ESPERIENZE A CINQUE SENSI

Il cibo danza, a volte suona e altre volte fa silenzio

Incroci creativi fra alta cucina e informatica che intrecciano gusto e udito. Oppure occhi e palato. Per insolite cene immersive

di Marianna Rizzini

Cena virtuale ideata dall'artista multidisciplinare Mattia Casalegno, che da tempo studia il rapporto tra arte, cibo e nuove tecnologie. Sotto il nome di Aerobanquets, si cela la sua proposta multisensoriale.

3' di lettura

Una cena che non sia la solita cena, l'atto abituale del nutrirsi che si trasforma in un gesto pensato, capace di non coinvolgere soltanto distrattamente il gusto mentre siamo impegnati a fare altro (parlare, lavorare, intrecciare relazioni...). Siamo abituati a correre anche a tavola o a usarla soltanto come corollario di un aperitivo fra amici o pretesto per una riunione di lavoro. Invece il cibo può essere un momento artistico e multisensoriale. E non parlo della solita cucina stellata, né di performance (solo) culinarie.

Play with Food, alcune scene del pranzo del silenzio. «Si tratta di un evento immersivo, un pasto a tutti gli effetti, ma senza voci e senza cellulari che squillano. Foto di Alain Battiloro

Foto di Alain Battiloro

Incontro Davide Barbato, direttore artistico di Play with Food , reduce dall'edizione 2020 della manifestazione (che si è conclusa a Torino il 6 ottobre), dove è andato in scena il pranzo del silenzio. «Si tratta di un evento immersivo, un pasto a tutti gli effetti, ma senza voci e senza cellulari che squillano. Parlano gli sguardi, i movimenti, i gesti dei commensali e di chi serve. Non è proprio una danza, ma può assomigliarle nel ritmo e in quella che diventa una specie di partitura di movimenti. Può rappresentare un'esperienza sconvolgente, per alcuni quasi traumatica, perché elimina la bulimia di distrazioni che occulta quasi il cibo nelle nostre cene frenetiche e regala un'apertura nuova e una grande consapevolezza». Un'esperienza replicabile, su richiesta, per un evento privato, anche a casa propria (il prezzo, per 20 persone, parte da 2.500 euro).

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Foto di Alain Battiloro

Non solo silenzio, però. Sono varie le sfumature che Play with Food propone per far dialogare cibo e arte. Il progetto, in collaborazione con I Cuochi Volanti, è nato «nel 2010 e ha un retroterra teatrale: l'idea è di far incontrare cibo e arti performative». L'accento può essere messo, di volta in volta, su cibo e cinema (è il caso delle “cine-colazioni”) oppure su cibo e musica, con concerti eseguiti con utensili da cucina, in una sorta di tappeto sonoro o, ancora, su cibo e arte, dove le video installazioni attorno alla tavola accompagnano il racconto del cibo come materia.

Ad Amsterdam, invece, tra il 6 e l'8 novembre, Experimental Gastronomy del collettivo Steinbeisser – che esplora in varie forme la nutrizione consapevole, sfidando le convenzioni legate al dining– si avvarrà dell'esperienza della temple kitchen, firmata dal monaco buddista Jeong Kwan. Dal silenzio allo zen il passo è breve e qui la proposta è quella di un menu vegano in cui il meditare, il cucinare e il nutrirsi fanno parte dello stesso processo, a partire dalle posate e dall'arredo, disegnate da artisti per quest'occasione intima e riflessiva (menu degustazione da 200 euro a persona).

Cena virtuale multidisciplinare di Mattia Casalegno.

Nella scala dalla rarefazione all'intensità, sale di diversi gradini e si sposta su una dimensione più adrenalinica la cena virtuale ideata dall'artista multidisciplinare Mattia Casalegno , che da tempo studia il rapporto tra arte, cibo e nuove tecnologie. Sotto il nome di Aerobanquets, si cela la sua proposta multisensoriale, esclusivamente in video: una cena durante la quale vengono servite vere pietanze, cucinate da chef internazionali (l'ultima è stata alla James Beard Foundation a New York. L'esperienza dura un'ora e costa 125 dollari a persona). In gruppi al massimo di quattro, gli invitati vengono dotati di visori VR e fatti entrare in “stanze ideali”, e in altri mondi – isole, pianeti, boschi. Si mangia immersi in una realtà virtuale in cui tutto concorre a fare sì che l'atto di portare il cibo alla bocca diventi «nutrirsi di forme e colori», spiega Casalegno, che cita il Manifesto della cucina futurista di Filippo Tommaso Marinetti e del poeta Fillia come fonte di ispirazione. Dagli anni Trenta a oggi, l'unica differenza è che AI e scienza informatica consentono non solo di immaginare, ma di dare corpo – e gusto – alla “creazione dei bocconi simultanei e cangianti” dalla funzione “immensificante che le immagini hanno nella letteratura”. Bocconi capaci di “riassumere una intera zona di vita, lo svolgersi di una passione amorosa o un intero viaggio in Estremo Oriente”. Solo il tempo di mettere la forchetta in bocca e d'inforcare gli occhiali VR. Il cibo danza (a volte suona) Intrecciare gusto e udito. Oppure occhi e palato. Quando discipline diverse s'incontrano, il cortocircuito non è una semplice somma di idee, è una contaminazione che moltiplica. È quanto avviene fra alta cucina e informatica. Persino quando l'intera orchestrazione di una cena è affidata al silenzio.

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