Turismo

Four Seasons mette l’Italia nel mirino per espandersi con hotel urbani e resort

Appena inaugurato l'albergo di Taormina, il gruppo pensa a fare rotta sulla Puglia. Intanto ha appena riaperto la completamente rinnovata iconica struttura di Milano

di Paola Dezza

A Shanghai apre l'hotel di lusso più alto del mondo

4' di lettura

L’ospitalità italiana di lusso, e non solo, fa gola a investitori e gestori internazionali, pronti a mettere le mani avanti appena si presenta una occasione in zone di pregio o per strutture da valorizzare. Il fermento del settore si percepisce nell’aria, dopo un anno di difficoltà e chiusure che ricorda il post 11 settembre 2001.

È così che investitori internazionali, anglosassoni che ultimamente hanno preso il posto dei fondi sovrani mediorientali, ma anche catene di gestione note nel mondo vogliono essere presenti nel Paese e decidono di ampliare il proprio portafoglio. Four Seasons è tra queste ultime. E se come si vocifera dal 2026 il Danieli di Venezia avrà proprio l’insegna del brand canadese - fondato da Isadore Sharp e che vede dal 2007 proprietari di maggioranza Bill Gates e il principe Al-Waleed bin Talal -, il territorio di caccia è ampio e si stende fino al Sud.

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Alla domanda su quale strategia il gruppo stia applicando in Italia, Justin Smathers, senior vice president, development Europe, risponde che Four Seasons è sempre in cerca di opportunità nelle migliori destinazioni, con partner (finanziari o immobiliari, ndr) che ne condividano la visione di eccellenza per offrire un prodotto unico nel mercato di riferimento. Un segmento quello del lusso dove la concorrenza è sempre più elevata.

«Puntiamo a portare avanti una strategia di espansione e crescita in Italia, per questo stiamo cercando occasioni per aumentare la nostra presenza nel vostro Paese» dice. Non nasconde di avere trovato ottime opportunità per aprire hotel a brand Four Seasons nei prossimi anni, ma non può dire di più al momento. Si sbilancia solo sulla Puglia. «Vogliamo aprire in pochi anni un nuovo resort sul mare in Puglia» dice.

Tra le recenti aperture c’è una struttura iconica come quella del San Domenico Palace a Taormina, di proprietà del gruppo Statuto come l’hotel iconico di Milano - al momento in soft opening e presto a regime per la clientela. E sono proprio Puglia e Sicilia che negli ultimi tempi hanno fatto da catalizzatore dei capitali in cerca di investimenti alberghieri e dei grandi brand. Due regioni che hanno ancora molto da offrire in termini di crescita di turismo di qualità.

Ci sono altre location da tenere d’occhio. «Venezia, Roma, Toscana e lago di Como, Amalfi e Capri sono tutte importanti destinazioni per noi - racconta ancora - e continuiamo a fare ricerca sicuri di trovare i progetti giusti con i partner giusti. In alcune destinazioni, come Roma e Venezia, dove ci sono alte barriere all’entrata, siamo molto focalizzati a trovare acquisti da valorizzare».

Progetti urbani e resort

Hotel di città o resort? Dove si focalizza la ricerca? Innanzitutto nelle location di altagamma. «La nostra pipeline è equamente distribuita tra progetti urbani e resort - dice ancora Justin Smathers -. Pertanto le nostre mete sono location dove i nostri ospiti vogliono viaggiare, in città o di vacanza, ma anche mercati emergenti dove possiamo essere i primi a offrire strutture di lusso. In Europa siamo sempre alla ricerca in Italia, Spagna e Grecia».

Intanto a Milano il Four Seasons, storico hotel di via Gesù - il più redditizio da sempre nella città meneghina - riapre completamente rinnovato in questi primi giorni di luglio.

«L’analisi di un restyling della struttura per cercare la combinazione giusta tra la storia che si respira in ogni angolo e una rielaborazione in chiave moderna va avanti da alcuni anni - dice la direttrice dell’hotel Andrea Orbetello -. L’albergo riapre con un volto nuovo per le aree comuni, dal ricevimento alla lobby lounge, dal ristorante al giardino». Il rinnovo delle 118 camere inizierà, invece, entro l’anno, senza cambiamenti nelle dimensioni (a partire da 39 mq). L’investimento è a carico della proprietà, il gruppo Statuto, che spenderà in tutto circa 15 milioni di euro.

Le stanze campione sono già pronte per venire valutate. Non ci saranno cambiamenti nelle dimensioni, come detto, ma restyling soprattutto sotto il profilo della dotazione tecnica, con upgrade dell’impianto idraulico, del condizionamento, del sistema wi-fi e così via. Ma nelle stanze sarà sempre più presente l’arte, un trend che ha preso piede negli ultimi anni nel mondo dell’ospitalità. Il consulente è James Robertson, che ricerca pezzi di arte da mettere nelle aree comuni e nelle stanze.

Nuovi colori

Cambia la gamma dei colori dell’hotel che sposa una palette che va dal beige agli ocra e al bronzo. A eccezione della lobby, una classica living room milanese con pezzi di Cassina, Poltrona Frau, Molteni, che si fondono mantenendo le proprie personalità ma rendendo l’insieme armonioso.

«La sfida maggiore è stata rappresentata dal giardino e dal piano terra - racconta Orbetello -. Il giardino è stato disegnato da Patricia Urquiola - che a suo tempo aveva firmato il centro benessere - e Flavio Pollano, landscaper, per essere più fluido e accogliente». Una oasi raffinata in città, aiutata dallo studio di luci e suoni.

«Molte le novità anche a livello della ristorazione - dice Orbetello -, apriamo infatti un raw bar dalle ore 18 in poi dove si serviranno cibi come ceviche, crudo, marinati e così via».

Il Four Seasons di Milano vuole distinguersi con lo chef Fabrizio Borracino anche per la scelta delle materie prime di qualità in arrivo da piccoli produttori locali.

L’apertura si innesta in quella che potrebbe essere una nuova stagione per Milano e per il turismo, dopo i sofferti mesi dovuti alla pandemia da Covid-19.

«Il mercato Usa rappresenta il 30% per il nostro albergo - dice ancora Orbetello -. Nelle ultime settimane, grazie ai vaccini e all’apertura delle frontiere in Europa, oltre ai voli Covid free su Malpensa, abbiamo visto un aumento delle prenotazioni. Mi aspetto un’estate buona, con livelli che sono quelli acquisiti da Milano ad agosto, Milano che non è più una città deserta in quel mese come accadeva ormai tanti anni fa».

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