La tendenza

Il Covid impone viaggi corti L’auto piccola guadagna quote

Lo sviluppo della mobilità urbana influenza il noleggio e le sue immatricolazioni .In crescita le vetture a propulsione elettrica, mentre sono in calo le macchine con motori termici

di Alessandro Palumbo

(Nissan)

3' di lettura

Le restrizioni alla circolazione indotte dalla pandemia e il ricorso al remote working hanno drammaticamente ridotto i viaggi di lavoro, quindi gli spostamenti extraurbani. Al contrario, quelli all’interno della città, anche se ridimensionati, continuano a produrre chilometri. Questo fenomeno sta producendo impatti sulla composizione e sulla modalità di erogazione dei servizi di mobilità dei noleggiatori a lungo termine che devono sempre più adeguarsi alle esigenze dei clienti, molto più sbilanciate sull’utilizzo urbano dei veicoli. In concreto, gli effetti riguardano sia la tipologia dei veicoli noleggiati, sia gli aspetti contrattuali e di utilizzo.

I dati delle immatricolazioni del noleggio del primo trimestre ed il confronto con l’intero 2020 forniscono indicazioni chiare sull’andamento delle scelte dei clienti aziendali. La quota delle ibride è arrivata al 24%, dodici punti percentuali in più rispetto al 2020, le plug-in all’8%. Il diesel si attesta al 41%, perdendo undici punti di quota, anche se rimane la prima scelta per le aziende (la quota del diesel sulla flotta in noleggio a lungo è stata pari al 70% nel 2020). Anche le auto a benzina perdono cinque punti rispetto al 2020 e l’elettrico si attesta al 5%.

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Lo sviluppo della mobilità urbana ha effetti sulla tipologia degli ordini: «Abbiamo aperto il 2021 con 4 auto su 10 noleggiate dai nostri clienti con alimentazione ibrida o elettrica», dice Dario Cerruti, direttore commerciale di LeasePlan. In effetti, sull’elettrico non mancano formule innovative. Arval propone “Try & Love”, che permette al cliente di testare per un periodo limitato la tecnologia elettrica prima di impegnarsi nella sottoscrizione di un contratto di noleggio.

L’effetto è anche sulle carrozzerie: «Il ricorso a vetture più piccole non è visibile solo nel numero di immatricolazioni, ma dagli ordini vediamo una forte richiesta dei clienti verso Suv e crossover più piccoli, cioè quelli del segmento B e C», sostiene Antonio Stanisci, Direttore Commerciale di Ald Automotive.

Dal punto di vista contrattuale si assiste ad un ripensamento sostanziale da parte del fleet manager. In primis, si registra la richiesta da parte di molte aziende di estendere le durate dei contratti in essere. E, in secondo luogo, c’è una richiesta di maggiore flessibilità a cui i noleggiatori hanno risposto: i prodotti FlexiPlan di LeasePlan e Ald Flex di Ald Automotive considerano chilometraggi aperti e chiusura del contratto sempre possibile e senza penale. C’è poi chi, come Leasys, punta sulla proposta “pay per use”, attraverso cui si paga l’effettivo utilizzo dei veicoli.

In città si fanno meno chilometri perché le distanze da coprire sono minori rispetto ai percorsi extraurbani. Questo ha effetti sull’usura e quindi sulla manutenzione della vettura. In realtà, i tagliandi non seguono in maniera sempre lineare il chilometraggio dell’auto, in quanto sono anche legati all’anzianità e comunque dipendono dalle prescrizioni delle case auto. Le differenze, magari, si vedono sull’usura dei freni e di altri componenti che sono più stressati da un utilizzo cittadino. L’altro impatto è quello derivante dagli incidenti che in città hanno una frequenza maggiore, ma la cui entità dei danni è più bassa.

E poi in città sta attecchendo la micro-mobilità. Non si sa ancora se le aziende ne faranno largo uso, ma le società di noleggio offrono servizi. Per esempio, Leaseplan noleggia i monopattini elettrici e le microcar ed Arval le e-bike. E poi ci sono le moto, in cui ALD Automotive è leader con oltre 5000 unità in noleggio.

Ma in città si muovono anche i dipendenti che non hanno una vettura aziendale assegnata e che devono recarsi al lavoro. La loro mobilità, in questo momento storico legato alla pandemia, è un problema perché ha un impatto notevole sulla organizzazione e sulla sicurezza aziendale. Non ha molto senso per un’azienda preoccuparsi di fare investimenti all’interno dei propri uffici, organizzare le persone per bolle per cercare di gestire un eventuale focolaio e poi disinteressarsi di come queste si recano al lavoro, magari col treno o con il bus. Questo sta portando ad emergere all’interno dell’azienda la figura del mobility manager. Spetta a lui, quindi, richiedere ai partner di mobilità delle soluzioni ad hoc.

È il caso del prodotto di Arval “employees pooling” tramite cui uno o più veicoli vengono forniti in noleggio all’azienda in modo flessibile, cioè senza vincoli di durata, con a bordo la tecnologia del car sharing. Tramite questa soluzione l’azienda può avere una chiara visibilità di chi sta usando questi veicoli e definire una mobilità aziendale temporanea dedicata ai suoi dipendenti compatibile con la policy delle bolle aziendali propria di questo momento.

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