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Fed pronta al tapering ma incerta sulla pandemia

Le condizioni dell’economia permetterebbero di ben assorbire l’annuncio di una graduale riduzione degli acquisti di titoli, ma resta l’incognita dell’evoluzione del Covid in autunno

di Riccardo Sorrentino

Tassi Usa in rialzo nel 2023

4' di lettura

È pronta la Federal reserve? Annuncerà nella sua riunione di settembre il tapering, la riduzione degli acquisti di titoli? O segnalerà semplicemente l'intenzione di annunciarlo, come spesso fanno le banche centrali per permettere alle aspettative di assorbire le novità e stabilizzarle?

L’occasione giusta

La riunione di settembre, in astratto, potrebbe essere davvero l'occasione giusta per un annuncio pieno: la pubblicazione delle nuove proiezioni macroeconomico permetterebbe di meglio sostenere la decisione, mentre le prossime previsioni, previste per dicembre, sono relativamente troppo lontane.

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I dubbi

Non mancano però analisti che si aspettano una decisione per novembre, durante uno di quei meeting del Fomc – il comitato di politica monetaria (Federal open market committee) – che, proprio perché non accompagnati da nuove stime su pil, inflazione e tassi, sembrano essere destinati semplicemente, salvo casi molto particolari, a fare il punto della situazione economica e a preannunciare eventuali revisioni. O addirittura un rinvio.

Il virus esogeno

Il motivo è semplice e non è nuovo: l'incertezza sull'andamento della pandemia. Negli Stati Uniti, dove i poteri dei singoli stati restano molto forti, non c'è spazio per la scommessa che altri paesi avanzati hanno fatto introducendo forme di incentivo alla vaccinazione. L'arrivo della stagione autunnale si accompagna sempre a una recrudescenza delle malattie a trasmissione aerea e non è impossibile che la Fed voglia vedere cosa potrebbe accadere di conseguenza anche sul piano economico. Domanda, produzione, prezzi, in questa fase sono tutti soggetti a fattori esogeni. A uno solo, anzi: il virus.

Ritorno al trend

IL PRODOTTO INTERNO LORDO
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Non ci sarebbero altrimenti motivi per attendere. Il prodotto interno lordo degli Stati Uniti, dopo il forte rimbalzo, si è portato di nuovo sul trend precedente l'esplosione della pandemia. Non ha ancora recuperato il livello di dicembre 2019 e, parallelamente, anche il mercato del lavoro segnala che non tutto il terreno perduto è stato recuperato. Anzi, il rallentamento delle assunzioni, ad agosto, potrà qualche argomento alle colombe del Fomc. Non si tratta però di normalizzare la politica monetaria, di renderla neutrale, ma più semplicemente di iniziare a ridurre l'extrastimolo pandemico, lasciando ultraespansivo l'orientamento.

Aspettative stabili

ASPETTATIVE DI INFLAZIONE DI MERCATO
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L'inflazione, è vero, non impone urgenze: è sicuramente piuttosto alta - +5,4% l'aumento dell'indice Pci a luglio, + 4,2% l'incremento dell'indice Pce a luglio – ma è legata alle tensioni sulle forniture. Sarebbe sbagliato se la politica monetaria reagisse a questo tipo di pressioni, fino a quando almeno le aspettative sui prezzi resteranno stabili. Misurate attraverso le quotazioni, queste aspettative sono sicuramente aumentate rispetto a un passato anche recente, ma in reazione soprattutto al cambiamento di strategia della Fed, che oggi punta a un'inflazione media del 2%. Al momento, e da diverse settimane, appaiono stabilizzate a un livello del tutto compatibile con l'obiettivo di politica monetaria.

Condizioni finanziarie espansive

L’INDICE FED CHICAGO DELLE CONDIZIONI FINANZIARIE
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Le condizioni finanziarie, del resto, sono ampiamente espansive tenuto conto anche delle attese di un imminente tapering. L'annuncio di un piano graduale di azzeramento degli acquisti, che non sforcerà certo in una stretta complessiva della politica monetaria e tanto meno di un rialzo dei tassi, potrà rendere meno accomodante queste condizioni finanziarie ma continueranno a sostenere l'economia.

Rendimenti sempre bassi

LA CURVA DEI RENDIMENTI DAL 2020
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La componente più importante di queste condizioni, quella curva dei rendimenti che, determinata dal mercato, reagisce immediatamente alle attese, non solo non mostra nessun segnale di irrigidimento, ma appare oggi per esempio anche più bassa rispetto a giugno scorso. Ai fini della politica monetaria in senso stretto la parte a breve è la più rilevante, e non segnala nessuna pressione verso un irrigidimento monetario.

Indici di Borsa senza freni

L’INDICE DI BORSA WILSHIRE 5000
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Le altre componenti delle condizioni finanziarie danno segnali del tutto coerenti con questo quadro, che permette di ridurre il sostegno senza che l'orientamento monetario diventi inappropriato. Il cambio effettivo del dollaro si muove da inizio anno in un corridoio relativamente ristretto dalla direzione stabile. L'indice di Borsa Whilshire 5000 non ha mai interrotto la sua corsa.

Prezzi immobiliari in accelerazione

LA CURVA DEI RENDIMENTI DAL 2020
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Anche i prezzi delle case continuano a salire: dall'inizio della pandemia, anzi, si muovono su un sentiero accelerato e se non si possono escludere anche in questo caso tensioni legate alle forniture di materie prime e alle difficoltà della produzione rispetto alla domanda, ci si deve sempre chiedere se questi incrementi – affiancati a quelli di Borsa – non segnalino anche una forma di inflazione finanziaria di cui, con grande cautela, va indebolite la pressione.

Nessun rischio dal tapering

Il quadro macroeconomico, sia pure a uno sguardo non approfondito come quello del Fomc, lascia quindi capire che un annuncio di tapering sarebbe ben assorbito dall'economia e ben compreso dagli investitori. Soprattutto dopo l'intervento del presidente Jerome Powell al simposio di Jackson Hole dove, ancora una volta, ha precisato che il rialzo dei tassi è comunque lontano, e seguità a distanza la fine degli acquisti. Attualmente la Fed investe 120 miliardi di dollari al mese in titoli di Stato (80 miliardi) e in mortgage backed securities (40 miliardi), una cifra imponente.

L’incerta incertezza

L’unica incertezza riguarda... l'incertezza. La valutazione, cioè, che i banchieri centrali daranno della possibile evoluzione della pandemia e di conseguenza dell'economia, e dei rischi che la politica monetaria può assumere in questo momento. Con un occhio alle aspettative, che – nel caso fosse proprio necessario deluderle - non devono essere smentite troppo bruscamente.


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