Sport

Il calcio femminile verso la svolta del professionismo

Parla Ludovica Mantovani, Presidente della Divisione calcio femminile

di Gaia Brunelli

(IMAGOECONOMICA)

5' di lettura

L'Italia chiamò. E così anche il professionismo: il calcio delle donne sarà il primo sport italiano femminile a diventare professionista nel nostro paese. Lo diventerà dalla stagione 2022/23, quindi questo ultimo anno da dilettanti sarà fondamentale per approcciarsi al meglio a questa svolta storica. Ne abbiamo parlato con Ludovica Mantovani, Presidente della Divisione calcio femminile:

«Il Tavolo Tecnico composto da legali di tutto il sistema calcio sta lavorando alle NOIF e alla stesura dell'accordo collettivo, consapevoli della proiezione dei costi per i Club di Serie A e della necessità di definizione della mission della Serie B, affinché le giovani calciatrici provenienti in prestito dalle società professionistiche possano essere tesserate e completare, laddove possibile, il loro percorso di formazione calcistica in un contesto regolamentare e tecnico finalizzato alla loro crescita.L'impatto del professionismo su un movimento ancora in via di sviluppo oltre a dover prevedere un sistema di ricavi strutturati e strategici, dovrà focalizzarsi nell'evitare di poter disperdere il patrimonio investito nei vari settori giovanili dal 2015».

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In una situazione già difficile a livello economico come quella che sta vivendo il nostro calcio, il professionismo aumenterà i costi per i club. Come ci si prepara a questo?

«La FIGC ha sottoscritto la Convenzione con il Dipartimento per lo Sport della Presidenza del Consiglio dei Ministri per la concessione dei fondi finalizzati a sostenere gli interventi per il passaggio al professionismo e l'estensione delle tutele sul lavoro negli sport femminili. Per poter accedere al primo anno di contributi previsti, approveremo a breve il regolamento interno per l'erogazione e la rendicontazione del fondo a disposizione di 2,9 milioni di euro. Una nuova polizza assicurativa per 30 calciatrici di tutti i 12 club di Serie A sarà il primo investimento finalizzato al sostegno della tutela medico-sanitaria delle atlete già da questa stagione».

Un cambiamento sostanziale sarà effettuato anche sui campionati stessi che avranno bisogno di modifiche per risultare più sostenibili:

«Per prepararci a questo cambio epocale il Consiglio Direttivo della Divisione Calcio Femminile, grazie al contributo dei vari gruppi di lavoro interni che coinvolgono direttamente i club di Serie A e Serie B e alla collaborazione con la LND, ha proposto nuovi format per i campionati nazionali di Serie A, Serie B e Serie C, approvati dal Consiglio Federale del 9 giugno. Questi cambiamenti sono stati ritenuti necessari per la sostenibilità di tutto il nostro sistema e per aumentarne il livello di competitività. La Serie C passerà a 3 gironi da 14 squadre già da settembre, mentre per arrivare al format che verrà inaugurato nella stagione 22/23 e che prevede una Serie A a 10 squadre e una Serie B a 16, il prossimo campionato d'élite con tre retrocessioni imporrà alle nostre squadre di strutturarsi al meglio per potersi garantire la permanenza nella massima serie. I cambiamenti riguarderanno anche la Serie B, dato che sarà un'unica squadra a ottenere la promozione».

Cambio di format, dunque, previsto per la prima stagione di professionismo e grandi potenzialità in aumento per le società e per le calciatrici. Soprattutto verrà scongiurata la possibilità di perdere le giocatrici a zero, come ad esempio accaduto quest'anno alla Juventus con l'addio di Aurora Galli, chiamata in Inghilterra dall'Everton. La società bianconera non ha potuto fare nulla per trattenere la centrocampista azzurra a causa della normativa della libera circolazione dei lavoratori all'estero. Il regolamento sportivo prevede, infatti, il vincolo solamente in Italia. Quando si tratta di trasferimenti all'estero, l'ordinamento sportivo italiano non ha più efficacia.

«Il cambio di status delle atlete della Serie A dalla stagione 22/23, garantirà alle calciatrici le adeguate tutele sanitarie, previdenziali e contributive, con un impatto normativo e finanziario sui Club che finanzieranno in buona misura questa innovazione. D'altro canto le Società potranno evitare di rischiare di perdere il loro patrimonio sportivo. E' già successo che alcune atlete di spicco vengano assorbite dai mercati esteri, una “fuga di cervelli a parametro zero” che impatta negativamente sul nostro mondo».

Grazie al professionismo e all'affiliazione delle squadre femminili alle società maschili, si formeranno anche nuovi ruoli all'interno dei club.

«Le licenze nazionali, sempre più articolate con l'inserimento di figure professionali dedicate al calcio femminile fuori e dentro al campo, regolano le ammissioni ai campionati. Ruoli specifici come quello del Direttore Generale o l'Addetto Stampa da un lato e del Responsabile del Settore Giovanile o del Preparatore Atletico dei Portieri dall'altro, sono diventate figure obbligatorie. Già da oggi stiamo discutendo e programmando ulteriori accorgimenti per la stagione sportiva 22/23, con una visione condivisa da parte dei club a cui va concesso il giusto tempo per strutturarsi internamente».

Il professionismo porterà anche a un aumento delle iscrizioni delle bambine con la possibilità che il calcio anche per loro diventi un mestiere. Ora a che numeri siamo?

«Prima della pandemia avevamo superato le 30mila tesserate di cui circa 16mila le Under 15; il nostro obiettivo definito all'interno della Strategia del Calcio Femminile della FIGC è quello di raddoppiare il numero di bambine tesserate entro il 2025. L'emergenza sanitaria ha fermato gli sport di squadra nelle scuole, dovremmo aspettare per capire i nuovi numeri, ma durante il lungo periodo di incontri organizzati dal Settore Giovanile Scolastico, le ragazzine sono state molto ricettive, anche grazie ai loro nuovi idoli, le calciatrici della Nazionale».

Importante sarà anche la diversificazione degli sponsor tra la squadra maschile e quella femminile. Al momento solamente Juventus e Milan hanno diversificato lo sponsor sulla maglia da gioco tra uomini e donne. Ma in entrambi i casi si tratta di società che già facevano parte dei main sponsor del club. L'idea è quella di cercarne di nuovi…

«L'approccio con il mondo degli sponsor per essere vincente non dovrebbe prendere unicamente spunto dalle strategie di comunicazione del calcio maschile. Il calcio femminile può essere la novità per un partner sotto il profilo del marketing anche per far tornare in auge i valori che ci contraddistinguono: passione, determinazione ed eleganza. Si può parlare del calcio femminile come prodotto oppure focalizzarsi sulle caratteristiche delle nostre protagoniste, la cui notorietà sta crescendo esponenzialmente».

L'ultimo aspetto è quello più dolente: gli stadi di proprietà. In Italia è un argomento che riguarda quasi tutte le società più importanti, mentre all'estero la questione è stata già ampiamente affrontata. Alcuni club come Barcellona e Manchester City, ad esempio, hanno creato accanto allo stadio principale dove gioca la squadra maschile, un impianto più piccolo con una capienza di circa 5 mila spettatori adibito alla squadra femminile e ai ragazzi delle giovanili.

«Le infrastrutture sono il vero tallone d'Achille dello sport italiano. Se volessimo essere perfetti, dovremmo utilizzare o costruire mini stadi con tribune per una capienza tra i 2.000 e i 4.000 mila spettatori, con la possibilità di utilizzare i grandi stadi in alcune occasioni programmate e promosse in anticipo. Conosciamo le difficoltà, anche burocratiche, nel riuscire a realizzare le dovute migliorie in molte infrastrutture di proprietà dei Comuni, ma un manto erboso curato o un campo in erba sintetico idoneo, soprattutto ai fini della sicurezza delle atlete, deve essere garantito. In questo periodo pre-campionato stiamo effettuando dei sopralluoghi mirati con dei tecnici e i vari responsabili dei club, al fine di definire velocemente alcune progettazioni infrastrutturali strategiche, che potranno anche essere inserite a rendicontazione del fondo per il professionismo negli sport femminili».


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