ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùStorie di mafia

Gli uomini che hanno insanguinato il Paese

Lirio Abbate, nel libro “Stragisti, da Giuseppe Graviano a Matteo Messina Denaro, uomini e donne delle bombe di mafia”, fornisce l'immagine dei più sanguinari capimafia

di Gaetano Gianluca Geraci

2' di lettura

Sono gli anni del sangue, quelli della guerra ingaggiata da Cosa nostra contro lo Stato. Tra il 1992 ed il 1993, gli attentati ai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e le innumerevoli carneficine di quella fredda cronaca.
Tocca a Lirio Abbate, nel libro “Stragisti, da Giuseppe Graviano a Matteo Messina Denaro, uomini e donne delle bombe di mafia”, fornire l'immagine di chi, sotto l'impulso del Capo dei Capi, Totò Riina, ha insanguinato il paese intero.

I fratelli Graviano

Al centro di questa cornice i fratelli Graviano, Giuseppe e Filippo, arrestati nel 1994, e Matteo Messina Denaro, l'ultimo dei Corleonesi, l'imprendibile latitante.

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Lo scrittore e giornalista spiega come proprio la cattura di quest'ultimo potrebbe essere essenziale nella lotta alla criminalità organizzata essendo lo stesso depositario di tutti i segreti di Cosa nostra. Il cronista affronta il problema in modo diretto, ci parla di un latitante che “rimane libero di girare il mondo”, mentre chi lotta per la sua cattura riesce solo a intravederne l’ombra. Si interroga su “come è potuto succedere che due boss al 41bis (i Graviano) abbiano avuto entrambi un figlio durante la detenzione?”

Ci spiega, a tal proposito, come nel dopo stragi il latitante ha saputo ricreare i giusti equilibri e permettere a Cosa nostra di farsi “stato”, sfruttare quella parte di organizzazione composta da uomini delle istituzioni che forse rappresenta l’humus dell’organizzazione stessa, la mafia dei “colletti bianchi”.

Esige tributi

L’autore ci proietta in una realtà in cui l’organizzazione criminale non è più antistato, nè organizzazione eversiva dei poteri legali. Essa costituisce una sorta di “governo” riconosciuto, rispettato, efficiente e temuto. Gestisce il potere istituzionale ed esige tributi sulle più significative manifestazioni di ricchezza.Queste non sono affermazioni sociologiche, ma il risultato dell'esame rigoroso di dati oggettivi e riscontrati. Le mafie sono in stretta connessione con altre forme di potere occulto, anzi talora agli ordini di alcune di esse. Ciò consente il loro stabile insediamento nella organizzazione politica, economica e sociale del Paese, fino a diventarne parte integrante. Oggi la democrazia come dialettica di valori ed interessi diversi fatica ad esistere. Sempre più minacciata dall'oppressione feudale di gruppi criminali che si contendono le risorse pubbliche. Il potere mafioso, così, è considerato irreversibile, quasi necessitato, talora salvifico rispetto alla soluzione di alcuni problemi. Esso, in tal modo, si è fatto cultura, concezione di vita e di rapporti.L' intervento repressivo delle Forze dell'Ordine e della Magistratura è necessario, ma non basta.

Presa di coscienza

Occorre una vasta presa di coscienza della parte sana della società. Occorre impegnarsi nella formazione delle nuove generazioni, affinché prevalga la cultura dei diritti, della uguaglianza e della solidarietà. Occorre ricercare percorsi nuovi e concreti da intraprendere anche sul piano economico, che siano alternativi al sistema di potere criminale. Occorre insomma un cambiamento culturale che faccia ciò che nessun giudice da solo potrà mai fare: trasformare un certo sistema, facendolo diventare un evento di coscienza collettiva, al quale corrispondano nuovi valori e comportamenti civili e sociali ad essi ispirati. Ed il merito di Abbate è di aver fatto comprendere con chiarezza un sistema che molti ignorano pur “facendone parte”.

“Stragisti, da Giuseppe Graviano a Matteo Messina Denaro, uomini e donne delle bombe di mafia” di Lirio Abbate, Rizzoli editore, € 18,50, 264 pagine.


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