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Fmi: balzo record del debito globale per battere il Covid

Nel 2020 l’aumento è stato di 27mila miliardi di dollari. Dai pacchetti Usa e Next Generation Ue spinta al Pil per 4.600 miliardi

di Gianluca Di Donfrancesco

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3' di lettura

«Il debito di Governi, famiglie e società non finanziarie ha raggiunto i 226mila miliardi di dollari nel 2020, 27mila miliardi sopra il livello del 2019: è di gran lunga l’aumento più grande mai registrato»: le cifre fornite da Vitor Gaspar, direttore del Dipartimento affari fiscali dell’Fmi, sono uno dei tanti modi di misurare gli effetti della crisi del Covid-19 e le cicatrici che ha lasciato sull’economia mondiale.

«Il Grande divario»

Ha fatto più debito chi ne aveva la possibilità: economie avanzate e Cina insieme hanno contribuito «per oltre il 90%» all’aumento record, ha spiegato Gaspar, nella presentazione del Fiscal Monitor, il 13 ottobre. Emergenti e Paesi a basso reddito pesano solo per il 7%.

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È il «Grande divario finanziario», come lo ha chiamato Gaspar. Una gran parte di quel debito è stato generato dalle massicce misure di sostegno varate nei Paesi più ricchi. La diversa capacità di reazione, nei sistemi sanitari, nelle vaccinazioni come negli aiuti economici a persone e imprese e nei sistemi di credito, si traduce ora in una ripresa sempre più diseguale: le economie avanzate torneranno sul trend di crescita pre-pandemico già quest’anno. Per molte altre nazioni, serviranno anni.

LA CORSA DEL DEBITO PUBBLICO
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I pacchetti Usa e Ue: spinta al Pil per 4.600 miliardi

L’aumento del debito pubblico nel 2020 «è stato pienamente giustificato dalla necessità di rispondere al Covid-19 e alle sue conseguenze economiche, sociali e finanziarie», afferma l’Fmi. La maggior parte dei 16.900 miliardi di dollari di misure annunciate per combattere la pandemia scadranno quest’anno. Continueranno però a produrre effetti positivi: solo le manovre messe in campo da Washington (con l’American Families Plan e l’American Jobs Plan) e da Bruxelles (con il NextGenerationEu) potrebbero aggiungere al Pil globale circa 4.600 miliardi di dollari tra il 2021 e il 2026, secondo i calcoli del Fondo.

Il debito pubblico: alto e per lungo tempo

Dopo il balzo del 2020, il debito pubblico in rapporto al Pil si è stabilizzato nel 2021, grazie soprattutto alla ripresa economica. Resterà, però, su livelli superiori a quelli previsti prima della pandemia, attestandosi poco sotto il 100 per cento.

Per le economie avanzate, il Fondo prevede che il debito pubblico sarà del 20% più alto rispetto alle attese fino al 2026 (poi scenderà solo marginalmente, sempre in rapporto al Pil). Di conseguenza, salirà il fabbisogno finanziario dei Governi, per coprire le nuove emissioni e i titoli in scadenza.

I fattori di rischio

Gli alti livelli del debito pubblico, avvisa il Fiscal Monitor, espongono soprattutto i Paesi emergenti alle variazioni dei tassi di interesse e riducono gli spazi di manovra necessari per rispondere a eventuali shock futuri. I costi di rifinanziamento potrebbero salire pericolosamente una volta che le banche centrali più pesanti avranno cominciato a ridimensionare i propri eccezionali programmi di sostegno.

Il Fondo avvisa però che «persino nelle economie avanzate» che non affrontano rischi di rifinanziamento e hanno ancora margini nei bilanci pubblici, i Governi dovrebbero essere pronti a ridimensionare gli aiuti pubblici più rapidamente, se la domanda del settore privato dovesse riprendersi più in fretta del previsto. Anche per evitare di alimentare l’inflazione, con misure espansive protratte oltre il necessario.

In ogni caso, a tutti i Paesi è raccomandato «il rafforzamento del quadro di finanza pubblica a medio termine». Pur tenendo presente che la priorità resta superare l’emergenza sanitaria e riportare l’economia su una rotta di espansione stabile e sostenibile, resta fondamentale costruire e difendere la «credibilità» nei conti pubblici.

Il conto del debito mondiale (pubblico e privato) non smette di crescere: secondo i dati rilasciati a settembre dall’Institute of International Finance, nel secondo semestre del 2021, è salito a 296mila miliardi di dollari.

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