Test ride

Honda Forza 750, comfort da scooter, guida da moto

Il modello crossover tra moto e scooter di Honda si destreggia bene in città ma può affrontare senza affanno lunghi viaggi. E nel misto sa divertire

di Gianluigi Guiotto

4' di lettura

L'anti-Yamaha Tmax di Honda, il Forza 750 (12mila euro), è arrivato lo scorso anno, nascendo dalle ceneri dell'Integra, il primo modello a metà tra scooter e moto della Casa nipponica, e affiancando il modello con il motore di 350 cc. Per contrastare il best-seller della Casa dei tre diapason, Honda ha deciso di sfruttare il bicilindrico parallelo, 8 valvole, raffreddato a liquido della famiglia Nc, già montato anche sull'altro modello crossover, l'X-Adv: quindi più centimetri cubici rispetto al Tmax, che si traducono in maggior godibilità del mezzo che ambisce ad accompagnare il proprietario anche nei lunghi viaggi, debitamente dotato di accessori che peraltro non mancano nel catalogo Honda. I cc in più si traducono in maggior potenza e coppia rispetto al Tmax: rispettivamente, 58,6 cv contro 48 cv, e 69 Nm contro 55,7 Nm. Notevole il consumo dichiarato: 27,8 Km/l nel ciclo medio, per un'autonomia di circa 370 Km; nella nostra prova di circa 800 km, con molta autostrada e tangenziale, abbiamo rilevato una media di 25 km/h.

Il cambio è il doppia frizione Dct (Dual clutch transmission), molto apprezzato dagli acquirenti di Honda, con quattro mappature: Rain, Standard e Sport, più una personalizzabile; il comando del gas è Ride by wire con controllo di trazione a tre livelli. La ciclistica è da moto, con un telaio tubolare in acciaio abbinato a una forcella a steli rovesciati Showa Big Piston e a un mono regolabile nel precarico. Le pinze freno sono ad attacco radiale, mentre i cerchi sono da 17 pollici all'anteriore e da 15 al posteriore, per avere maggior spazio nel sottosella (essendo profondo, accoglie un casco integrale, ma non una borsa ventiquattr'ore).Su strada. Con la sella a 790 mm da terra, è facile per tutti toccare con entrambi i piedi a terra, aspetto importante visto che il Forza 750 pesa 235 Kg in ordine di marcia con il pieno. Se dovessimo dirimere subito il dilemma “Moto o scooter?”, basterebbe guardare come si sale in sella: facendo il giro con la gamba sopra la sella come su una moto e non passando sopra il serbatoio come su uno scooter. Il motore si avvia senza bisogno d'inserire la chiave: c'è la Smartkey che comanda anche le serrature del vano sottosella e dello sportello del serbatoio.

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Bisogna subito fare i conti con la selva di pulsanti e leve sui due blocchetti al manubrio, specie quello sinistro (trovare la leva degli indicatori di direzione e il pulsante del clacson non è immediato). Premiamo la D e partiamo: lo stacco della frizione è dolce, senza strappi, specie con la mappa Standard; anche l'acceleratore si modula bene e impedisce le partenze brusche, a meno di non dare una manata di gas: in Sport lo spunto al semaforo è notevole. Poggiando i piedi sulla pedana, si avverte forse l'unico limite del Forza 750: la pedana è abbastanza rastremata, ma lascia poco spazio ai piedi (chi scrive porta il 43); si è obbligati a guidare con le gambe in avanti, avendo un buon supporto quando si frena, ma meno incisivi nella guida: se si vuole esserlo, ci si ritrova rannicchiati con i piedi poggiati indietro. A ogni modo, una piccola porzione di scarpa sporge sempre dalla pedana.

Come l'ultimo Integra, anche il Forza 750 dimentica il peso una volta in movimento: il baricentro basso consente di dimenticare nello stretto anche l'interasse che non è dei più contenuti, 1.580 mm. Tutti questi millimetri si apprezzano però quando si affrontano i curvoni in autostrada a velocità sostenuta: il Forza 750 è solido nella traiettoria impostata e la segue con precisione. Il bicilindrico, poi, lavora molto bene con il cambio Dct: se serve, durante un sorpasso, un colpo di gas fa scalare di una o due marce il Forza 750 che riprende con decisione.

A influenzare sul carattere di questo Honda sono le mappature: in Standard cerca sempre la marcia superiore (anche in percorrenza di curva, aspetto non sempre apprezzabile), mentre in Sport (la nostra preferita) il Forza tende a tenere la marcia e mostra un temperamento più brillante. Dalla nostra esperienza, le due levette per salire o scendere di marcia finiscono presto per essere dimenticate: occorre solo la levetta “-” quando si arriva lunghi in ingresso curva. Ma in realtà si finisce quasi sempre per affidarsi all'impianto frenante che è “motociclistico”, potente e modulabile e con l'Abs a vegliare sulle eventuali perdite di aderenza. Anche le sospensioni, più rigide che morbide, aiutano in questo, visto che tengono le ruote sempre a contatto con il suolo; solo sugli ostacoli più duri (dosso artificiale affrontato con anteriore molto caricato da una forte frenata), ho sentito andare un po' in affanno la forcella. Infine, una parola sulla protezione aerodinamica: il parabrezza non è regolabile, e protegge poco la testa di chi supera il metro e 90 cm; promosso a pieni voti invece lo scudo che toglie dalle gambe l'aria (e anche la pioggia, se leggera).

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