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Green pass, dalle App per i controlli alla gestione dei dati: stress test per le aziende

Dalla riorganizzazione delle attività, alla gestione dei dati raccolti, alle conseguenze sui lavoratori privi del certificato restano aspetti da definire

di Andrea Gagliardi

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4' di lettura

Con l’obbligo di green pass nei luoghi di lavoro al via dal 15 ottobre scattano anche i controlli, che sono a carico dei datori di lavoro. Sarà una corsa contro il tempo. Le raccomandazioni del Garante della privacy a datori di lavoro pubblici e privati impongono, infatti, alcuni adempimenti che per essere messi a punto richiederanno più di 1 giorno.

Le raccomandazioni ai datori di lavoro

A cominciare dalla chiara distinzione dei ruoli e delle competenze di chi sarà predisposto ai controlli, passando alla necessità di informare i lavoratori circa le nuove verifiche, continuando con l'esigenza di aggiornare la policy-privacy di amministrazioni e aziende, proseguendo con la registrazione delle operazioni di verifica in appositi log da conservare per 12 mesi.

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Direttori personale: 70% ha disposto i controlli all’ingresso

L’Aidp, Associazione di direttori del personale, alla vigilia dell’entrata in vigore dell’obbligo del green pass al lavoro, ha lanciato un sondaggio interno, cui hanno risposto oltre 560 tra direttori del personale e manager delle risorse umane, per fare un punto della situazione: il «34% delle aziende ha già definito una procedura per i controlli, mentre il 61% circa ci sta lavorando anche tenuto conto delle ultimissime novità esplicitate del 12 e 13 ottobre» ed «il 72% ha optato per la modalità di controllo dei lavoratori per tutti gli accessi in azienda, mente il 28% farà controlli a campione, così come definito dalla norma».
L'80%, invece, effettuerà i controlli prima dell'accesso e il 20% successivamente all'interno dei reparti, uffici oppure in hot spot creati ad hoc. I controlli del green pass avranno una cadenza quotidiana per il 67% delle aziende, bisettimanale per il 5%, mentre lo stanno ancora definendo il 20% circa dei direttori hr.
Per il 60% delle aziende la misura comporterà dei costi aggiuntivi in termini di digitalizzazione, maggiore presenza di personale di sorveglianza e a seguito dei rallentamenti nelle procedure di accesso con conseguente riduzione delle ora lavorate. Infine, per il 44% degli intervistati l'obbligo del green pass comporterà difficoltà nello svolgimento delle attività lavorative.

Le criticità per le aziende

Lo si legge in una nota, in cui la presidente dell’Aidp Matilde Marandola ricorda che «l’obbligo del Green pass nei luoghi di lavoro, che scatta il 15 ottobre, prevede una serie di ricadute operative sulle aziende soprattutto su alcuni aspetti centrali come: la gestione delle misure di controllo, la riorganizzazione delle attività, la gestione dei dati raccolti e le conseguenze sui lavoratori privi» del certificato. «Una serie di attività che calate nelle diverse aziende, in differenti settori e mansioni, in molti casi implicano una varietà di interrogativi operativi in funzione della normale programmazione da parte delle aziende delle attività, pur in presenza di una norma chiara nei sui aspetti generali», si chiude la nota.

Le modalità di controllo del green pass

Sono 4 le nuove modalità di verifica del Green pass dei lavoratori che si affiancheranno alla app Verifica C19, oggi già in uso nei ristoranti e negli altri luoghi in cui è obbligatorio entrare con il certificato. A indicarle è il Dpcm, firmato dal premier Mario Draghi, che aggiorna il primo decreto di giugno sul green pass. Il decreto è l'ultimo tassello mancante per rendere operativi i nuovi sistemi automatizzati di controlli del green pass che da venerdì saranno obbligatori su una platea di oltre 23 milioni di lavoratori, pubblici e privati.

Il meccanismo ruota tutto attorno alla banca dati del green pass (piattaforma nazionale Dgc) gestita da Sogei. Ed è proprio Sogei, il braccio tecnologico del Mef, ad aver lavorato (in coordinamento con il ministero della Salute e con l'innovazione tecnologica) in questi mesi per mettere a punto i nuovi sistemi di verifica. Ma anche se i sistemi sono già collaudati, difficilmente saranno accessibili già dal D-day di venerdì. Anche perché aziende ed enti pubblici dovranno prima accreditarsi e indicare quali soggetti sono delegati alle verifiche quotidiane.

In pole l’app di controllo manuale

In attesa di completare tutti questi passaggi, resta l'app Verifica C19 , l’app di controllo manuale già utilizzata in ristoranti, musei, treni ecc, l'unico strumento di fatto utilizzabile. E nei primi giorni quindi l'obiettivo di controlli massivi e anticipati sarà difficile da centrare.

Il portale Inps

Dei 4 sistemi di verifica il più immediato, soprattutto per i datori di lavoro privati, è quello che passa per l'Inps. In pratica le aziende, o meglio, i delegati al controllo accreditati potranno inserire in anticipo sugli accessi nel portale Inps, anche in blocco, i codici fiscali dei dipendenti da controllare e Inps “riverserà” le richieste alla piattaforma Sogei.
Il vantaggio sarà nei numeri e nei tempi; le verifiche potranno essere chieste in anticipo per un gran numero di lavoratori e le risposte arriveranno prima dell'accesso sul luogo di lavoro. Il sistema è pensato per tutte le aziende private con più di 50 dipendenti (al di sotto di questa soglia resta Verifica C19) e per le amministrazioni pubbliche che non sono collegate a NoiPa.

Il software da integrare ai tornelli

Altra possibilità di verifica, aperta a datori di lavoro pubblici e privati, è quella del software da integrare nei tornelli. Di fatto è un controllo automatizzato del singolo green pass alle barriere di ingresso. La licenza è gratuita, ma l’installazione, naturalmente, richiede un investimento. Si tratta di Sdk (Software development kit), un kit che consente un'integrazione del sistema di lettura e verifica del Qr code del certificato verde.

Sanzioni salate

Le sanzioni sono salate e sono persino più alte per i lavoratori che per i datori. Il datore che non controlla il rispetto delle regole sul green pass rischia una sanzione da 400 a 1.000 euro. Il lavoratore che accede al lavoro senza green pass, è sanzionato con una multa che va da 600 a 1.500 euro. Le multe saranno irrogate dal prefetto.

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