Stretta anti-contagi

Coronavirus, nuovo Dpcm: raccomandazione a non spostarsi dal proprio comune. Chiusura locali alle 18.00 e nei festivi. Dad alle superiori, stop a cinema, piscine e palestre

Stop all'attività di palestre, piscine, sale giochi, cinema e teatri. Anticipo dell'orario di chiusura per il settore della ristorazione alle 18.00 e nei festivi. Possibilità di chiudere le piazze e i luoghi della movida alle 21. Sono questi tra i principali interventi contenuti nella prima bozza del nuovo Dpcm

di Nicola Barone

Coronavirus, prime ore di "coprifuoco" in Lombardia

Stop all'attività di palestre, piscine, sale giochi, cinema e teatri. Anticipo dell'orario di chiusura per il settore della ristorazione alle 18.00 e nei festivi. Possibilità di chiudere le piazze e i luoghi della movida alle 21. Sono questi tra i principali interventi contenuti nella prima bozza del nuovo Dpcm


6' di lettura

(Articolo in aggiornamento: ultime modifiche alle ore 18.00 del 24 ottobre)

Potrebbe arrivare già in giornata una stretta sulle misure di contenimento dei contagi da coronavirus. I contatti guidati da Palazzo Chigi si infittiscono in vista di un riassetto delle misure che accolga, almeno in parte, gli inviti a fare presto arrivati dalle stesse autorità sanitarie. Nelle ultime ore è stato escluso a più riprese un imminente lockdown generalizzato con blocco completo di scuole e attività produttive. Queste le principali misure contenute nella prima bozza di Dpcm:

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Un frena alla mobilità extra comunale

“È fortemente raccomandato a tutte le persone fisiche di non spostarsi, con mezzi di trasporto pubblici o privati, in un comune diverso da quello di residenza, domicilio o abitazione, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di studio, per motivi di salute, per situazioni di necessità o per svolgere attività o usufruire di servizi non sospesi e non disponibili in tale comune”. E' quanto si legge nella prima bozza del Dpcm anti-Covid in procinto di essere varato dal governo. Il testo è ancora in via di definizione.

Ristoranti e bar chiusi alle 18.00 e nei festivi, stop a palestre e piscine

Oltre al freno alla mobilità, altre due misure importanti contenute nella bozza sono lo stop all'attività di palestre, piscine e sale giochi e anticipo dell'orario di chiusura per il settore della ristorazione fissata alle 18.00. L'anticipo della chiusura dei locali, si apprende ancora, non comporterebbe però un anticipo del coprifuoco in termini di divieto di circolazione. Nel corso dell'incontro si è parlato anche del possibile ripristino del divieto di spostamento tra le Regioni ma non sarebbe ancora stato deciso se la misura entrerà o meno nel decreto. Ora il governo si confronterà con le Regioni mentre il ministro della Salute Roberto Speranza ha convocato il Comitato tecnico scientifico.

Stop a teatri, cinema, casinò e sale giochi

“Sono sospese le attività di sale giochi, sale scommesse e sale bingo e casinò. Sono sospesi gli spettacoli aperti al pubblico in sale teatrali, sale da concerto, sale cinematografiche e in altri spazi anche all'aperto”. E' quanto prevede la prima bozza del Dpcm al quale sta lavorando il governo. La bozza, precisano fonti dell'esecutivo, è provvisoria e le misure potrebbero essere soggette a modifiche.

Primo ciclo scuola resta in presenza, Dad al 75% per le superiori

L'attività didattica ed educativa per il primo ciclo di istruzione - materna, elementari e medie - e per i servizi educativi per l'infanzia continuerà a svolgersi in presenza. Le scuole superiori adotteranno una Dad pari al 75% delle attività e dunque un 25% in presenza su tutto il territorio nazionale, uniformando le ordinanze regionali.

Possibile chiusura piazze dalle 21

“Delle strade o piazze nei centri urbani, dove si possono creare situazioni di assembramento, può essere disposta la chiusura al pubblico, dopo le ore 21,00, fatta salva la possibilità di accesso, e deflusso, agli esercizi commerciali legittimamente aperti e alle abitazioni private”.

Conte: lavoriamo a ristoro rapido per chi è in difficoltà

Dopo le richieste pressanti arrivate da più parti, Pd in primis, sembra essersi fatta strada nel governo la necessità di un’accelerazione. «Stiamo definendo modalità quanto più efficaci e rapide per offrire ristoro agli operatori economici in difficoltà», assicura il presidente del Consiglio Conte che non nasconde delle riserve nella gestione dei sussidi ai settori maggiormente colpiti. «Siamo consapevoli del fatto che non tutte le misure adottate hanno agito con la tempestività necessaria e che le amministrazioni pubbliche nel loro complesso possono senz’altro migliorare le loro performance, in particolare nella capacità di aiutare rapidamente e concretamente le imprese creando un contesto favorevole agli investimenti».

Governo pronto a un nuovo Dpcm

Il tempo stringe. Sono necessarie nuove misure. Quali, è l’argomento delle riunioni di queste ore anche sulla base dell’allarme che arriva del monitoraggio settimanale del ministero della Salute e dell’Istituto superiore di Sanità («la situazione è grave vanno limitati i contatti, la popolazione resti a casa quando possibile. Servono restrizioni di attività non essenziali e della mobilità»). Anche se «non è più il tempo di un lockdown totale come a marzo», bisognerà «stringere molto di più» e saranno necessarie norme «molto rigorose e dure», d’intesa con tutte le forze politiche. Dentro questa cornice il ministro degli Affari regionali Francesco Boccia conferma la riunione della cabina di regia con gli enti locali. «Stato e Regioni non sono entità distinte troveremo in queste ore un’intesa per restringere ancora i bulloni, che vanno stretti. Abbiamo sconfitto la prima ondata con unità e collaborazione e anche stavolta sconfiggeremo» il virus.

I nodi trasporti pubblici e scuola

Nel frattempo pesa la situazione nei Pronto soccorso definita «drammatica», con fortissime criticità in tutte le Regioni. I reparti «sono presi d’assalto da pazienti con sintomi da Covid-19 e ci sono file di ambulanze in attesa», l’allarme lanciato dal presidente della Società italiana di medicina di emergenza urgenza (Simeu). Alleggerire il trasporto pubblico, rimane una delle principali premure, insieme al rafforzamento del sistema di tracciamento dei contagiati. Ma proprio sui trasporti e la scuola si starebbe consumando una dialettica tra ministeri. La ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina viene descritta sulle barricate in difesa della didattica in presenza, con l’appoggio di Luigi Di Maio e M5S: ci si contagia su bus e metropolitane, non in classe, insistono. La ministra delle Infrastrutture Paola De Micheli difende le misure di contingentamento già adottate e resisterebbe alle pressioni dei Cinque Stelle per abbassare la capienza dall’attuale 80%. Certo, a una nuova stretta segue un massiccio rafforzamento dello smart working. Ma a quel punto, sostengono fonti dem, anche la didattica a distanza andrebbe aumentata, a partire dalle superiori. Quanto agli spostamenti, si discute sull’opportunità, vista la diffusione del virus, di intervenire impedendo di muoversi dalle Regioni.

L’appello degli scienziati: misure drastiche in 2-3 giorni

Sullo sfondo dell’ennesima giornata convulsa nei palazzi della politica lo show via Facebook del governatore campano. «Dobbiamo chiudere tutto e dobbiamo decidere oggi, non domani. Dobbiamo chiudere per un mese, 40 giorni e poi si vedrà, senza soluzioni drastiche non possiamo reggere» ha detto De Luca, che tra sabato e domenica potrebbe firmare l’ordinanza che chiude la regione, perché «nel giro di pochi giorni rischiamo di avere le terapie intensive intasate». Sulla stessa linea si muovono anche gli scienziati, ormai da diversi giorni. Un centinaio tra professori universitari, ricercatori ed esperti hanno scritto direttamente al presidente della Repubblica Sergio Mattarella per chiedere «misure drastiche nei prossimi 2 o 3 giorni» e Giorgio Parisi, fisico dell’università La Sapienza di Roma avverte: «senza misure forti tra due settimane le morti potranno superare le 400».

La linea di De Luca resta isolata

Allarme anche dagli anestesisti secondo i quali entro quindici giorni ci sarà un raddoppio dei ricoveri in terapia intensiva e quello sarà il «punto di rottura». La linea di De Luca resta al momento isolata tra i governatori e anzi viene contrastata apertamente da Attilio Fontana. «Un secondo lockdown sarebbe insopportabile per il paese, rischieremo di non essere in grado di risollevarci» sostiene il governatore lombardo chiedendo comunque “sacrifici” ai cittadini. Anche il presidente della Conferenza Stato Regioni Stefano Bonaccini frena affermando che sul no ad un nuovo lockdown c’è «uniformità di vedute» tra governo e regioni e il ministro Teresa Bellanova ribadisce la posizione di Italia Viva: un coprifuoco nazionale provocherebbe «ripercussioni pesantissime sulla vita delle persone e dell’intero sistema produttivo che il paese non si può permettere». Posizione ben più morbida di quella di altri ministri, Roberto Speranza e Dario Franceschini su tutti, che da giorni spingono per misure più dure.

Regioni in ordine sparso

In tutto ciò, stando alle indiscrezioni, il premier deve fare i conti anche con le prime crepe nella maggioranza. «C’è qualcosa che non va nella gestione dell’emergenza - dice esplicitamente Renzi - chiederemo conto nelle sedi opportune di queste lacune, ora lavoriamo». Parole non molto diverse da quelle di Di Maio: «Alcune cose non vanno, penso alle file di 8-10 ore ai drive-in. Su questo, come su altri aspetti, il governo deve lavorare duramente». A dare una sponda a Conte è stato Nicola Zingaretti invitando alla «responsabilità collettiva» e sottolineando la necessità di «collaborare» tutti insieme per «sbarrare ogni possibile strada» al virus. In attesa delle nuove misure, le Regioni continuano ad andare in ordine sparso. Con Piemonte e Calabria, che si aggiungono a Lazio, Lombardia e Campania, salgono a cinque le regioni che hanno stabilito il coprifuoco dalle 23 o 24 alle 5 del mattino successivo. Poi sarà la volta della Sardegna. Si continuano a muovere anche i sindaci, come quello di Roma Virginia Raggi che ha firmato un’ordinanza che prevede per i minimarket il divieto di vendita di alcolici dalle 21 alle 7 nei fine settimana mentre a Palermo è scattato il divieto di sostare in strada dalle 21 fino alle 5 nelle zone della movida.


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