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«General Electric ha nascosto 40 miliardi di perdite». Panic selling in Borsa

La denuncia di Harry Markopolos, primo whistlelblower del caso Madoff: “Ge ha messo in piedi una frode contabile più grande di Enron e WorldCom messe assieme”

dal nostro corrispondente Riccardo Barlaam


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5' di lettura

Una vera e propria reazione di panico, con un'ondata generalizzata di vendite si è scatenata giovedì tra i trader a Wall Street sul titolo General Electric, con voci addirittura di rischio bancarotta per una delle principali blue chip della borsa americana, conglomerata simbolo dell'industria made in Usa da anni in difficoltà. Il “panic selling” che ha fatto crollare fino al 15% le azioni Ge, per poi chiudere la giornata di scambi con un calo superiore all'11%, peggiore seduta dal 2008 - venerdì il titolo ha fatto segnare un rimbalzo del 6% nelle prime ore di contrattazione - è stato generato da un report di 175 pagine diffuso da Harry Markopolos, l'investigatore finanziario privato già noto alle cronache per essere stato il primo whistleblower ad aver lanciato l'allarme sullo schema Ponzi da 65 miliardi di dollari messo in piedi da Bernard Madoff.

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Markopolos nel suo report accusa General Electric di aver falsato i conti, nascondendo 38,1 miliardi di dollari perdite dai suoi business legati alle riassicurazioni a lungo termine e dai servizi alle società petrolifere. L'investigatore sostiene che si tratta della più grande frode contabile sulla quale lui e il suo team hanno indagato. Il report è frutto di sette mesi di ricerche.

Le perdite della divisione riassicurazione, in particolare, vengono fatte risalire addirittura agli anni ‘80 e ‘90 quando la società marciava a tutta velocità ed era guidata da Jack Welch. Perdite che, secondo l'investigatore, per evitare il rischio crack avrebbero la necessità di essere rifinanziate con 28 miliardi di dollari di nuove riserve, di cui 18,5 miliardi in contanti nel breve per poter ripianare il buco.

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Un altro capitolo delle accuse di frode avanzato dal report di Markopolos è legato a Baker Hughes, società di servizi all'industria petrolifera acquisita da Ge di cui non sarebbero state correttamente contabilizzate le operazioni di acquisto delle quote azionarie. Un'operazione poco fortunata per Ge che ha completato l'acquisizione nel 2017 salendo fino al 62,5% del capitale di Baker Hughes, per poi scendere al 50,4% del capitale subito dopo nel 2018, ma che nonostante i disinvestimenti continua a bruciare liquidità.

Larry Culp, il super manager diventato ceo di Ge qualche mese fa con la sfida - che al momento sembra una missione impossibile - di far ripartire il gigante dell'industria americana, ha accusato Markopolos di “falsa ricostruzione dei fatti” e ha puntato il dito sulla procedura utilizzata dall'investigatore, reo di non avere confrontato le conclusioni delle sue indagini con Ge prima della pubblicazione del report.
Secondo il ceo di General Electric l'inchiesta contiene degli “errori fattuali” e costituisce una “manipolazione di mercato pura e semplice” perché, come ricorda Culp, lo stesso investigatore ha ammesso che avrà una “discreta percentuale di profitti” dallo short selling sul titolo Ge. Markopolos intervistato da Cnbc ha infatti rivelato di aver dato in anticipo una copia del suo report a un hedge fund, di cui non ha fornito il nome, e che potrebbe ricevere una percentuale degli utili da ogni movimento del prezzo dell'azione Ge.

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Il rapporto ha analizzato a fondo la situazione finanziaria di General Electric e sostiene che la conglomerata americana avrebbe messo in piedi nel corso degli anni una colossale frode contabile: “I 38 miliardi di dollari di frode contabile pesano per oltre il 40% della capitalizzazione di Borsa di Ge, e ne fanno una delle più grandi frodi contabili della storia americana, più grande delle frodi di Enron e WorldCom messe assieme”. Il riferimento è a due scandali che hanno portato alla bancarotta il gigante dell'energia Enron nel 2001, e la telco WorldCom nel 2002.

L'investigatore vede molte similitudini con il caso Enron tanto che accusa Ge di utlizzare “il GEnron playbook”, lo stesso schema di gioco usato da Enron ai tempi e che ha portato al fallimento della società. Teme poi che la maxi perdita scoperta nei bilanci Ge possa diffondersi come un virus tanto da mettere a rischio la sopravvivenza stessa della società, e arrivare a condizionare settori economici americani, come quello assicurativo e del business dei servizi all'industria petrolifera. Markopolos in ultimo ricorda che i due casi, Enron e WorldCom, sono partiti da una frode contabile ma poi si sono allargati e hanno portato a delle maxi inchieste penali, fino ai libri delle società portati in tribunale.

Il panico che si è diffuso ieri a Wall Street dopo la pubblicazione del rapporto ha causato a General Electric la peggiore giornata di contrattazioni da 11 anni a questa parte, dai tempi della crisi dei mutui: le azioni dopo essere crollate oltre il 15%, hanno chiuso con una perdita superiore all'11%. Come segno di fiducia verso la società, il ceo Larry Culp, nonostante il crollo del titolo, ha acquistato 252.200 azioni General Electric, quando il prezzo era sceso a 7,93 $, come confermato dai tabulati della Sec.

Un acquisto pari a circa 2 milioni di dollari con il quale Culp ha raddoppiato la sua quota nel capitale della società, che è vicina ora all'1%, e che ha aiutato a sostenere il titolo, risalito del 2,5% nelle contrattazioni after-hours.

In una nota Ge ha dichiarato di operare “con il massimo livello di integrità nei suoi report finanziari”, e di prestare massima attenzione agli obblighi contabili che sono “evidenziati chiaramente con grande dettaglio”. Alcuni analisti finanziari hanno minimizzato il report di Markopolos, come John Hempton di Bront Capital che ha definito le accuse “sciocche”. Reuters tuttavia ricorda che da tempo tra gli analisti di Wall Street vengono lanciati allert sulla scarsa liquidità di Ge, e sulla opacità con la quale sono state trascritte in bilancio le perdite.

Negli ultimi due anni anni General Electric ha annunciato oltre 40 miliardi di svalutazioni, ha cambiato due amministratori delegati e sta cercando di digerire il costo di acquisizioni sbagliate, operazioni finanziarie rischiose, business decotti. Sia la Sec, l'autorità di Borsa americana, che il Dipartimento di Giustizia hanno avviato due inchieste sulla gestione e la contabilità di Ge degli ultimi anni, ma non si ancora il risultato delle indagini.

Le ultime perdite annunciate da Ge la settimana scorsa riguardano la joint venture con la francese Safran per produrre i motori dei 737 Max Boeing: la società ha tagliato l'output del 5% e ha già previsto perdite per 1,4 miliardi se i 737 Max della Boeing, l'altro colosso americano in difficoltà, resteranno a terra tutto l'anno.

Markopolos, primo tra tutti, all'inizio degli anni 2000 aveva lanciato un alert alle autorità regolamentari su Bernie Madoff sostenendo che la sua società di investimento si manteneva su una gigantesca “catena di Sant'Antonio”. Il finale della storia è tristemente noto. Nel 2008 il finanziere fu arrestato con l'accusa di aver messo in piedi la più gigantesca frode finanziaria della storia, uno schema Ponzi da 65 miliardi di dollari dove i rendimenti elevati venivano garantiti dalle entrate dei nuovi investitori, accuse per le quali è stato condannato a 150 anni di carcere.

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    Riccardo Barlaamcorrispondente da New York

    Luogo: New York, USA

    Lingue parlate: inglese, francese

    Argomenti: economia, finanza e politica internazionale

    Premi: Premio Baldoni (2008), Harambee (2013), Overtime Film Festival (2017)

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