Fiere

Frieze New York dà fiducia al mercato

Dopo più di un anno, il primo grande evento d'arte negli Usa entusiasma il pubblico, stanco di fiere digitali. Buona l'affluenza di pubblico e le vendite in tutte le fasce di prezzo

di Silvia Anna Barrilà

Clima ha venduto tutto lo stand di opere di Dana Lok. (Foto di Casey Kelbaugh. Courtesy of Casey Kelbaugh/Frieze

3' di lettura

Dopo Art Dubai, anche Frieze è tornata alla fiera fisica, o meglio ibrida, come oramai è d'obbligo. Dal 5 al 9 maggio si è svolta dal vivo in un nuovo sito, molto più comodo della vecchia location su Randall's Island: il centro culturale The Shed di New York, progettato dalle archistar Diller Scofidio + Renfro e inaugurato nel 2019 nella parte ovest di Manhattan, non lontano dalle sedi della maggior parte delle gallerie. Hanno partecipato 60 gallerie: un terzo rispetto alle 200 del 2019, ma comunque un traguardo. Alla versione digitale hanno partecipato 160 gallerie in totale, incluse quelle dell'edizione fisica. È stato il primo grande evento live a New York dopo la pandemia, per cui la risposta del pubblico e dei collezionisti è stata entusiasta, nonostante i tamponi o le vaccinazioni da presentare. Secondo quanto hanno dichiarato le gallerie, le vendite sono state numerose in tutte le fasce di prezzo e la presenza fisica ha avuto un impatto positivo sugli affari. Come di frequente accade per le opere più costose, tanti accordi vengono siglati già prima della fiera, ma sembra che il ritorno alla fisicità abbia dato una spinta in più.

Sold out per le pittrici

Le condizioni imposte dalla pandemia hanno indirettamente favorito un rapporto più raccolto con l'arte e un ritorno alla sobrietà. Diverse gallerie hanno affermato di aver registrato il sold out già il primo giorno della fiera, tra queste David Zwirner con nuove opere di Dana Schutz, da poco entrata nella scuderia del potente gallerista, a prezzi tra 700.000 e 900.000 dollari per i dipinti e tra 160.000 e 250.000 per le sculture. Sold out anche per Mendes Wood, Stephen Friedman, quest'ultimo con i ritratti dell'inglese Sarah Ball, classe 1965, anche lei da poco entrata nella lista degli artisti della galleria (prezzi 15.000-35.000 sterline), per Casey Kaplan con un'altra donna pittrice, questa volta l'astrattista Caroline Kent di Chicago, e così pure per la galleria milanese Clima con l'americana Dana Lok.

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Hauser & Wirth

I top price

Hauser & Wirth ha riportato alcune delle vendite più costose della fiera: una scultura di Louise Bourgeois da 1 milione di dollari; una nuova opera di George Condo, “The Drifter” (2021), da 800.000 dollari; una di Rashid Johnson, “Bruise Painting ‘Blue Bird'” (2021) da 750.000 dollari; un'opera “Senza Titolo” del 1954 di Ed Clark da 650.000; e una di Günther Förg del 2007 da 560.000 dollari. La galleria africana Goodman Gallery ha venduto a 700.000 dollari una nuova opera di tre metri a inchiostro su carta di William Kentridge, “Waiting for the Sibyl, (Comrade Tree)”, che sarà in mostra nella sua retrospettiva alla Royal Academy di Londra nel 2022. Tra le vendite registrate sulla piattaforma digitale della fiera, una delle più care è stata quella di Xavier Hufkens, che ha affermato di aver venduto una scultura di Thomas Houseago a 375.000 dollari.

Stephen Friedman

La giustizia razziale

Nonostante le gallerie fossero lì per vendere, dopo più di un anno di lockdown e piattaforme online, la fiera ha voluto dedicare una parte del programma ad un omaggio al Vision & Justice Project, un progetto per l'uguaglianza sociale e la giusta rappresentazione di tutte le componenti sociali all'interno di una democrazia, fondato da Sarah Elizabeth Lewis, Associate Professor della Harvard University. Una questione che oramai è diventata imprescindibile nella scena artistica americana. Hanno aderito con varie iniziative, mostre e talk più di 50 gallerie, sia tra quelle partecipanti alla versione fisica che a quella digitale della fiera. Inoltre, agli artisti Carrie Mae Weems e Hank Willis Thomas è stata commissionata la realizzazione di opere sul tema che sono state esposte in fiera, mentre Mel Chin ha creato un'opera per esprimere la solidarietà con le comunità asiatiche.

Tina Kim

I prossimi appuntamenti

Adesso è proprio verso l'Oriente che si rivolge l'attenzione, con l'edizione asiatica di Art Basel a Hong Kong, in calendario dal 19 al 23 maggio sia in formato fisico che digitale. Considerate le premesse e la situazione sanitaria locale, gli operatori guardano a questo appuntamento fiduciosi. Circa le metà delle 104 gallerie che hanno aderito parteciperà a distanza, altri hanno avviato delle collaborazioni, come Silverlens e Rossi & Rossi, Meyer Riegger e Sies + Höke, Antenna Space e Balice Hertling. In questo senso gli italiani sono in prima linea: otto galleristi hanno organizzato uno stand comune con il sostegno dell'Istituto Italiano di Cultura e la curatela di Fabio Cavallucci. “Italians”, così il titolo dello stand, sarà la prima di una serie di iniziative pensate per promuovere l'arte, il design e la moda italiana sotto l'ombrello di “Italian Style”. Le gallerie partecipanti sono Alfonso Artiaco, Cardi Gallery, Galleria Continua, Massimo De Carlo, Galleria Maggiore, Franco Noero, Mazzoleni, Rossi & Rossi. Dopo un anno difficile, si spera riescano ad entusiasmare i compratori cinesi.

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