SETTANT’ANNI

Fiat Campagnola, la versione “civile” del fuoristrada AR usato dall’Esercito

Il valore degli esemplari migliori, anche per il costo non basso del restauro, si aggira intorno ai 15.000 euro

di Vittorio Falzoni Gallerani

3' di lettura

Dopo qualche anno dalla fine della guerra, nelle alte sfere dell’Esercito e della Pubblica amministrazione si cominciò a pensare che presto le ormai sfruttatissime Jeep Ford e Willys lasciate in eredità dall’Esercito Americano avrebbero dovuto essere sostituite; come da prassi si indisse una gara d’appalto cui parteciparono Alfa Romeo e Fiat. Il progetto della prima risultò un pezzo pregiatissimo di ingegneria in quanto, per i tecnici di quella Marca, è preminente ricercare la migliore soluzione meccanica possibile senza pensare ai costi; viceversa i più attenti progettisti di Torino si limitarono ad ispirarsi all’indistruttibile americana ammodernandola convenientemente.

È difficile dire se fu solo per questa maggiore oculatezza ma comunque è storia che la commessa se la aggiudicò la Fiat che subito mise in cantiere anche una versione civile che, si pensò, avrebbe potuto essere utile a tante tipologie di lavoratori ed in particolare agli agricoltori; da qui il bel nome Campagnola che le fu attribuito ufficialmente, mentre la versione militare venne denominata AR (Autoveicolo da Ricognizione) 51. È della prima che ci vogliamo occupare in questa occasione, seguendo la nostra tradizione orientata ad occuparci solo di veicoli civili, e quindi lasceremo le AR al loro destino (importantissimo, sia chiaro) di autoveicoli militari.

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Che il pubblico d’elezione individuato fosse quello dei numerosissimi agricoltori italiani dell’epoca, lo si capì anche dalla sede prescelta per la presentazione: la Fiera di Bari del Settembre 1951, un evento da sempre dedicato al settore agricolo; memorabile, in questo contesto, la pagina pubblicitaria che mostrava la Campagnola con attaccato un vomere impegnata ad arare un appezzamento di terreno; non sappiamo se qualche cliente l’abbia realmente utilizzata in quel modo e se lei fosse effettivamente capace di questa operazione ma comunque il messaggio era chiaro.

La vettura era molto ben fatta e meccanicamente interessantissima: costruita attorno ad un telaio a longheroni in acciaio generosamente dimensionati si vedeva applicato un signor motore rispetto al valvole laterali della Jeep ed ugualmente robusto: un quattro cilindri in linea da 1901 cc che l’anno successivo andrà ad equipaggiare anche l’ammiraglia di Casa, la Fiat 1900, depotenziato rispetto a quest’ultimo di dieci CV (48 anziché 58) sia per il rapporto di compressione minore onde consentire l’uso della benzina normale sia per la maggiore strozzatura dell’alimentazione dovuta ad un filtraggio dell’aria a bagno d’olio molto più rigoroso.

Fu aggiunto anche il radiatore dell’olio in previsione degli sforzi a bassa velocità cui il motore sarebbe stato sottoposto ed un sistema di trazione semplice ed efficace: trazione posteriore con anteriore inseribile e riduttore; una progettazione accuratissima quindi che presentava solo due lati deboli: la delicatezza nell’uso pesante delle sospensioni anteriori indipendenti, un preziosismo voluto assolutamente dal progettista Dante Giacosa, e l’elevato consumo di benzina, meno di sette km/litro, che mal si conciliava con il bacino d’utenza previsto.

Al primo inconveniente non si ovviò mai, mentre il secondo trovò una soluzione nella versione con un motore Diesel strettamente derivato da quello a benzina tanto da mantenere la stessa cilindrata: poco potente, 40 CV in tutto, non avrebbe certamente potuto essere lui a muovere i due esemplari di Campagnola, carrozzati dalla Savio ed allestiti dal reparto Allestimenti Speciali della Fiat, che, nel Dicembre del 1951, stabilirono il record, tuttora imbattuto, dell’attraversamento dell’Africa da Algeri a Città del Capo in undici giorni, quattro ore e 54 minuti.

Questo Diesel fu invece un incrollabile muletto che aiutò migliaia di connazionali nei lavori più impegnativi richiedendo quantità veramente esigue di gasolio; essa rimase in produzione fino al 1973, come la sorella a benzina, e fu la versione che conobbe la modifica più importante di tutta la gamma: nel 1969 vide il suo ormai vetusto motore venir sostituito da quello dell’autocarro leggero Fiat 241TN, sempre da 1,9 litri ma avente il 20% in più di energia a disposizione: da 40 a 48 CV e tempi di pre riscaldamento delle precamere di combustione molto ridotti rispetto a prima.

Questa prima incarnazione della Fiat Campagnola fu costruita, dal 1951 al 1973, in oltre 41.000 esemplari; oggi ne sono rimasti molto pochi poiché, nonostante la sua robustezza, la severità impietosa dell’utilizzo che molto spesso ne è stato fatto, le ha messe fuori uso in un buon numero.Oggi, come le sue altrettanto famose colleghe americane (le già citate Jeep) ed inglesi, le Land Rover, conta un buon numero di amatori quasi sempre attivi anche in fuori strada ma con tutte le accortezze dovute a mezzi così gloriosi; ciò, assieme al costo non limitato del restauro, contribuisce a mantenere il valore delle migliori Campagnole piuttosto elevato, molto vicino ai 15.000 Euro.

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