arte

I nudi “bestiali”di Ren Hang al Museo Pecci di Prato

La mostra fotografica è ospitata nella città toscana fino al 30 agosto

di Maria Laudiero

I Nudi di Ren Hang per la prima volta in Italia al Centro Pecci

3' di lettura

Il Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci di Prato celebra la prima personale italiana del fotografo e poeta Ren Hang suicidatosi nel 2017 alla soglia dei 30 anni. Hang è sempre stato contestato nel suo paese a causa della sua ricerca fotografica che poneva al centro i nudi. Il suo lavoro va inquadrato in un contesto più ampio, nei gender studies indagati da tempo dalle discipline sociali ed artistiche.

Ai Weiwei che lo volle in una sua biennale, lo definì in un articolo sul Time come “uno dei rappresentanti della nuova generazione di artisti cinesi il cui lavoro riflette la realtà della Cina moderna, un tipo di fotografia allo stesso tempo poetica e superficiale”.

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Animali e uomini

L'immaginario visivo di Hang che mescola animali e uomini, può a tratti essere interpretato come un moderno bestiario, i corpi nudi raggiungono delle torsioni immaginate soltanto nei freak shows. Della sua ossessione per il nudo Hang ha dichiarato “Non voglio che gli altri abbiano l'impressione che i cinesi siamo dei robots…o che credano che noi consideriamo gli organi riproduttivi come dei tesori da tenere nascosti”. Sulla scelta di organizzare una esposizione su questo artista Cristiana Perrella, curatrice e direttrice del Centro spiega: ”la mostra è piuttosto ricca: 90 immagini oltre alla serie di scatti che documentano il backstage di un suo shooting e un considerevole numero dei suoi libri fotografici che curava e realizzava da solo essendo quasi del tutto autopubblicati. Siamo riusciti a dare al nostro pubblico una visione piuttosto completa ed esaustiva della sua produzione”. I lavori di Hang sono importanti sicuramente anche per studi antropologici e sociologici della cultura della Cina. Era un autodidatta e dal punto di vista formale e della composizione della foto Cristiana Perrella continua:”Aveva un tipo di immagine che allo stesso tempo era costruita e immediata. Gli scatti sono tutti delle messe in scena costruiti con attenzione ma molto veloci e naturali. Questo lo si riscontra per esempio nell'uso molto crudo del flash uno dei suoi segni distintivi, non è particolarmente studiato e quindi è possibile vederne il lampo nei suoi lavori. In generale anche nei suoi backstage si vede il modo in cui lo adoperava, aveva una macchina fotografica non professionale senza grandi pretese.

I Nudi di Ren Hang per la prima volta in Italia al Centro Pecci

I Nudi di Ren Hang per la prima volta in Italia al Centro Pecci

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Lavorava senza assistenti, senza luci, usando solo il flash, senza specchi, anche il rapporto con i suoi modelli la maggior parte dei quali erano suoi amici. Cercava sempre di lavorare con persone che già conoscesse proprio per aumentare questo senso di naturalezza che era presente nei suoi set. Anche con loro il rapporto era molto diretto; nelle foto si vede spesso che lui mima le pose che poi i modelli devono assumere, pose in certi casi molto innaturali. Ma proprio per questo si tratta di un interessante connubio fra fotografia costruita e naturalezza per cui indubbiamente le pose sono artefatte, i corpi vengono usati come un materiale scultoreo, a volte addirittura si intrecciano e in certi casi c'è una forma di ambiguità che difficilmente lascia percepire i contorni dei singoli corpi. C'è un gioco per cui certe volte sembravano avere più arti. Allo stesso tempo però è una fotografia che quasi non ha post produzione, con pochissimi artifici. Nel momento in la foto viene scattata appare come una istantanea da un punto di vista tecnico”.

Ren Hang Nudi, a cura di Cristiana Perrella, Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci di Prato. Fino al 30 agosto 2020


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