Giornata mondiale dell’acqua

Gli italiani sensibili alla carenza di acqua, ma faticano a passare all’azione

La crisi globale è evidente in termini di malattie, condizioni igieniche, vittime e conseguenze sociali. Gli italiani tra i più spreconi d’Europa

di Elena Comelli

Afp

5' di lettura

L’ora zero per Cape Town arrivò nel 2018, quando le autorità razionarono le forniture d’acqua a 50 litri al giorno per persona. Sembrano tanti, ma per lavarsi, cucinare e bere 50 litri sono molto pochi. Per fare un confronto, la media americana di consumo di acqua per persona è di oltre 300 litri al giorno, quella italiana di 220 e quella europea di 165.

In California, dopo tre anni di siccità, l’ora zero sta per arrivare in questi giorni, con il governatore Gavin Newsom che ha già vietato il riempimento delle piscine private e l’innaffiatura dei giardini. San Paolo affrontò la sua prima ora zero nel 2015, quando le forniture idriche vennero limitate a 12 ore al giorno e molte fabbriche furono costrette a interrompere la produzione. Barcellona ci passò nel 2008, quando dovette importare l’acqua con i camion dalla Francia.

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E la crisi del clima non farà che peggiorare la situazione negli anni a venire. Delle venti megalopoli mondiali, si calcola che ben 14 siano già in condizioni di grave scarsità idrica. Quattro miliardi di persone, oltre metà della popolazione mondiale, vivono in aree colpite da gravi siccità per almeno un mese all’anno.

Due miliardi di persone vivono senza servizi igienici. Quasi 800 milioni di persone, un essere umano su dieci, soffre davvero la sete, perché non ha accesso diretto all’acqua potabile. La metà sono bambini. Questo significa che un bambino su cinque nel mondo (soprattutto in Africa, ma anche in Asia meridionale) non ha abbastanza acqua per soddisfare le sue esigenze quotidiane.

La conta delle vittime è ancora più impressionante. Ogni giorno oltre 800 bambini al di sotto dei cinque anni muoiono di diarrea causata dall’acqua contaminata e dalle pratiche igieniche carenti. Nell’Africa rurale, ogni donna è costretta a fare in media 6 chilometri a piedi ogni giorno per portare a casa 20 litri d’acqua. In tutto, sono 200 milioni le ore impiegate ogni giorno da donne e ragazze per trasportare acqua.

Senza acqua pulita e facilmente accessibile, le famiglie e le comunità sono bloccate nella povertà per generazioni. I bambini abbandonano la scuola e i genitori faticano a guadagnarsi da vivere.

Ecco perché le Nazioni Unite riconoscono l’importanza di affrontare la crisi idrica globale ogni anno in occasione della Giornata mondiale dell’acqua, il 22 marzo.

La difficoltà di agire

A celebrare questa giornata, che quest’anno celebra il suo trentesimo anniversario, scende in campo il progetto “Acqua nelle nostre mani”, curato da Ipsos e Future Food Institute su iniziativa di Finish, per indagare abitudini, consumi, tutela e spreco dell'acqua in Italia.

Dalla ricerca Ipsos per Finish, condotta a gennaio su un campione rappresentativo di oltre mille rispondenti, emerge un miglioramento dei dati relativi all’interesse degli italiani per la sostenibilità (+2% vs 2021) con un incremento importante che riguarda direttamente i giovani (+18% vs 2021, con il 39% degli intervistati che si definisce molto consapevole di cosa sia e cosa comporti essere sostenibili nella quotidianità).

È invece sui comportamenti personali in favore della sostenibilità che le difficoltà si fanno evidenti. A questo proposito, tutti - o quasi - i comportamenti da attuare per vivere in maniera sostenibile hanno visto una flessione rispetto all'anno precedente: -2% delle persone sono disposte a rinunciare a qualcosa oggi se ciò garantisce maggiori risorse ambientali per le generazioni future (62% nel 2022 vs 64% nel 2021), -5% delle persone dichiarano di provare a ridurre lo spreco di cibo (78% nel 2022 vs 83% nel 2021) e -3% delle persone dichiarano di provare a ridurre lo spreco d'acqua (74% nel 2022 vs 77% nel 2021).

Con riferimento all'acqua, la presa di coscienza da parte degli italiani sulla serietà del problema della scarsità è in progressiva crescita, seppure con percentuali ancora ridotte: il 25% tra gli adulti (+4% vs 2021) e il 31% tra i giovani (+15% vs 2021) ritiene infatti la scarsità d'acqua un problema attuale e generalizzato, mentre sono in lenta decrescita i dati di chi ritiene che la disponibilità d'acqua non sia un problema attuale (7% nel 2022 vs 9% nel 2021) oppure che sia un problema solamente di specifiche aree e in specifici momenti dell'anno (68% nel 2022 vs 70% nel 2021).

Interessante a questo proposito anche la posizione dei giovani, con una riduzione del 20% rispetto all'anno scorso tra coloro che ritengono la scarsità d'acqua un problema localizzato in specifiche aree e momenti (53% nel 2022 vs 73% nel 2021). Rimane infine stabile la percezione degli italiani rispetto alle previsioni del World Resources Institute, secondo il quale l'Italia sarà in una situazione di stress idrico elevato entro il 2040, con il 76% degli italiani intervistati che le ritiene veritiere.

Resta invece preoccupante l'idea del 17% dei giovani, secondo i quali queste previsioni sono fatte solamente per diffondere paura tra la popolazione (dato che scende al 12% nel caso degli adulti).

Tra i più spreconi d’Europa

Dalla ricerca Ipsos per Finish emergono poi indicazioni interessanti anche in relazione alle percezioni di consumo rispetto alla risorsa idrica. Gli italiani, infatti, sono tra i più spreconi in Europa, con un consumo medio pro-capite di 220 litri al giorno, contro una media europea di 165 litri.

Su questo tema, gli italiani dimostrano di avere una scarsissima consapevolezza: solo uno su due è infatti cosciente del maggiore consumo rispetto agli altri Paesi europei, con un dato fortunatamente in progressiva crescita nel corso degli anni (dal 48% del 2019 al 54% del 2022). Interessante anche la crescita di consapevolezza sul tema da parte dei giovani, con un +8% rispetto al 2021 (54% nel 2022 vs 46% nel 2021).

Ampliando poi l'analisi al consumo medio per famiglia, la fotografia non è migliore: tenendo presente un'ampiezza media delle famiglie italiane di 2,3 persone per nucleo, il consumo medio giornaliero in Italia è di circa 500 litri, e questo dato è riconosciuto solo dal 3% degli italiani adulti (il 9% nel caso dei giovani). Oltre il 68% è convinto che il consumo medio giornaliero per famiglia sia inferiore ai 100 litri.

Comportamenti virtuosi

Tra i comportamenti che gli italiani mettono in atto per provare a ridurre la propria impronta idrica, il 73% dichiara di chiudere i rubinetti quando non necessario e di utilizzare la lavastoviglie solo a pieno carico (+1% vs 2021), il 49% si impegna a fare docce più brevi (+4% vs 2021), il 67% preferisce la doccia alla vasca (+4% vs 2021). Tra i possessori di lavastoviglie (17 milioni in Italia) è in costante miglioramento la percentuale di coloro che non risciacqua i piatti a mano prima di metterli nella macchina (33%), con un aumento del 3% rispetto al 2021.

L'acqua, però, si dimostra ancora la meno controllata dagli italiani, con un trend in linea con gli anni passati. Mentre il 40% degli intervistati dichiara di controllare sempre il consumo di energia elettrica e il 38% quello di gas, solo il 32% si preoccupa del consumo di acqua.

Una buona notizia arriva invece dalle speranze e intenzioni degli italiani in relazione alla gestione delle risorse pubbliche. Sebbene solo una ristretta minoranza degli intervistati (22%) sia conoscenza di cosa sia effettivamente il Pnrr e abbia fiducia nella corretta allocazione dei fondi previsti, il 43% ritiene che le risorse debbano essere utilizzate per un uso sempre più efficiente della risorsa idrica, dato secondo solo agli investimenti nelle fonti di energia rinnovabile (57%).

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