Beverage

Federvini, due donne alla guida:«Vino e spirits, serve consumo consapevole e più promozione»

Da Micaela Pallini e Albiera Antinori (Federvini) un piano di rilancio per distinguere la cultura del buon bere dall’abuso di alcol

di Giorgio dell'Orefice

3' di lettura

La ripresa ci sarà, anzi, già c'è e consentirà di recuperare quanto è stato perso. Non solo. Ci sono i presupposti per un robusto rimbalzo per il vino italiano che potrebbe proiettarlo sui mercati più in alto di dove era prima dell'emergenza Covid.

Nasce all’insegna dell’ottimismo la nuova stagione di Federvini (l’associazione dei produttori di vini, liquori, grappe e aceti), che per il prossimo quadriennio vedrà protagoniste due donne: Micaela Pallini – alla guida dell’azienda romana Pallini, leader nel settore dei liquori, appena nominata presidente – che sarà affiancata al vertice del Gruppo Vino da Albiera Antinori, presidente di Antinori prima cantina privata italiana.

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«Capisco – spiega Micaela Pallini – che ancora venga vista come una novità che le donne guidino associazioni di imprenditori. La realtà è che i tempi sono maturi. Sempre più donne anche nel nostro Paese guidano aziende. Abbiamo già dimostrato di saper lavorare bene in squadra senza sovrapposizioni. I tempi erano maturi per una guida al femminile e perché le donne vengano messe alla prova e giudicate in base al loro operato».

«Per alcuni – aggiunge Albiera Antinori – il mondo del vino e anche quello degli spirits sono percepiti ancora come un universo maschile. Nella realtà tante donne guidano cantine italiane, distillerie, aziende produttrici di aceti e questo si è semplicemente riflesso sull’associazione che è espressione di questi settori».

Le due imprenditrici hanno le idee chiare su quali siano le priorità del vino e delle bevande alcoliche made in Italy, due settori colpiti dall’emergenza Covid soprattutto a causa della prolungata chiusura sia in Italia che all’estero di bar e ristoranti. Un aspetto al quale, per il comparto dei liquori e in una sorta di “tempesta perfetta”, negli ultimi mesi si sono aggiunti anche i dazi Usa – ora sospesi – interrompendo così un trend di crescita che aveva visto le esportazioni di spirits quasi raddoppiare negli ultimi cinque anni. Uno sviluppo tumultuoso legato alla ‘mixology' ovvero all’utilizzo, in particolare nei paesi anglosassoni, di liquori e alcolici made in Italy come ingredienti di cocktail e aperitivi.

«Dalla pandemia e dai dazi Usa stiamo uscendo – aggiunge la presidente Pallini – adesso però occorre una forte azione di rilancio della promozione all’estero dei nostri prodotti. La realtà invece è che il grande Piano sulla produzione del made in Italy dopo tanti annunci è ancora fermo, ancora non è entrato in una fase operativa. Anzi, poiché è stato concepito oltre 18 mesi fa, è stato messo a punto su una realtà che l’emergenza Covid ha completamente modificato e sarebbe quasi il caso di riaggiornarlo. Abbiamo bisogno di investimenti consistenti ed effettuati con continuità lungo un arco temporale ampio con iniziative coordinate e studiate insieme alle imprese. Dobbiamo passare dagli interventi realizzati sulla scorta dell’emergenza a una sana programmazione. Mentre invece abbiamo sul tavolo un piano dalla cui definizione siamo stati esclusi e che per giunta stenta a decollare».

«Bisognerebbe concentrarsi – aggiunge Albiera Antinori – sull’aspetto culturale, ovvero sullo stile di consumo italiano di vino, aperitivi e liquori. E cioè un consumo moderato e legato ai pasti e che nulla ha a che fare con l’abuso. Solo così possiamo contrastare l’offensiva che vino e alcolici stanno vivendo in Europa».

Il riferimento è alle revisioni dei sistemi di etichettatura che vedono l’introduzione delle informazioni nutrizionali da un lato e di alert legati alle strategie della lotta cancro. «Entrambi i capitoli – aggiunge la presidente Pallini – mettono vino e spirits sul banco degli imputati a prescindere dalle modalità di consumo che invece sono la discriminante chiave. A Bruxelles forse siamo riusciti a far passare il concetto di separare il consumo moderato dall’abuso. Ma questa confusione resta presente a livello di Nazioni Unite e di Organizzazione mondiale della Sanità. Bisogna continuare a lavorare».

E poi c’è l'ampio capitolo della semplificazione burocratica. «Abbiamo proposto – dice ancora la Pallini – la cancellazione del contrassegno di Stato per gli alcolici. Uno strumento molto complesso da applicare e superato dalle moderne tecnologie che consentono lo stesso grado di controllo con minori costi e adempimenti. Ma al di là della singola misura noi proponiamo di istituire un organismo unico e un registro unico dei controlli invece della miriade di enti e organismi previsti oggi che spesso di sovrappongono e quasi mai comunicano tra loro. Sarebbe un grande risparmio per le imprese ma anche per l’amministrazione».

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