Inedito leopardiano

Giacomo Leopardi: Il ragazzino a caccia di mirmicoleoni

Pubblicato per la prima volta integralmente il «Compendio di Storia Naturale», un quaderno di 62 pagine datato 1812 con dodici trattati dedicati al regno animale, vegetale e minerale

di Gaspare Polizzi | illustrazione di Guido Scarabottolo

Illustrazione di Guido Scarabottolo

4' di lettura

Che cos’è un mirmicoleone? Com’è organizzata la vita sociale delle api? E che cosa sono gli impietrimenti? Un ragazzo di quattrodici anni sfoglia e raccoglie in un compendio la bella enciclopedia naturalistica dell’Abbé Pluche, la quinta edizione italiana dello Spettacolo della natura , stampata nel 1786 a Venezia presso Francesco di Niccolò Pezzana, in quattordici tomi e dodici volumi in 8°, un successo editoriale nella Francia dei Lumi, pubblicato nel 1732-50 e prontamente tradotto in Italia, per trovare risposte alle sue inesauribili curiosità sui tre regni della natura, animale, vegetale e minerale. Un ragazzo, Giacomo Leopardi, che lascerà un’impronta indelebile nella poesia, nella filosofia e nella cultura tutta d’Italia e del mondo.

Quadernetto

Le pagine del quadernetto, fitte di una perfetta scrittura calligrafica, suscitano grande emozione. E avvicinano Giacomo a quei ragazzi di ogni tempo che si lasciano attrarre dall’affascinante spettacolo della natura. Giacomo ritrovò nelle pagine del Pluche, che compendiò con cura estrema ed efficace sintesi, quelle visioni della natura che gli si aprivano quando usciva dal palazzo paterno, verso la campagna. Visioni impresse nella sua memoria che divennero fonte di immaginazione poetica e di riflessione filosofica per tutta la sua vita.

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Ma vi trovò anche descrizioni, lontane dalla sua esperienza, di creature esotiche e fantastiche, come il coccodrillo e il narwal, o di luoghi fantasiosi dove si trova «la polvere d’oro», come la «costa d’oro della Guinea nel regno di Sofala nel Monomotapa, nel Zanguelar nell’Abbissinia, nel Brasile, e nel Chilì».

Un inedito leopardiano

Il Compendio di Storia Naturale era un inedito leopardiano noto agli studiosi, citato da Giuseppe Cugnoni nel primo volume delle Opere inedite pubblicate sugli autografi recanatesi (1878-80) e riportato nell’Indice delle produzioni di me Giacomo Leopardi dall’anno 1809 in poi. Il geologo Giulio Antonio Venzo ne aveva dato notizia dettagliata in un saggio del 1981.

Quando mi presentai alla contessa Anna Leopardi di San Leopardo il 24 giugno 2004 con una lettera del mio maestro Paolo Rossi che, in qualità di Presidente della Società Italiana per lo studio dei rapporti tra Scienza e Letteratura, segnalava come «sarebbe molto importante per la cultura filosofico-scientifica italiana (e non solo italiana) nonché per gli studi leopardiani la conoscenza di tale manoscritto», ricevetti in risposta un gentilissimo, ancorché affettuoso, «al momento soprassediamo». Abbiamo atteso quasi vent’anni, chiedendo nuovamente al conte Vanni di poter vedere, studiare e pubblicare il Compendio, finché la perseveranza di Valentina Sordoni non ha convinto la contessa Olimpia ad acconsentire alla nostra curatela per un’edizione critica che inaugura la collana «Leopardiana» pubblicata dalle Edizioni Mimesis. In questa vicenda abbiamo avuto modo di apprezzare l’amore per Giacomo dei suoi discendenti e di chi ha curato e cura la biblioteca e l’archivio di Casa Leopardi, Carmela Magri e Arianna Franceschini. Un amore espresso dalla contessa Olimpia con l’apertura al pubblico delle «quiete stanze» del palazzo dove Giacomo, insieme a Carlo e Paolina, «abit[ò] fanciullo» (vedi «Il Sole 24 Ore Domenica» del 21 giugno 2020). E che permette ora di leggere pagine preziose di un giovane «favoloso», immerso nello spettacolo della natura.

Il manoscritto, autografo con correzioni autografe, è composto da un quaderno in 4° piccolo (19x13 cm) di 62 pagine, privo di indici. La copertina esterna presenta, nella sua prima pagina, la scritta in corsivo, verisimilmente autografa, «Storia Naturale 1812». Ogni facciata, in carta rigata, è composta da 21 righe, scritta recto e verso e numerata con cifre arabe aggiunte a matita. Un solo termine non siamo riusciti a decifrare: prananco? In appendice sono pubblicati il Saggio di chimica e storia naturale che pubblicamente a dare si espongono i due fratelli Carlo e Giacomo Leopardi, edito da Monaldo a Loreto nel 1812, un prospetto di Tavole sinottiche che permette di confrontare parola per parola il testo leopardiano che le sue due fonti - lo Spettacolo della natura e i Fondamenti della Scienza chimico-fisica esposti in due Dizionari del chimico Vincenzo Dandolo (1796) - e i profili biografici di Dandolo e Pluche, comprensivi di riferimenti bibliografici, anche in funzione della letture leopardiane nella biblioteca di famiglia.

Dodici trattati dedicati ai tre regni della natura

Il Compendio, composto di dodici trattati dedicati ai tre regni della natura - cinque al mondo animale, uno ai vegetali, tre alla geografia fisica e gli ultimi tre ai minerali - costituisce la prima riflessione leopardiana sulla «storia naturale»: «La Storia naturale è quella scienza che dà esatta notizia de’ prodotti e de’ corpi che osservansi in natura». Il concetto di «storia naturale» sarà ben presente nell’opera leopardiana. Lo ritroviamo sette volte nel Saggio sopra gli errori popolari degli antichi e tra i Disegni letterari, dove Leopardi vagheggia l’idea di un’opera sulle «Bellezze ec. della Storia naturale de’ quadrupedi ec.».

Notevole è il rilievo teoretico della riflessione sulla storia naturale nello Zibaldone, dove l’espressione compare undici volte e viene lemmatizzata nell’Indice del mio Zibaldone di Pensieri del 1827. E non va trascurato che nel gennaio 1829 i coniugi Tommasini e Maestri proposero al poeta, senza successo, la cattedra di Storia naturale presso l’Università di Parma. L’espressione ricompare in forma poetica nei Paralipomeni della Batracomiomachia, dove al Canto VII si legge di Dedalo: «sommamente divenuto esperto / Della storia che detta è naturale». A mio avviso la figura di Dedalo cultore di storia naturale testimonia un richiamo autobiografico, ambiguo e ambivalente, agli studi del giovane Giacomo, condensati anche nel Compendio. Nelle parole del primo tra gli scritti leopardiani di argomento scientifico, e in alcuni suoi termini, sono compressi echi di un sapere antico che risuonano inattesi in ogni parte dell’opera poetica e filosofica del Recanatese.

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