare l’intreccio azionario, dopo un iniziale irrigidimento di Saikawa avrebbe registrato maggiori aperture nelle ultime settimane.

Non è un mistero che l’attuale dirigenza giapponese ritenga squilibrato l’intreccio azionario, così come è altrettanto evidente che il blitz di Renault e Fca a loro insaputa abbia irritato il gruppo nipponico messo al corrente di un progetto a cose (quasi) fatte. Eppure nelle ultime settimane i telefoni tra Parigi e Tokyo sono tornati a squillare con la posizione di Saikawa improvvisamente ridimensionata dopo il drammatico calo dei profitti di Nissan nel trimestre (-95%).

La vendita di una parte del pacchetto di Nissan, che in Borsa capitalizza 24 miliardi, potrebbe evidentemente tradursi in una ricca distribuzione di dividendi ai soci di Renault, partendo dagli stessi giapponesi che hanno il 15% e dal Governo francese.

Il via libera alla fusione tra Renault e Fca potrebbe così diventare il “prezzo” da pagare per Tokyo a fronte di un ridimensionamento della stessa Renault nel capitale di Nissan. L’allargamento dell’alleanza diventerebbe poi la base su cui costruire, in un secondo tempo, il primo gruppo mondiale del settore auto con l’unione della stessa Nissan.

Scenari, allo stato attuale. Ma verosimili secondo diverse fonti. Anche perché, se è vero che ipotesi alternative sono costantemente al vaglio, al punto a cui si è arrivati non conviene a nessuno abbandonare il dossier. A Fca, perché alternative vere, in questo momento, non ce ne sono, a meno che non si voglia voltare completamente pagina e guardare all’America. A Renault che è stretta in una Alleanza in crisi ormai da tempo. E ai giapponesi di Nissan che oltre ai nodi di governance con il partner francese devono ora fare i conti con difficoltà interne e risultati non proprio brillanti.

Il polo a tre

In questo quadro le prospettive di un allargamento dell’alleanza franco nipponica a Fca diventano ancora più interessanti alla luce delle potenzialità industriali che riuscirebbe, almeno sulla carta, ad esprimere l’aggregazione tra i due gruppi. Fca e Renault avrebbero una massa critica in grado di sfidare Volkswagen in Europa e nel mondo. Un gigante forte sull’elettrico e le nuove tecnologie grazie alla casa francese e presente e forte in Nord America grazie al gruppo guidato da Mike Manley.

Un colosso con un portafoglio modelli in grado di coprire tutti i segmenti di mercato, dalla piccola Twingo all’altissimo di gamma Maserati, passando per Jeep e Ram, gli attuali motori della crescita di Fca. Proprio il segmento delle auto di lusso sarebbe il grande apporto del gruppo controllato dalla famiglia Agnelli, con marchi di fascia alta assenti nel portafoglio del partner francese.

Ma anche geograficamente la combinazione sarebbe vantaggiosa: i ricavi di Fca dipendono principalmente dalle sue vendite in Nord America e una fusione con Renault, che genera la maggior parte dei suoi guadagni dal mercato europeo, finirebbe per neutralizzare e completare le rispettive debolezze.

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    Marigia Manganoredattrice

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: Italiano, Inglese

    Argomenti: Finanza, automotive, tlc, holding di famiglia, banche e assicurazioni

    Premi: Premio internazionale Amici di Milano per i giovani, 2007, categoria giornalista

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