Parigi

Fiac, effervescente per vendite e presenza di pubblico

La fiera nella nuova sede temporanea non delude le aspettative e regala molte vendite ai suoi espositori. Nel frattempo la capitale continua la sua crescita come polo dell'arte contemporanea

di Nicola Zanella

Philippe Parreno, “Iceman in Reality Park”, 1995-2019, ghiaccio scolpito, legnetti, materiali vari e installazione sonora, 115 cm d’altezza, ed. di 5. L’opera di Parreno è in vendita da Esther Schipper è stata tra le più acclamate di Fiac. (Crediti fotografici: Andrea Rossetti)

5' di lettura

Dal 20 al 24 ottobre si è tenuta Fiac la fiera d'arte contemporanea di Parigi che è tornata in presenza dopo due anni e ha segnato il suo esordio negli spazi del Grand Palais Éphémère, la gigantesca tensostruttura progettata da Jean-Michel Wilmotte che sostituisce il Grand Palais in attesa che si concludano i lavori di restauro: la differenza chiaramente si nota ma l'affaccio della nuova struttura sulla Torre Eiffel ha comunque il suo charme.
Due anni di stop per la fiera, ma nel frattempo Parigi non si è fermata anzi, e Fiac si ritrova nella città più effervescente nel momento per l'arte contemporanea con un nuovo importantissimo museo, inaugurato lo scorso giugno, La Bourse de Commerce -Collezione Pinault e con aperture di gallerie a raffica, l'ultima in ordine di tempo l'americana Skarstedt che ha aperto la sua prima sede parigina durante la settimana di Fiac, la location scelta è quella di Avenue Matignon che sta superando il Marais come centro nevralgico dell'arte parigina.

La mostra

Rimanendo in città la mostra più acclamata è stata “Natures Mortes” la mostra di Anne Imhof (1978) già vincitrice del Leone d'Oro alla Biennale di Venezia 2017 come rappresentante del Padiglione tedesco, ha interpretato al meglio il progetto «Carte Blanche» al Palais de Tokyo. Una mostra polifonica e grandiosa in cui sono stati coinvolti vari artisti e che ha ribadito come la quarantenne Imhof sia una delle artiste fondamentali della sua generazione e della nostra contemporaneità. A Fiac le opere della Imhof si potevano comprare nello stand di Daniel Buchholz con prezzi dai 5.000 per i piccoli disegni su carta ad oltre 200.000 euro per un grande trittico, opere andate a ruba ma che non restituivano a pieno la potenza immaginifica vista al Palais de Tokyo.

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Fiac: le scelte dei collezionisti

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La fiera

Gremita di visitatori fin dall'opening, nonostante un contingentamento delle entrate (che decisamente non si notava), il grande flusso di visite si è tradotto in vendite fin dal primo giorno. Le gallerie maggiori hanno sciorinato vendite milionarie dalle prime ore dell'opening, difficilmente davvero riconducibili ai soli contatti in fiera: David Zwirner ad esempio ha dichiarato molte vendite tra cui un'opera di Josef Albers “Study for a Variant/Adobe” del 1947 a 400.000 dollari, Hauser&Wirth ha affermato di essere andata oltre le aspettative e tra gli affari chiusi il giorno dell'opening anche la tela di George Condo, “Inside Out”, venduto a 1,5 milioni di dollari. Altrettanto soddisfatti i best seller locali, Perrotin e Taddeus Ropach: il primo ha piazzato tra gli altri molti dipinti di Hernan Bas con prezzi dai 150.000 ai 200.000 dollari, il secondo ha anche venduto un quadro “Star grass” del 1963 di Robert Rauchenberg a 2, 8 milioni di dollari. Oltre a queste mega-gallerie le vendite sono state comunque piuttosto diffuse tra la maggior parte degli espositori.

Soddisfatta le parigina Air de Paris con vendite che hanno coinvolto vari artisti da Walter Robinson un cui grande dipinto è stato venduto a 53.000 euro ai molti dipinti di una delle rivelazioni della fiera, la giovane pittrice neozelandese Emma McIntyre (range di prezzo dai 3.000 ai 15.000 €). Ottimi risultati anche per Rosemarie Schwarzwälder Nächst St Stephan di Vienna tra le cui vendite spicca un dipinto ceduto a 240.000 euro di Katharina Grosse. Molta attenzione anche per lo stand di Zeno X di Anversa, solitamente seguitissimo dai collezionisti di pittura a Fiac ha fatto parlare di se per le opere di Martin Margiela, il celebre stilista che in Francia ancora più che altrove è una vera e propria icona era presente all'ingresso dello stand con tre sculture astratte in materiali plastici colorati e prezzi dai 40.000 ai 50.000 euro. Uscendo dagli aspetti quantitativi una delle opere che più ha fatto parlare di sé, nonché tra le più postate sui social, è la scultura in ghiaccio di Philippe Parreno nello stand di Esther Schipper, un pupazzo di neve che ogni giorno si scioglieva e puntualmente veniva sostituito la mattina seguente. Una vera sfida ai collezionisti con tanto di prezzo a sei cifre.

Anche i collezionisti italiani hanno contribuito a questo trend positivo di acquisti con nomi relativamente nuovi e che da poco si sono affacciati sulla scena, come ad esempio il milanese Alessandro della Morte che ha acquisito una scultura di Anicka Yi offerta in fiera da Barbara Gladstone ad oltre 30.000 euro; Nicoletta Rusconi ha, invece, puntato su un artista emergente acquisendo un’opera di Dorian Sari dalla galleria turca Oktem Aykut. Range di prezzo tra i 1000 e gli 11.000 euro.

Le gallerie Italiane

Positivi i risultati del nutrito plotone di gallerie italiane, presenti in tutte le sezioni della fiera, dall'arte moderna al settore Young Galleries, dedicato alle gallerie emergenti, tra l'altro a livello espositivo il più debole di Fiac visto la concorrenza agguerrita della collaterale Paris Internationale. Soddisfazione per vendite e contatti da Tornabuoni che, oltre allo stand in cui erano presenti opere di grandi maestri del ‘900 come Lucio Fontana, a Parigi può contare su una sede dove è ora allestita l'acclamatissima mostra di Alighiero Boetti “Pensando all'Afghanistan” dedicata appunto al rapporto tra l'artista scomparso con il paese mediorientale. I prezzi variano in un range tra i 60.000 e i 3 milioni i euro. P420 di Bologna ha espresso soddisfazione sia per le vendite e, soprattutto, per i nuovi contatti fatti, molto oltre le aspettative, nel loro stand spiccava una scultura di Ana Lupas, “He knows all, see all (cuffie eye)” (1974-1991) in vendita a 90.000 euro. Spazio A ha, invece, proposto uno stand installativo interamente dedicato alla giovane artista rumena Nona Inescu con opere dai 2.000 agli 8.000 euro. Ma la vera sorpresa è stata offerta da Zero… e Martina Simeti con due stand quasi completamente dedicati a giovani artisti italiani, “rischio” che in pochi si prenderebbero anche nelle fiere nostrane. Zero… ha dedicato tutte le pareti interne alle opere fotografiche, tratte da telecamere di sorveglianza, di Irene Fenara, le opere offerte a 3.500 euro sono state vendute numerose fin dall'opening. Martina Simeti, presente nel Young Galleries Sector, ha proposto un solo show del duo artistico Real Madrid, i loro lavori visivamente ispirati al mondo naturale erano in vendita dai 5.000 agli 11.000 euro.

Conclusioni

Fiac quindi si è conclusa con un buon successo di pubblico e di vendite anche se c'è chi nota come i 160 espositori (in netto calo rispetto alle edzioni pre-covid) mostrassero una certa stanchezza nella loro proposta espositiva, questa è l'opinione ad esempio della famosa collezionista Luziah Hennessy che con rara sincerità ha definito la fiera: “Non particolarmente eccitante”, pagando probabilmente il dazio di trovarsi alla fine di un tour de force fieristico iniziato con Art Basel e proseguito con Frieze a distanza di poche settimane. Nonostante questo e le limitazioni date dalla pandemia che hanno decimato la presenza di collezionisti americani ed asiatici, Fiac ha saputo difendersi al meglio avvantaggiandosi del potere attrattivo che ha Parigi in questo momento. Cent'anni dopo la Ville Lumiere è tornata ad essere il centro nevralgico dell'arte contemporanea, in un mondo diventato globale e policentrico. La città che allora era di Matisse e Picasso è diventata la città di Arnault e Pinault.

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