Intervista

Hermès investe su Milano: raddoppiata la superficie della boutique di Monte Napoleone

Florian Craen, vicepresidente sales&distribution, spiega le strategie della maison francese in Italia e nel mondo

di Giulia Crivelli

3' di lettura

Quasi mille metri quadrati nell’isolato più ambito di via Monte Napoleone. Quinta boutique Hermès al mondo per dimensioni, seconda in Europa dopo Parigi. Il più grande investimento della maison francese nel 2021 e, last but not least, come ha detto il sindaco Beppe Sala, «un segnale di fiducia in Milano, nella sua storia e nella sua capacità di ripresa». Hermès ha inaugurato giovedì 8 luglio il negozio della via più conosciuta, in Italia e all’estero, del quadrilatero della moda di Milano, aperto al pubblico dal giorno successivo, con uno staff fisso di oltre sessanta persone e dopo lavori di ristrutturazione durati dieci mesi, che hanno rivoluzionato gli interni, raddoppiando la superficie di vendita.

Florian Craen, vicepresidente sales&distribution di Hermès, preferisce non parlare di ristrutturazione, ma di rinascita e trasformazione, di nuova vita: parole sicuramente più consone e in sintonia con l’attuale momento storico di passaggio – ci auguriamo tutti – dal buio della pandemia alla forza di riprogettare il futuro.

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Hermès si era spostato dalla vicina via Sant’Andrea a Monte Napoleone nel 2013. Non sta diventando troppo breve la vita di una boutique?

Per Hermès il tempo non è un nemico, ma un alleato. Ogni nostra creazione invecchia molto bene e quasi sempre migliora con gli anni. Le borse sono un buon esempio, non certo l’unico: vengono tramandate di generazione in generazione (e stabiliscono record alle aste, come accade solo all’alta orologeria, ndr). Dedichiamo molti artigiani al servizio di riparazione e al sav, il sérvice après vente. I negozi hanno in fondo la stessa filosofia, pur con le dovute differenze. Eravamo restii a rinnovare Milano dopo meno di otto anni, ma quando il proprietario dell’immobile ci ha offerto la possibilità di crescere in altezza e abbiamo capito che avremmo potuto raddoppiare la superficie, ci è sembrata un’occasione da non sprecare, proprio in una visione di lungo periodo. L’Italia è strategica: la pandemia ha dimostrato quanto sia fedele e assidua la clientela locale. Non solo: siamo una maison orgogliosamente francese, ma tutto ciò che non è made in France, come le scarpe, è made in Italy.

Nella boutique colpiscono i dettagli artigianali, i materiali caldi e dal sapore antico, come il legno e il marmo “fonte”, chiamato così perché viene usato per le fonti battesimali. La tecnologia, se c’è, non si vede. È perché il progetto è iniziato in era pre Covid?

Al contrario, potrei dire: è vero che il progetto fu deciso prima dello scoppio della pandemia, ma proprio l’utilizzo del digitale, quasi un’ubriacatura, dell’ultimo anno e mezzo rende più significativa la dimensione fisica, artigianale, direi artistica di questa boutique. Non abbiamo inserito alcuno schermo o servizio virtuale. Al centro di tutto ci sono le persone e la loro esigenza di sentirsi a proprio agio e accolti con calore. Non esiste tecnologia che possa sortire effetti simili.

La tecnologia vi serve però, ad esempio, per vendere online.

Certo e la pandemia ha fatto crescere molto l’e-commerce, anche per Hermès. Ma ci tengo a ricordare che non siamo dei neofiti: aprimmo il primo servizio di vendita su internet nel 2001 per il mercato americano. Durante la pandemia abbiamo studiato e imparato molto sull’uso delle tecnologie. Non parlo solo del sito, ma degli strumenti che abbiamo dato alle persone che lavorano nei negozi per restare in contatto con i clienti, per gestire in sicurezza i pagamenti di vendite fatte magari dopo chiamate su Whatsapp.

Al centro del mondo Hermès c’è l’artigianalità: l’universo della maison è diviso in sedici métiers, dalla pelletteria alle calzature, passando per orologeria, art de la table e, ultimo arrivato, beauté. I clienti più giovani capiscono il valore del fatto a mano?

Rispondo partendo da un’altra angolatura: poiché continuiamo a crescere, abbiamo la necessità di assumere e formare persone, per tutti i nostri métiers. Non abbiamo mai ricevuto tante risposte di giovani alle ricerche che facciamo come negli ultimi due anni e in particolare negli scorsi dodici mesi. Giovani qualificati, spesso con ottimi curricula di studi alle spalle. Giovani che si sentono attratti dalla possibilità di creare qualcosa artigianalmente, che nasca dall’alchimia tra pensiero, cuore e capacità manuale. Credo che la stessa fascinazione la provino molti clienti delle nuove generazioni. Poi ci sarà sempre chi compra Hermès per il marchio in sé, ma quanto è bello il mondo proprio perché è vario!

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