ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùIl Salone di Torino

Gli editori fanno i conti con il boom dei fumetti: disegnato un libro su 10

Il settore è trascinato da manga, graphic novel e in misura minore dall’offerta per i bambini

di Andrea Biondi

(Adobe Stock)

3' di lettura

Celebre la definizione di Hugo Pratt, dalla cui matita è nato Corto Maltese: per lui il fumetto è «letteratura disegnata». Ma i fumetti rappresentano anche la «nona arte» per rifarsi alla definizione del critico cinematografico Claude Beylie (anche se sulla validità della classificazione numerica delle arti il giudizio non è unanimemente positivo) o anche «arte sequenziale» per dirla con un’espressione di Will Eisner, famosissimo autore americano.

Forse è meglio – anzi sicuramente è meglio, soprattutto per gli editori che devono annusare l’andamento del business – lasciarsi alle spalle lo schema fin troppo abusato dei fumetti come prodotto troppo di nicchia o comunque da ragazzini, senza la valenza culturale che può avere un libro qualsiasi. I numeri prodotti dall’Associazione italiana editori (Aie) e presentati ieri nella giornata inaugurale della 34esima edizione del Salone del libro di Torino, sono in questo quadro eloquenti. Innanzitutto un libro ogni dieci venduto nel 2021 nelle librerie fisiche e online e nella grande distribuzione è un libro di fumetti.

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Si tratta della prima volta di un’analisi di settore sul mondo dei fumetti, presentata in un’edizione in cui inevitabilmente si fanno i conti con la eco di una guerra in Ucraina che percorre spazi ed eventi del Salone. «Leggere rende liberi. Lo scambio di conoscenza e cultura crea ponti. I libri aprono alla comprensione reciproca e al dialogo», ha scritto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel salutare l’avvio del Salone. «Investire sulla conoscenza è un grande antidoto contro le guerre» ha dichiarato il ministro della Cultura Dario Franceschini annunciando l’avvicinarsi del completamento del «percorso di approvazione della legge per la promozione del libro e della lettura, che sosterrà tutta la filiera». Quel che ora si presenta davanti ha i contorni del momento di passaggio, ma anche del banco di prova dopo che «la stagione del lockdown ha riavvicinato le persone ai libri, alla lettura e ai consumi culturali. Vorrei che diventassero strutturali».

Guardando ai numeri, da questa stagione sono sicuramente usciti vincitori strisce, graphic novel, manga, fumetti per bambini e ragazzi arrivati a pesare per il 5,9% sul totale del mercato di varia (romanzi, saggistica, manualistica e libri per ragazzi) partendo dal 2,4% del 2019. Gli 11,5 milioni di copie venduti alla fine dello scorso anno rappresentano il 132% in più rispetto all’anno prima e il 256% in più rispetto al 2019. Nei primi quattro mesi del 2022 appartiene al genere fumetto il 12,3% dei libri venduti:
più del 10% di fine 2021.

Insomma dati con cui inevitabilmente occorre fare i conti. Il valore del mercato del fumetto, per quello che riguarda le librerie, supera i 100 milioni di euro. Una cifra enorme se pensiamo che fino a pochi anni fa la letteratura disegnata era appannaggio delle sole edicole. Oggi il quadro si è completamente rovesciato. Le edicole soffrono, mentre il pubblico si è abituato ad acquistare fumetti in libreria, sia essa fisica o digitale. Ed è un pubblico in gran parte giovane, che acquista manga (per il 58,1% della spesa totale), graphic novel (29,7%) e in misura minore i fumetti “bambini e ragazzi 14+”, della Marvel o della DC Comics solo per citare due esempi (12,2%). Il fenomeno è in crescita e sta richiamando l’attenzione di analisti e osservatori concordi peraltro nel partire dalla considerazione che negli ultimi anni abbia impattato – e ci sono pochi dubbi che continuerà a impattare – l’incremento della proposta culturale derivata direttamente o indirettamente dai fumetti: gli anime giapponesi, i film hollywodiani o le serie tv.
Solo per fare un esempio basti pensare al successo di “Strappare
lungo i bordi” di Zerocalcare su Netflix e a come questo abbia
potuto generare un circolo virtuoso.

Va detto che in altri Paesi, come la Francia ad esempio, i fumetti hanno già dignità pari a quella della letteratura. In Italia se si escludono casi come quello di Zerocalcare o GiPi che sono arrivati alle soglie del Premio Strega, la strada da percorrere è ancora lunga. Ma l’offerta è ampia e di alta qualità sia per i prodotti italiani sia per le traduzioni. In questo contesto non è trascurabile il fatto, anche in questo caso soprattutto in chiave prospettica per il mondo degli editori, che leggere fumetti rappresenti un atout per creare lettori anche di altri generi, basti pensare al settore young adult, al fantasy, alla fantascienza. Altra caratteristica da non trascurare: il lettore di fumetti è molto legato alla forma cartacea, non si ferma davanti a qualche piccola difficoltà – i manga ad esempio si leggono da destra a sinistra – e sa riconoscere la qualità narrativa e produttiva dell’oggetto libro. Il futuro è fumetto? Di certo questo è il momento del fumetto con anche i grandi editori che iniziano a guardare all’interno.

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