Falchi Colombe

Il caso Evergrande e la lezione della Fed tra struzzi e farfalle

di Donato Masciandaro

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3' di lettura

Il colosso immobiliare Evergrande sarà la Lehman Brothers cinese? Nel settembre 2008 la tempesta perfetta fu scatenata dall’incrociarsi di due fenomeni: l’Effetto Struzzo, innescato dalla condotta della Federal Reserve, e l’Effetto Farfalla, che dipese dai mercati finanziari. Oggi occorrerà osservare attentamente l’interazione tra quello che faranno le autorità cinesi e le reazioni dei mercati. Tenere a mente quello che è successo 13 anni fa può aiutare a evitare di ripetere i medesimi errori.

Partiamo dall’Effetto Struzzo.

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I membri della Banca centrale cinese farebbero bene a rileggere i verbali delle tre riunioni che si tennero alla Fed nelle settimane che precedettero il crack di Lehman. Innanzittutto, è rilevante il contesto macroeconomico. Esisteva sia l’incognita recessiva che quella inflazionistica; si parlava cioè di un rischio stagflazione. Anche oggi si parla di un rischio stagflazione per Pechino. Due giorni fa, l’Istituto nazionale di statistica cinese ha ufficialmente comunicato che la crescita economica annua è inferiore alle previsioni: il nuovo dato indica un aumento del 5,6%, meno sia del dato precedente (6,4%), sia delle previsioni di mercato (5,8%). Tra i settori in frenata si segnala quello in cui opera Evergrande, l’immobiliare, che passa dal 12,7 % al 10,9 per cento. In parallelo, tensioni al rialzo dei prezzi, compresi quelli immobiliari, destano preoccupazione.

Sono le stesse paure che serpeggiavano nelle riunioni della Fed nei fatidici giorni dell’estate del 2008. In particolare, in un consiglio in cui dominavano i falchi, teneva banco il rischio inflazione; la crescita dei prezzi aveva raggiunto il 5 per cento. Per una curiosa coincidenza, il tema del rischio stagflazione viene citato anche oggi come argomento rilevante per la Fed, visto che l’inflazione americana ha raggiunto in agosto il 5,3 per cento. Ritornando al 2008, le discussioni della Fed erano monopolizzate dal rischio inflazione: all’argomento venne dedicato nelle riunioni in media l’84% del tempo. Quindi, occorreva che alla politica monetaria si desse un chiaro orientamento restrittivo. Lo stesso approccio adottato anche in materia di stabilità bancaria, con l’esclusione di ogni possibilità che la Fed fosse nuovamente impegnata in salvataggi.

Nel marzo di quell’anno la Banca centrale americana si era già spesa pesantemente per il salvataggio della banca Bear Stearns e quell’operazione doveva rimanere un caso isolato. Quando Lehman Brothers iniziò a scricchiolare, la Fed fu chiara: niente aiuti. Il verbale della Fed più interessante è quello del 16 settembre; Lehman era fallita il giorno prima. Si legge il compiacimento dei falchi. C’è anche la voce di una colomba, che paventa il rischio di una crisi finanziaria, ma è isolata. Peraltro l’atteggiamento della Fed rispecchiava quello che era all’epoca il pensiero più diffuso, tra accademici e analisti: Lehman andava fatta fallire.

La lezione per i banchieri centrali cinesi? Attenzione ai messaggi che, volontariamente o meno, verranno comunicati ai mercati in tema di salvataggi di imprese e banche, a partire da Evergrande, perché evitare l’Effetto Struzzo, può aiutare a scongiurare l’Effetto Farfalla.

Nel 2008 l’Effetto Farfalla dipese dall’interazione tossica tra le caratteristiche che aveva assunto l’industria finanziaria globale e la notizia che una primaria banca d’affari americana era fallita. Il mondo della finanza era cresciuto, in modo esponenziale e rapido, sotto tre profili: dimensioni, complessità e interconnessioni. Una fisionomia che accentuava quella che gli economisti chiamano asimmetria informativa. La finanza era diventata opaca. In quel contesto la notizia del crack di Lehman fu come la caduta di un fiammifero in una tanica di benzina. Conclusione: occorre evitare che la gestione economica e politica di Evergrande inneschi un nuovo incontrollabile incendio sui mercati finanziari.

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