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Fuga dal porto di Genova, scappano le portacontainer cinesi. «Autostrade liguri nel caos»

Il colosso dello shipping Cosco scrive ai clienti: «Liguria in tilt, vi possiamo consegnare le merci usando altri porti, da Ravenna a Trieste». Il direttore generale Donati: «Quello che sta accadendo è molto pericoloso, perché se una impresa va altrove non è detto che poi ritorni»

di Marco Morino

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Il colosso dello shipping Cosco scrive ai clienti: «Liguria in tilt, vi possiamo consegnare le merci usando altri porti, da Ravenna a Trieste». Il direttore generale Donati: «Quello che sta accadendo è molto pericoloso, perché se una impresa va altrove non è detto che poi ritorni»


4' di lettura

Fuga da Genova. Se una compagnia marittima del calibro di Cosco, un gigante dello shipping mondiale che fa capo allo Stato cinese, decide di inviare una circolare ai propri clienti sconsigliandoli vivamente di utilizzare il porto di Genova per le proprie spedizioni e suggerendo scali italiani alternativi, allora significa che la situazione forse sta sfuggendo di mano.
Cosco ha sede a Pechino, la sua flotta è composta da più di 800 navi per un tonnellaggio complessivo che supera 56 milioni di tonnellate. Cosco è il terzo operatore mondiale dei container, davanti ai francesi di Cma Cgm e alle spalle del leader danese Maersk Line e della compagnia svizzera Msc (Mediterranean Shipping Company).

La lettera

Il Sole 24 Ore ha raggiunto al telefono Marco Donati, direttore generale di Cosco Shipping lines Italy: «Cosco - dice Donati - è presente a Genova dal lontano 1963. È la prima volta che ci troviamo a gestire una simile emergenza, con i camion che non riescono a entrare nel porto, con il casello di Genova Ovest bloccato nelle ore cruciali, con i container fermi da giorni sui piazzali perché il cliente non può ritirarli e con i terminalisti che non fanno sconti ma, al contrario, intendono essere pagati anche se il container resta fermo per cause di forza maggiore». Le cause di forza maggiore sono le autostrade liguri, che la nota di Cosco definisce essere al collasso. In particolare, le direttrici che collegano il porto di Genova con le regioni limitrofe vertono - si legga nella nota - in una situazione vergognosa.

Scrive Cosco ai clienti: con tratti chiusi di notte e anche di giorno lungo le autostrade A10, A26, A7, A12, con decine di chilometri a corsia unica, che generano quotidianamente code di svariati chilometri, raggiungere i siti di carico e scarico diventa sempre più difficile e logorante. «Vista la attuale situazione - prosegue la nota - chiediamo la vostra collaborazione per informare i ricevitori e caricatori sulle evidenti problematiche che i camion incontrano giornalmente e che avranno ripercussioni sulla regolarità dei servizi di trasporto». Le navi ed i servizi di Cosco Shipping line, prosegue la circolare, scalano regolarmente altri porti italiani che attualmente vertono in una situazione autostradale nettamente migliore rispetto a quella genovese (vedi i porti di La Spezia, Trieste, Venezia, Ravenna). «Vi invitiamo – si legge nella lettera - a valutare insieme ai nostri uffici commerciali e logistici, scelte alternative». Per esempio il servizio intermodale (treno + camion) è citato da Cosco come valida alternativa al servizio camion «che attualmente è sotto stress e in evidente difficoltà».

Quanto vale Cosco per Genova

Chiosa Donati: «I porti italiani che abbiamo suggerito ai nostri clienti come valida alternativa a Genova sono quelli dove Cosco è presente ed è in grado di garantire un servizio al massimo livello. Aggiungo che attualmente Cosco movimenta su Genova circa 170mila teu l’anno (su un totale di 2,3 milioni di teu movimentati complessivamente in un anno dal porto di Genova, ndr), quindi possiamo dire che Cosco vale il 7-8% del porto di Genova. Da Genova partono e arrivano le nostre portacontainer da tutta l’Asia, dagli Stati Uniti, dall’Africa occidentale, dall’intero Mediterraneo e dall’area che va dal canale di Suez all’India. Un network di traffici globale, in ostaggio di una devastante situazione autostradale, gestita, secondo il nostro punto di vista, con poca trasparenza. Comprendiamo l’importanza dei controlli, ma non si può tenere in scacco un intero porto e suoi operatori».

La quota intermodale

Un ulteriore punto debole del porto di Genova è la quota molto bassa del trasporto intermodale. A La Spezia, per fare un esempio, la quota intermodale supera il 33% mentre su Genova (considerando tutti i terminal a Voltri e nel porto storico) non supera il 10-12% del totale volumi. Questo significa che circa il 90% delle merci in entrata o in uscita dal porto viaggia su camion. Di conseguenza, per il porto di Genova non c’è scampo: se gli accessi stradali al porto vanno in tilt, come in questi giorni, il porto si blocca, con perdite enormi. Viceversa, porti come Trieste e Ravenna, tra gli approdi alternativi indicati da Cosco, sfruttano moltissimo i collegamenti ferroviari: Trieste è nato e cresciuto con la ferrovia, mentre a Ravenna sono in corso massicci investimenti per potenziare gli accessi via ferro con il porto. «Quello che sta accadendo a Genova - continua Donati - è molto pericoloso , perché se un cliente è costretto a spostarsi altrove, non è scontato che in futuro possa tornare indietro». Senza sottovalutare la concorrenza dei porti del Nord Europa: Rotterdam, Amburgo, Aversa. «In questo momento - conclude Donati - noi puntiamo a spostare i container in altri porti italiani. Il fatto è che Genova vive di logistica e per la città è una grave perdita. Abbiamo già sofferto in silenzio per il crollo del Ponte Morandi, che ora abbiamo ricostruito. Non ci meritiamo di essere trattati in questo modo da governo e società Autostrade».

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