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Giuliani (Azimut): «Passata la paura, è ora di ripensare agli investimenti»

Il presidente di Azimut: «Le azioni? Scelta giusta ma serve una strategia di accumulo progressivo»

di Isabella Della Valle

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Pietro Giuliani, presidente Azimut Holding (Imagoeconomica)

Il presidente di Azimut: «Le azioni? Scelta giusta ma serve una strategia di accumulo progressivo»


3' di lettura

«Nonostante i mercati siano scesi molto, non abbiamo avuto grandi reazioni da parte dei clienti. Erano talmente preoccupati per la salute e a organizzarsi la vita durante il lockdown che il pensiero dei soldi è finito al terzo posto». Così, Pietro Giuliani, presidente di Azimut Holding, sintetizza il momento clou della crisi pandemica e, oltre a fare il punto su Azimut, spiega anche quale sarà la strategia che seguirà per i prossimi mesi.

E adesso che cosa accadrà?
La paura si è ridimensionata e ora che progressivamente il lockdown sta terminando, salvo ricadute, ci si focalizza su come siano investiti i soldi alla luce di quello che potrà accadere soprattutto da un punto di vista economico.

Cioè?
In Gran Bretagna sia la BoE, sia il primo ministro prevedono un calo del Pil del 25%. O loro sono troppo pessimisti oppure noi, con una stima del -9,5%, un po’ troppo ottimisti. Quindi oggi c’è grande attenzione su cosa fare se il mondo dovesse entrare in una fase di depressione. Non dimentichiamo che quello che è accaduto da un punto di vista soprattutto economico è la crisi più grave dopo il 1929.

Anche Azimut in questa fase ha rallentato il passo...
Il nostro utile netto è stato di 48,5 milioni, con una perdita di 15 milioni causata dalle minusvalenze dei titoli in possesso alla proprietà; non li considero persi ma solo un investimento valorizzato male. Ci sono poi le commissioni di performance sulle quali non abbiamo potuto contare visto come sono andati i mercati. Vista l’entità della crisi, abbiamo reagito bene. Una sottoperformance dell’8% da inizio anno, considerato quello che è successo, non è drammatica. Da inizio 2019 i nostri clienti stanno ancora guadagnando.

Rivedete le previsioni di utili da 300 milioni per fine anno?
No. A questa cifra tolgo i 15 milioni cui accenavo prima e le commissioni di performance che non abbiamo incassato, ma i conti prospettici restano positivi. Non raccolgo su conti correnti e liquidità perché non faccio questo di mestiere: sulla liquidità ci vanno le banche. C’è anche uno studio di Bankitalia che evidenzia come le società indipendenti abbiano performance migliori rispetto ai gruppi bancari; è una questione di modello di business. Noi siamo specializzati sugli investimenti, non vendiamo altri strumenti. Integriamo gestione e distribuzione e siamo gli unici che hanno gestori in tutto il mondo che investono in tempo reale.

Ma a differenza di altri gruppi, però, vendete principalmente solo prodotti della casa.
Sì, perché sappiamo cosa c’è dentro, non ci comportiamo come una colonia che vende prodotti di terzi e non vogliamo sorprese. Abbiamo una rete specializzata che conosce i prodotti perché parla direttamente con i gestori e li spiega al cliente.

E ora come pensate di muovervi?
Le azioni restano un’asset class dove andare. L’ideale è accumularle anno per anno con un piano ad hoc che definisca ex ante la percentuale che si intende raggiungere e in quanto tempo. È l’unico modo per ottenere un rendimento.

Come valuta la situazione delle Pmi?
Lavoriamo già da cinque anni con le Pmi e continueremo a farlo. Ho parlato con molti imprenditori e ho capito che non hanno bisogno di indebitarsi ulteriormente, a loro serve qualcuno che compri le azioni, un socio di minoranza che porti danaro attraverso un aumento di capitale. Il venture capital, soprattutto sulla parte tecnologica, consente di fare passi avanti verso il mondo che verrà. Ci sono realtà piccole che nel giro di 10 anni possono diventare importanti e investirci quando sono ancora piccole permetterà di ottenere ritorni interessanti. E il nostro fondo di venture capital, Italia 500, investe proprio in queste piccole realtà.

Quali sono le finalità della joint venture con Borsadelcredito.it?
Prestare soldi a piccole società. Abbiamo dato vita a una newco che, attraverso un algoritmo, ci permette, oltre che di offrire soldi più facilmente e più velocemente, anche di capire l’affidabilità aziendale. Questo accordo è preliminare al lancio di un fondo chiuso da 100 milioni.

A che condizioni offrite il prestito?
In linea con quelle di mercato.

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