CINQUANT’ANNI

Fiat 127: la prima serie disegnata da Pio Manzù è un capolavoro di stile

Altri modelli interessanti da collezionare sono la Sport, la Rustica e quelli di fine produzione della versione Unificata

di Vittorio Falzoni Gallerani

3' di lettura

In occasione del suo mezzo secolo non vogliamo parlare della Fiat 127 ricordando il suo ruolo, per quanto importantissimo, nell’evoluzione del concetto di vettura utilitaria in generale e nella gamma della Casa Torinese in particolare; vogliamo invece porre l’accento sulla sua bellezza. Una bellezza non riferita alla sua categoria di appartenenza ma assoluta; oggi ci se ne può rendere conto pienamente, dato lo sguardo in prospettiva, mentre allora vi fu più di una perplessità dovuta soprattutto all’inedito andamento della finestratura laterale: perché renderlo ascendente verso il posteriore e non proseguire diritti a tutto vantaggio della visibilità e della classicità della linea?

Molti, a onor del vero, si fecero questa domanda e la risposta arrivò nel Maggio del 1977 quando la Fiat propose la seconda serie del modello con finestratura rettilinea e si mostrò in tutta la sua evidenza la perdita di personalità dell’auto, deturpata tra l’altro da un’altra serie di interventi maldestri sia all’esterno sia all’interno dell'abitacolo; si riuscì a far peggio solo con la terza serie di inizio 1982.

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Su di essa, l’incongruenza degli interventi stilistici alla ricerca di una maggiore importanza, e l’esagerazione delle sovrastrutture in plastica, portarono ad un risultato agghiacciante i cui danni commerciali vennero contenuti solamente dalla nascita, dopo un solo anno, della Fiat Uno che scrisse effettivamente una pagina nuova nel mondo delle utilitarie come aveva fatto, peraltro, la 127 dodici anni prima.

Torniamo ora alla primavera del 1971, quando nacque la Fiat 127, per osannare Pio Manzoni (Manzù), il figlio del celebre scultore Giacomo, che ne disegnò la linea; anzi, sarebbe meglio dire al 1969 poiché fu in quell’anno che lo stilista, appena trentenne, morì sulla autostrada Milano-Torino recandosi alla presentazione della maquette definitiva dell’auto alla Dirigenza Fiat.In quel periodo, l’impostazione “tutto avanti” con motore trasversale era ormai un concetto acquisito per l’industria automobilistica se riferito alle piccole cilindrate e quindi fu normale che la 127 nascesse così e che riprendesse in toto la meccanica della Autobianchi A112, nata due anni prima, e già un successo consolidato; venne solo aumentata la potenza del motore da 44 a 47 CV per mantenere invariate le brillantissime prestazioni pur in presenza di maggiori volumi e pesi.

Su strada, infatti, la concorrenza veniva letteralmente polverizzata: la 127 raggiungeva i 140 km/h con un accelerazione da 0 a 100 migliore di quella di molte berline da 1,3 litri mentre la tenuta di strada ed il confort di marcia era ai massimi livelli di categoria, fatta salva l’eccessiva rumorosità del motore aggravata dai cortissimi rapporti del cambio come si usava allora.

Il capolavoro estetico di cui si è parlato cominciò ad essere lievemente incrinato nell'Aprile 1972 con la presentazione della tre porte: l’adozione del portellone, che definiremmo però quasi obbligatorio, comportò l’allargamento del lunotto e la presenza di due cerniere esterne che deturparono la parte posteriore; si proseguì nel 1975 con l’avvento della Special, portatrice di un benvenuto miglioramento delle finiture ma anche di una calandra anteriore troppo pretenziosa così come gli interventi nell’abitacolo: da manuale al contrario il rivestimento dei sedili in skai bicolore.

La seconda serie della 127, del 1977, portò con sé il motore monoalbero da 1.050 cc, a richiesta sulla versione Confort Lusso, e sulla Sport con lo stesso motore portato a 70 CV ed allestimento sportivo; da ricordare, in ottica collezionistica, anche la serie speciale TOP riccamente accessoriata, e la Rustica, versione da campagna allestita sulla scocca della versione brasiliana della 127, denominata 147, e prodotta dalla Lamborghini Automobili a Sant’Agata Bolognese.

La terza serie, del 1982, oltre allo sciagurato restyling di cui si è accennato, rende disponibile il cambio a cinque marce sulle 1.050 Super e sulla Sport che diventa una 1.300 cc. Nel 1983, a Fiat Uno già lanciata, la 127 diventa Unificata e disponibile con il 1.050 e con il nuovo 1.300 Diesel sia nella classica configurazione berlina due porte, sia nella nuova familiare tre porte, denominata Panorama, allestite entrambe sulla carrozzeria irrobustita della versione brasiliana.

Oggi per cinquemila euro al massimo il collezionista si procura un pezzo importante della storia dell’auto e della società italiana ed un pezzo di design molto più significativo, se guardato con occhi privi di pregiudizio, di tanti esempi indiscussi che, alle volte, hanno più il carattere di mostri sacri che di prodotti di vero genio stilistico. Da raccomandare che sia una prima serie a due porte; altre possibilità collezionistiche in questa famiglia, ancor prima delle scontate Sport, la Rustica e, magari, una rara Unificata che, verso fine produzione, aveva recuperato parte del buon gusto della prima serie contribuendo a mantenere in vita la 127 fino al 1987 facendole superare i cinque milioni di esemplari costruiti.

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